Jethro tull - The string quartets (2017)

Postato in Let It Bleed

Scritto da: Alberto Calorosi

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jethrotull the string quartetsLabel: BMG

Issued: 2017

 

 

 

 

 

 

 

Ian Anderson è uno di quei furboni che riesce sempre a trascinarvi nel catacretico (e decrepito) diverbio cinquantennale sul dualismo rock barra musica classica. La sostanza è che invece di fare soldi e slacciare reggiseni emulando barocchismi in salsa rocchettara, stavolta si sfilano perizomi e si intascano royalties emulando rocchettismi in salsa cameristica. Roba che Copernico gli fa una pippa. Tra i pavidi arrangiamenti fiction-celtic-televisivi resta da distinguere i momenti opinabilmente più spumeggianti (Songs and horses, Pass the bottle) da quelli inopinatamente sgasati (Loco, Aquafugue). Regna quasi ovunque una artefazione involontariamente comica (We used to Bach appiccica con la moschicida l'arrangiamento cameristico di We used to know a uno noto preludio di Bach, ovviamente sflautato), tanto che i momenti più felici (= meno tristi) risultano essere quelli più innecessari (Wondering aloud, Velvet green). Inutile specificare che non c'è traccia alcuna di Jethro tull in questa squallida operazione mistificatoria, suonata invece da un certo Carducci string quartet, è che chiudere la discografia con un album natalizio e uno di cazzonissimi riarrangiamenti pleudoclassici-della-vostra-borsa è perlomeno indegno per una band che porta il nome che porta.

 

Sì però avrei fretta: In the past  / Velvet green