Ricordando Francesco Di Giacomo a sei anni dalla sua scomparsa

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Scritto da: MAT2020

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"Il primo livello di sapienza è saper tacere, il secondo è saper esprimere molte idee con poche parole, il terzo è saper parlare senza dire troppo e male. Si deve parlare solo quando si ha qualcosa da dire, che valga veramente la pena, o, perlomeno, che valga più del silenzio."
(Hernan Huarache Mamani)
 
21 febbraio.
Ci sarai sempre.Buon viaggio Capitano.
Wazza
 
Sandro Oliva: “Lo vidi per la prima volta nell'estate del 1972 al "Festival Pop di Gualdo di Macerata" (3 giorni da paura, c'erano anche Orme, Trip, Quella Vecchia Locanda e non so quanti e quali altri).
Stesero tutti con la riproposizione live dell'intero "Salvadanaio", rendendoci finalmente orgogliosi di essere italiani (la PFM e le Orme sì, ma loro erano speciali proprio per via di BIG, che a me ricordava tanto The Bear dei Canned Heat, ma con una voce da sogno).
Finito di suonare Francesco scende dal palco nei suoi jeans modificati XXXXXXXL (non potete immaginare come fosse "vasto", allora) e fu subito attorniato da ragazzi che volevano l'autografo. Lui, gentilissimo diede retta a tutti, poi si congedò scusandosi perchè aveva la febbre.
E figuriamoci come canta quando sta bene, fu il primo pensiero di tutti!

Poi lo rivedemmo in teatri e festival più importanti, con il Banco ormai divenuto uno dei gruppi leader, ma averli visti giovani e agli inizi (eppure già perfettissimi, nella formazione originale con Renato e Marcello) resta un ricordo indimenticabile.”