Adora Vivos - Toward the Empyrean

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Adora Vivos Toward the Empyrean(Tridroid Records, 2013)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Death/Doom/Progressive, Evereve

 

 

La Tridroid Records è una piccola etichetta indipendente del Minnesota, St. Paul per l'esattezza, che produce e distribuisce principalmente cassette di band molto underground. Ho avuto la fortuna di essere venuto in contatto con il suo fondatore che mi ha dato la chance di conoscere una delle band del suo roster, gli Adora Vivos, quartetto del medesimo stato che ha rilasciato a fine 2013 questo EP (digipack cd) di cinque pezzi, 'Toward the Empyrean' che sembrano raccogliere nel loro sound un'eredità pesante, quella dei Woods of Ypres. Doomish quanto basta la opening track "The Ruin of Tranquility" che si presenta con un approccio corale emozionante prima di abbattersi con un riffing coinvolgente e assai melodico. Intrigante l'utilizzo di molteplici vocalizzi, non tanto per la non-novità della cosa, ma per il fatto che sono tre i cantanti ad avvicendarsi, con differenti stili, davanti al microfono. Le linee vocali seguono poi le linee delle chitarre, che tra furibonde cavalcate e stop'n go, rendono la musica assai varia e piacevole da ascoltare. "These Dark Roads" è più mid-tempo oriented, cosi durante il suo lineare avanzare, trovo il tempo anche di analizzare la pulizia del suono e l'egregia produzione che vi sta dietro. Nel frattempo la song cresce di intensità, con il growling che viene affiancato da clean vocals ed epici chorus. "Acceptance and Negation" è un bel pezzo fluido di death melodico che parrebbe influenzato dal sound finlandese dei Dark the Sun, ma anche da un qualcosa dei primi lavori dei tedeschi Evereve, per un risultato complessivo davvero convincente per l'armonizzazione delle sue chitarre e per quel mood un po' ruffiano che emana la musica dei nostri. "And So Begins the Fall" può essere assimilabile ad una semi-ballad dei Metallica; non storcete il naso però, perchè la song mette in luce un buon riffing, ottime vocals sorrette da splendide melodie e un bell'assolo heavy nella sua parte finale. Ben preparati tecnicamente, il quartetto statunitense arriva a conquistarmi definitivamente con la lunga song che chiude il platter, i quasi dieci minuti della title track, che partendo da un prologo sinistro e maestoso, palesa nuovamente l'amore della band per i Woods of Ypres, con un brano che attesta una certa maturità artistica ma anche una certa abilità nell'alternare ritmiche tempestose con scenari più rarefatti e dilatati e vocals che qui si avvicinano addirittura a quelle del buon Peter Steel dei Type O Negative. Buon debutto, bravi, ma un plauso va anche alla Tridroid Records che ha saputo puntare sui nostri.