Franco Battiato - L'era del cinghiale bianco (1979)

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Scritto da: Alberto Calorosi

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Franco Battiato L era del cinghiale biancoLabel: EMI

Issued: 1979

 

 

 

 

 

 

E poi, improvvisamente, le involute elucubrazioni pianistiche relativamente al linguaggio musicale contemporaneo mutano in limpide melodie a base di chitarra, violino, basso e batteria (imbracciati rispettivamente da Alberto Radius, Giusto Pio, un Carneade qualunque, Tullio De Piscopo). Un tappeto di synth contrappuntato da una batteria squisitamente pop, tra le suggestioni rock quasi disco di Strade dell'est (da confrontare con I was made for lovin' you dei Kiss) e lo psicopop rarefatto di Magic shop e Stranizza d'amuri, esaltato dagli straordinari arpeggi di G-P, a confezionare quello che diventerà di lì a breve il suono più iconico degli interi anni 80 italiani. A F-B è ricresciuta pure la lingua, se davvero il disco suona oggi come una sorta di concept sul decadimento morale, spirituale e (oc)culturale contemporaneo, occidentale (Magic shop - ma nelle esecuzioni live più recenti scomparirà sfortunatamente l'ultima strofa sull'attenzione mediatica relativamente ai peli del papa) e orientale (L'era del cinghiale bianco, nel culto celtico, rappresenta l'età della Conoscenza) illustrato con tinte narrative blandamente postapocalittiche (Strade dell'est, da confrontare con la successiva L'esodo) e esoterico/mistico/newage/alieni-in-vista/orsù-bevetevi-la-vostra-urina (il re del mondo è anche il titolo della principale opera di René Guénon). Un nuovo linguaggio. Squisitamente pop. Hai detto niente.

 

Sì però avrei fretta: Strade dell'est / L'era del cinghiale bianco