ARYA - Dreamwars

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Andrea Pintelli

 

ARYA DreamwarsAutoprodotto, 2017

 

Arya è un gruppo di origine riminese, formato da giovani musicisti che hanno già all’attivo un album,“In distant oceans”, del 2015. Rispetto a quell’album, in cui i nostri si rivelarono come una promettente band fra prog-metal e psichedelia, in questo loro secondo lavoro dal titolo “Dreamwars” (prodotto, registrato e mixato da loro stessi, ma poi masterizzato a Londra dalla Brave Beard Musica), pur mantenendo certi cliché cari a questi generi, essi si tuffano in altri territori con stupenda determinazione (a tratti irriverenza giovanile) e padronanza delle proprie idee e mezzi. Se volessimo a tutti i costi etichettarli, esercizio comunque arduo vista la varietà della loro proposta, andremmo dal post-rock, all’alternative, fino all’ambient di certe situazioni.
La band è formata da da cinque elementi, Virginia Bertozzi alla voce, poi sostituita alla fine di queste sessions da Clara Pagliero, Simone Succi - chitarra, sintetizzatori, percussioni, scacciapensieri, Luca Pasini - chitarra, sintetizzatori, pianoforte, registrazioni ambientali, basso, Namig Musayev – basso, chitarra baritona e Alessandro Crociati - batteria.
 
 
Old line up
 
New line up
 
“Dreamwars” si presenta come un lavoro maturo nonostante l’età dei nostri, in cui si affrontano tematiche complicate quali l'alienazione e la competitività nella società contemporanea, la solitudine, l'incomunicabilità e il suicidio, avvalendosi di rimandi all'interno dei testi che vanno dall'Ulisse dantesco a Ionesco, a testi di filosofia e antropologia.
Anche musicalmente gli Arya non sono di facilissima presa, ma quest’album cresce ascolto dopo ascolto, partendo dalla penombre di una storia di difficoltà in cui il protagonista, dopo la fine di una importante relazione interpersonale, cerca di confrontarsi con la società moderna, ricercando un posto e un ruolo che non potrà mai trovare, quindi l’iniziale “Sirens” a far da apripista alla propria fretta (densa di paura) di dare un senso al mondo esterno e alla domanda della propria permanenza in esso. Toni molto più duri in “Irriverence”, quasi a sottolineare la difficoltà di un cammino che lo aspetta. I tormenti si fanno sempre più accesi, e composizioni quali “Nand you” e la successiva “Commuters” lo testimoniano. Sembra di (ri)trovarsi dentro un imbuto, dove le pareti lisce impediscono di risalire verso la luce che si rivela irraggiungibile ed è chiaramente la vuotezza delle persone con la quale il protagonista deve avere a che fare. Angoscia, in certi passaggi, come fosse un file rouge che unisce gli undici pezzi del lavoro; ombre mostrate anche dalla copertina del CD, in cui spicca la solitudine, tema centrale del racconto. Suoni, passaggi, voci indistinte, caos mentale, ansia, corse all’impazzata verso una salvezza di se stesso che non arriverà.
Quale “Faith” bisogna avere per avere rimandi di una vita normale, dopo la fine di un rapporto (troppo) importante per sopravvivere al freddo di una vita che non sarà più la stessa?
L’urlo di dolore è ben rappresentato dall’elettronica spiazzante di “Transistors”, per sfociare nel dinamico riff di “Arjuna”, song che si sviluppa attorno all’eterea voce di Virginia.
La corsa verso l’oblio della coscienza per incomunicabilità si fa sempre più serrata, e “Rhynos”, come “Eyes in eyes”, sono in realtà un’unica traccia divisa in due momenti non separabili. Si arriva alla constatazione che non si possono trovare colpevoli, che tutto è fermo, che non si ripartirà più dalla gioia, un sentimento ormai sconosciuto. I contrappunti chitarristici sono come passi lunghi e ben distesi verso il fondo, a sottolineare un percorso di discesa inarrestabile.
La title track si distingue dalle altre per il lavoro di basso circolare e comunque possente, ben supportato da una batteria sempre presente e mai doma. Questa sezione ritmica, che si distingue in tutto il disco, qui la fa da padrone quindi. Ovvio che poi ogni altro strumento è inserito con piacevole fattura, ma il tema centrale è portato all’eccellenza da Musayev e Crociati.
Indubbiamente tutti questi ragazzi sono dotati di tecnica invidiabile, ma la loro forza, lo ripeto, sta nelle buone idee della loro proposta, sia sonora sia dei testi. E qui il nostro uomo immaginario trova la tranquillità finale, che solo la morte può donargli. Triste epilogo di un’esistenza che tante persone purtroppo hanno vissuto sulla propria pelle, in questo mondo obbiettivamente sempre più difficile da affrontare.
 
Si termina con “Gandharva”, paradigma sonoro della pace a lungo ricercata negli altri, ma mai trovata in se stesso.
 
 
 
 
Formazione:
Clara J. Pagliero – voce solista sostituisce Virginia Bertozzi
Simone Succi – chitarra
Luca Pasini – chitarra
Namig Musayev – basso
Alessandro Crociati – batteria
 
Guest:
Nicola Renzi (Mountains, From The End) – vocals in NAND You
 
 
 
Biografia
 
Arya è un gruppo musicale nato a Rimini nel 2015. Arya esiste per creare musica fuori da ogni limite, che partendo dal metal arrivi a sfiorare la profondità delle emozioni. Dopo un album d'esordio autoprodotto (In Distant Oceans, 2015) si sono esibiti da Bologna a Pesaro in festival e locali, sforzandosi anche di condividere la loro musica con il mondo sfruttando internet e i social media. Mantengono un attivo canale Youtube, per comunicare i loro progressi ai fan e provare a sostenere la scena musicale della loro città.
Il loro secondo lavoro discografico, “Dreamwars”, anch'esso autoprodotto e registrato dal gruppo, è un concept album che tratta temi come l'alienazione e la competitività nella società contemporanea, la solitudine, l'incomunicabilità e il suicidio, avvalendosi di rimandi all'interno dei testi che vanno dall'Ulisse dantesco a Ionesco, a testi di filosofia e antropologia.
L'uscita è prevista per il 3 Maggio 2016. Durante le registrazioni il gruppo ha dovuto affrontare il cambio del proprio batterista e i problemi personali della cantante Virginia Bertozzi, che hanno portato al suo abbandono del gruppo contestualmente al termine dei lavori. Al suo posto è subentrata Clara J. Pagliero.
Da Luglio 2016 la loro musica è disponibile in streaming su Spotify, Amazon, Google Plus e tutte le piattaforme difitali.
 
 

 

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