25 Yard Screamer - Something that Serves to Warn or Remind

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: maudrup

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25 yard screamer something m(WhiteKnight Records, 2013)
 
Voto: 65

#PER CHI AMA: Progressive Rock, Dream Theater, Marillion 

 

 
Il progressive rock è un genere che, alle mie orecchie, suona di per sé come una cosa molto delicata. Posso amare oppure odiare con la stessa intensità questo tipo di musica, e spesso il confine tra un sentimento o l’altro si misura con la capacità dei musicisti di mantenersi in equilibrio su terreni molto, a volte troppo, scoscesi. Ci sono un paio di cose che mal sopporto e che non vorrei mai trovare in un disco prog: l’eccessiva freddezza e la prolissità che troppo spesso non è giustificata dalla quantità o la bontà delle idee musicali. Ebbene, da che parte stanno i 25 Yard Screamer? La risposta è: dipende. Per i miei gusti, perdono un po’ troppo di frequente quell’equilibrio di cui sopra, e così ci si sorprende a cercare il tasto “skip” più spesso di quanto sarebbe lecito aspettarsi. Il loro è un prog venato di hard che guarda ai Marillion, ai Rush e ai Dream Theater come punti di riferimento. Le qualità tecniche ci sono tutte, e anche l’esperienza dovrebbe giocare a favore dei quattro gallesi (formatisi da una decina d’anni abbondante). Peccato che alcuni brani risultino inutilmente lunghi (“Lost in a Green and Blue Sky” dura almeno 4 minuti di troppo), altri semplicemente piatti e troppo scarichi (“The Journey”, quasi irritante a tratti). A tutto ciò non giova una produzione un tantino troppo “sottile”, che non mette in evidenza le doti dei 25YS, e non rende un buon servizio alla pur bella voce di Nick James, che appare sovente troppo “davanti” e rischia di risultare un po’ pesante. Altrove ("The Ritual", "Always There", "Home is not Home") invece, tanto la scrittura quanto l’esecuzione sono davvero molto buone, cosa che però non fa altro che accrescere la sensazione di trovarsi di fronte ad un lavoro riuscito a metà, un’occasione sostanzialmente sprecata. Alla fine si arriva in fondo con una certa fatica, e la sensazione che questi 57 minuti siano durati almeno il doppio. Formalmente ineccepibili, ma lungi dall'essere indimenticabili.