Franco Battiato - Gilgamesh (1992)

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Scritto da: Alberto Calorosi

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Franco Battiato GilgameshIssued: 1992

Label: EMI

 

 

 

 

 

 

Quasi del tutto priva di una struttura narrativa propria l'epopea di Gilgamesh, re e tiranno sumero di Uruk, intimo amico eppure uccisore di un fustaccione di nome Enkidu e infine implacabile ricercatore dell'immortalità (potete immaginare con quale esito, considerando che nel secondo atto si celebra il suo funerale), risulta consegnata ai recitati disseminati qua (Ouverture) e là (Enkidu muore, Siduri) non senza inopinati effetti comici (Il diluvio, in Sette sufi a un certo punto l'autore si esprime sul significato della sua opera) seguendo quella (discutibile) modalità-post-it già (discutibilmente) utilizzata nel periodo sperimentale (sotto lo pseudonimo di "concettualità") e nella Genesi. Nei suoni si rileva una prospettiva quasi caleidoscopica (sebbene non confusionaria, a differenza di quanto accadeva nella Genesi) sui (numerosi) luoghi graditi all'autore: arpeggi pianistici (Danza sacra) possibilmente insistenti (si può pensare di confrontare Balletto con I cancelli della memorai, su Clic) oppure quasi pop (Il diluvio, la seconda Danza a corte), esotismi (la prima Danza a corte), una musica che a tratti diventa evocativa e assolutamente figurativa (Primo viaggio, ma anche i tre successivi potrebbero confondersi con i migliori momenti di Benvenuto Cellini). Dalle iniziali dissonanze avant-attendiste si transita nella direzione di un suono sempre più ricco e forse più affine alla attuale personalità musicale di F-B (Solo potrebbe collocarsi senza dare fastidio nello spazio vuoto tra l'ombrello e la macchina da cucire mentre Exullet potrebbe comodamente infilarsi dentro una di quelle grondaie per cammelli).

 

Sì però avrei fretta: Balletto / Solo / Danza a corte / Primo viaggio