Árstíðir - Svefns og vöku skil (2011)

Postato in Let It Bleed

Scritto da: Alberto Calorosi

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arstidirLabel: autoproduzione

Issued: 2011

 

 

 

 

 

 

L'epos minimale e interiore delle canzoni degli Árstíðir sembra sempre scaturire carsicamente dalla dimessa ma conturbante contrapposizione di chitarra e pianoforte, oppure di due chitarre acustiche, a suggerire suggestioni da equinozio celtico (Ljóð í sand), am-folk (Day & nights potrebbe ricondurre al primissimo Neil Young non ancora cavalloimpazzito), forse sin pastoral-prog, perlomeno nelle iniziali architetture acustiche di Orð að eigin vali). Di contorno, arrangiamenti cameristici per rintuzzare l'appeal emotivo quando serve, e in almeno in un paio di occasioni anche quando non serve. Við dagsins hnig, Á meðan jörðin sefur, Tárin oppure la introduttiva Ljóð í sand per quanto riguarda il primo caso, la hyper-Björkestrata Hvar per quanto riguarda il secondo. Eppure Shades rimane senza dubbio il miglior esempio di musikenschauung Árstíðiriano, ora lapalissianamente mediano rispetto al ridondanza acustic-folk degli esordi e le imponenti intemperie emotive del successivo Hvel.

 

Sì però avrei fretta: Shades