Jethro tull - Around the world live [video] (2013)

Postato in Let It Bleed

Scritto da: Alberto Calorosi

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Jethro tull Around the world liveLabel: Eagle music

Issued: 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se riuscite a ignorare l'imbambito filocannabinoide sullo sfondo e il pataglione cacarella-superpippo (abbinato a un adiabatico vestaglione di flanella a mo' di soprabito) ultrabifolco-oriented di Ian A., percepirete la furenza cardiovascolare dei J-T semplicemente extraterrestri iniziosettanta nei due estratti dalla performance all'isola di Wight del 1970 già pubblicata integralmente nel 2005. Flash forward. Tampa 1976, audio buono, video scarso e una regia larsvontrieriana, infatuata dei primissimi piani e soprattutto di un I-A immensamente e luminescentemente fluo. La furenza muta in mestiere, ma Thick as a brick e quella specie di suite agglomerata attorno a A new day yesterday sono tra i migliori momenti live tulliani ever. Quella sera si chiuse con un estratto rock dalla nona di Beethoven che per una volta non è il fottutissimo Inno alla gioia. Munich 1980, Stormwatch tour. Gli incipienti ottanta sanciscono la fine della sbronza fluo e un feticistico ritorno leather alla bifolcheria. Buon video, audio prossimo al pessimo. Tecnicamente migliori I due successivi tastierosissimi estratti germanici, già sugli scaffali dal 2008. Dieci anni più tardi, Santiago del Cile, Roots to branches tour, ipotricosi con codini, flautini di legno e panciotti sgargianti: i J-T nella incarnazione più ethnic-world della carriera, indubitabilmente testimoniata dalle nuove canzoni in scaletta (Rare and precious chain, In the moneylenders temple, dal coevo album solista Divinities) e da certi riarrangiamenti (Aqualung/Aquadiddly e Bourée innanzi tutto). Tribolata performance vocale di I-A, che allunga il collo per ogni acuto a cercare la voce come se fosse ossigeno. Per contrasto, il divertito set semiacustico registrato live in studio a Hilversum, Paesi bassi, solo tre anni più tardi introduce quella band di arzilli vecchietti in agguerrito riarmo stile “An evening with” (il mood è qui stilizzato per esempio nel solo di fisarmonica addizionata di trombetta-clacson presente in Fat man) che perdurerà per i successivi dodici anni. La (crepuscolare) esibizione integrale al Montreux jazz festival del 2005 differisce poco da quella di due anni prima, pubblicata nel 2007. Quattro ore e mezza di materiale inedito su quasi sei complessive, rintuzzate da ritagli provenienti da video precedenti. Qualità audiovisiva imprescindibilmente altalenante e una eccessiva attenzione ai tempi recenti. Ma si fa quello che si può.

 

Sì però avrei fretta: A new day yesterday suite (1976) / Aqualung-Aquadiddly (1996) / Black sunday (1986)