Swans - The glowing man (2016)

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Scritto da: Alberto Calorosi

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Swans The glowing manLabel: Young god records

Issued: 2016

 

 

 

 

 

 

Nei trentotto minuti del disco uno, una duplice apostatica invocazione (“preghiera”, la chiama Michael Gira), stigmatizzante i tumori sociali: la droga e la morte come soluzione (Frankie M), l'abuso (sessuale) e la sua ossessiva ricorrenza (When will I return?), fino a profetizzare una sorta di apocalisse della civiltà, scorticata (The world looks red / the world looks black), onirica (People like us), cangiante (Finally, peace). Dischi due e tre. Sparute evanescenze soniche (The world looks red / the world looks black è una sorta di re-cover dei Sonic youth di Thurston Moore, già occasionalmente militante nei Swans inizio carriera), post rock (le black-heart-dissonanze di People like us), aural-folk (Finally, peace). Panorami musicali circolari. A lungo termine, una progressiva aggregazione sonora, ma anche lirica, per generare, alimentare e sublimare tensione emotiva: le tre monstre-track Cloud of unknowing, The glowing man e Frankie M, settantacinque minuti in tutto, potranno ricondurvi dalle parti del Von Trier inizio novanta. Fascinazione, empatia, minimalismo, epica, autoindulgenza, ipnosi, (dis)soluzione finale. The seer, To be kind, The glowing man. Tre album tripli in quattro anni, sei ore complessive, un unico profetico, ossequioso, scintillante, monumentale opus sonoro. Prendere o lasciare.

 

Sì però avrei fretta: The world looks red, the world looks black / Cloud of forgetting