Bodycount - Bloodlust (2017)

Postato in Let It Bleed

Scritto da: Alberto Calorosi

Questo utente ha pubblicato 1256 articoli.

Bodycount BloodlustLabel: Century media

Issued: 2017

 

 

 

 

 

 

Nella (senz'altro autorevole) opinione di Mr. Tè-freddo i Body count sarebbero metallari che suonano hip hop. Quale puro esercizio dialettico, si immagini per gioco che questo Bloodlust sia la palesazione dell'esatto contrario. Individuerete suoni metallici sempre più identitari (su tutte, la furenza stechiometrica della duplice cover targata Slayer Raining blood / Postmortem), certo, furbescamente rintuzzati dalle iconiche (Randy Blythe), ben congegnate (Max Cavalera), a volte didascaliche (Dave Mustaine) ospitate (sollievo: il classico bodysound-bodysound emerge rassicurante e granitico nella tripletta finale No lives matter / Bloodlust / Black hoodie, oltre che nella ultravioletta This is why we ride). Oppostamente, tentate di percepire quella modalità straordinariamente sottocutanea, tipicamente hip-hop, di modulare il linguaggio molto oltre la parola. Ecco una chiave di lettura. Solo una delle tante. Contestualizzare gli elementi più immediati, vale a dire la raffica di mitra/batteria che accompagna la cinematografica This is why we ride, già sentita, sì, oppure l'assalto domestico raccontato live nell'ultima strofa di The ski mask way (letteralmente: La modalità del passamontagna). Avanti. Il guitar-solo di Mustaine incollato nella (mica tanto) distopica Civil war in apertura suona ora veloce ed estranea come un proiettile. Sì? Come la violenza insensata diffusa e alimentata dal potere. E i ruggiti di Cavalera che erompono in All love is lost, e il growl psicastenico di Randy Blythe in Walk with me... non danno finalmente voce al violent side della personalità umana? A quell'intrinseco bipolarismo poi ulteriormente scandagliato nelle successive Bloodlust e Here I go again. E poi il finale. Non apparirà altro che quintessenziale (fatta eccezione per la rovinosa chiacchier-intro) la presenza di Raining blood / Postmortem, significativa della propria semplice esistenza. Sinteticamente, l'album più affilato e brutale dell'intera, brutalmente affilatissima discografia dei B-C. Molto sinteticamente.

 

Sì però avrei fretta: This is why we ride / No lives matter / Raining in blood – Postmortem