Solitary Crusade - Future

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Solitary Crusade Future(Autoprodotto, 2014)

Voto: 65

#PER CHI AMA: Cyber Death/Power, The Kovenat, Scar Symmetry

 

 

C'eravamo lasciati con Eric Castiglia e il suo progetto solista nell'aprile 2012, quando recensii 'The End Of Our Days', poi il silenzio. Da allora sono cambiate un po' di cosine: il musicista romagnolo ha lasciato infatti la sua vecchia band, i Sedna, e ha dato un nome al suo progetto, Solitary Crusade. Ha preso quindi forma la sua creatura e con essa anche il primo EP, 'Future'. Il platter si apre con l'intro cibernetico di "A New Beginning", che sembra voler celebrare un nuovo inizio nella carriera musicale di Eric. Poi ecco "Cold Water", in cui la voce robotica di una donna si pone in sottofondo ad un suono moderno, che vedremo esser capace di miscelare un death metal carico di groove, con l'elettronica e l'heavy metal, più altre trovate che sembrano ispirarsi ad act quali Faith No More o Dog Fashion Disco, senza dimenticare l'insuperabile Devin Townsend. Quindi accanto a delle chitarre belle ruspanti, non stupitevi di trovare divertenti scale ritmiche, ritornelli ruffiani o chorus che strizzano l'occhiolino a Mike Patton e soci. Tutto questo non può che farmi piacere, in quanto riuscirà a catalizzare la mia attenzione con una imprevedibilità di fondo pregevole. Le vocals di Eric sono abili nel districarsi tra la modalità pulita e quella growl, evidenziando l'ecletismo vocale del mastermind di Cesena, anche quando si diletta in tonalità più propriamente power (che sinceramente eliminerei). In "Imaginary World" fa la sua apparizione, in veste di ospite, Valeriano De Zordo vocalist dei Fire Lips e qui iniziano i dolori a livello di clean vocals, fastidiose e fuori posto. Il riffing possente conferma invece la passione di Eric per i Meshuggah, ma anche la sua voglia di sperimentare con un cyber sound che sembra rievocare i Fear Factory del periodo centrale ma anche i norvegesi The Kovenant. Niente male gli arrangiamenti, anche se tremendamente artificiali, che aiutano a rendere più pomposa la proposta dei Solitary Crusade, mentre da rivedere forzatamente il suono della batteria, molto spesso completamente slegato dalle chitarre. Con la malinconica "Black Clouds" ci addentriamo in territori più vicini ai Tool, con le voci che si sforzano a trovare un'identità ben più delineata e la voce più darkeggiante sembrebbe quella vincente, mentre da scartare quella power. La seconda metà del brano sembra cedere invece a divagazioni electro industrial, un po' scontate e banali. A concludere l'EP ci pensa la title track, la song più death metal oriented, la più tirata del lotto ma anche quella di certo meno memorabile, che lascia aperti alcuni interrogativi sulla direzione musicale che il buon Eric avrà intenzione di intraprendere. Insomma 'Future' è un discreto inizio da cui ripartire, auspicando nella sgrezzatura di alcune problematiche di fondo che il buon Eric sarà certamente in grado di smussare.