Julie's haircut - Our secret ceremony (2009)

Postato in Let It Bleed

Scritto da: Alberto Calorosi

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Julie s haircut Our secret ceremonyLabel: A silent place

Issued: 2009

 

 

 

 

 

 

Negli oltre novanta minutoni di questa doppia cerimonia per niente segreta, affatto liturgica e tutt'altro che sermonica, non sorprende l'interesse crescente nei confronti di architetture più ardimentose, interesse già cubitalmente preannunciato nel precedente, straordinario After dark, my sweet. Sotto, però, servono consolidate fondamenta ritmiche dall'andamento marcatamente circolare. Pensateci. Elementi comuni a generi e momenti differenti, seppure accomunati da orribili etichette qualunquizzanti: krautrock (The shadow, our home) e new-wave (Sleepwalker). Sorprende invece un utilizzo assolutamente narrativo del basso (Let the oracle speak, per es.), coadiuvato da una batteria fedelissima e da una elettronica assonometrica. Sorprende la strabordante eppure sempre lucidissima creatività. Sorprende l'intensità aromatica e la eterogeneità degustativa delle suggestioni. Il basso imburrato di Peter Hook (The shadow, our home). I Motorpsycho coi baffi di cappuccino di Let 'em eat cake (Mean affair), quelli seduti nel fast-food di Angels and daemons at play (The devil in Kate Moss). I Pink floyd salicidici di A saucerful of secrets (Origins). Trent Reznor che cerca un muffin sotto al divano (The stain). Un Franco Battiato di gommalacca rinchiuso in un microonde (La macchina universale). Le composizioni del secondo disco, seppure altrettanto ispirate, risultano maggiormente spensierate (sentite cosa succede in The devil in Kate Moss, part II) e ludicamente soniche (Hidden channels of the mind), ma non aggiungono molto alle tematiche musicali già illustrate nel primo.

 

Sì però avrei fretta: The shadow, our home / Origins / Sleepwalker