Luca Burgio e Maison Pigalle - Vizi peccati e debolezze

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Stefano Caviglia

 

Luca Burgio e Maison Pigalle Vizi peccati e debolezzeNew Model Label / Believe Digital, 2017

 

 

La band:
Andrea Scimè: contrabbasso
Armando Fiore: percussioni
Marco Macaluso: Fisarmonica
Mauro Schembri: Mandolino
Ettore Baiamonti: chitarra
 
 
Io non mi fido di nessun bastardo che non beva. La gente che non beve ha paura di rivelare se stessa”.
(Humphrey Bogart)
 
Iniziamo con una citazione, e che citazione!
 
Beh, a onor del vero è impossibile pensare che a Luca Burgio manchi il coraggio con il suo “Vizi peccati e debolezze”.
Soprattutto il coraggio di rivelare sé stesso, di raccontare donando voce e musica ai suoi personaggi, cos’era, cos’è, e forse come potrà essere la vita in futuro.
Le sue musiche insieme ai suoi versi sembrano uscire da fumosi (quando era permesso) locali notturni, oppure sembrano il frutto di incontri con persone della più svariate  estrazioni.
Luca si fa beffe del perbenismo, non ha certo paura dell’altrui giudizio e incontra sia nelle canzoni, e forse anche nella realtà, gente della più svariata specie, anche quella “poco raccomandabile” (gente di malaffare, prostitute ecc.) uomini e donne che hanno, se non altro, il coraggio di mostrarsi per quello che sono.
A tale proposito è necessario sottolineare il brano finale “Buscavidas”, che tradotto dallo spagnolo suona come “imbroglione”, “sempre pronto ad ottenere il meglio anche con metodi poco “urbani”.
Ma non ci sono solo i versi, i ritratti.
Le sonorità molto mediterranee sono scandite da un contrabbasso (Andrea Scimè), percussioni ( Armando Fiori ), fisarmonica ( Marco Macaluso) , mandolino (Mauro Schembri) e chitarra (Ettore Baiamonti,) che creano un pastoso e piacevole suono che bene si sposa ai versi e alla narrazione di Burgio. 
Quasi inesistenti,  almeno per ora, sono gli strumenti elettrici.
Grazie alla duttilità di questi musicisti non mancano alcune “incursioni” nel jazz e nel blues.
Naturalmente spicca la voce graffiante di Luca Burgio, con lo stile vocale rabbioso e sarcastico, anche se dal punto di vista canoro, Burgio non pare abbia altre frecce nel suo arco.


 

Ma c’è un elemento non  musicale, e neppure poetico, che  fa da supporto alle canzoni, ed è il bicchiere che, insieme alla bottiglia, fa quasi da inevitabile - viste le ambientazioni - accessorio alle vicende e ai personaggi disegnati dall’autore.
Lo si sente già dalla prima traccia, anzi dalla sua introduzione: il rumore di un liquido che riempie un bicchiere che verrà presto svuotato e nuovamente riempito.
Si sa che l’alcool è stato compagno fedele di moltissimi musicisti, scrittori, poeti e altri creativi, in taluni casi è stato il propellente più azzeccato per sostenere lo sforzo creativo, in altri casi è risultato una terribile arma a doppio taglio, ma non sarà il caso di Luca.
Comunque alcool o altro, è palpabile la  voglia di trasgressione, la voglia di “ fare baldoria”, c’è la palese volontà di farsi beffe anche dell’ ordine costituito (cit.), come nel quarto brano, “Il sordo”.
Insomma c’è molta rabbia, c’è molta vita (notturna), un’ambientazione che Burgio, considerato il suo temperamento mediterraneo, riesce a rendere con colori vivi nonostante il fumo di molte sigarette e lo stordimento causato da qualche bicchiere in più.
In futuro questo cantautore, insieme ai “Maison Pigalle”, sarà certamente in grado di regalarci altri racconti, di disegnare ritratti umani più o meno felici.
Sarà necessario il suo talento, la sua sensibilità di uomo del sud, la voce rabbiosa e beffarda.
Non si sa invece se sarà necessario qualche corroborante esterno, rappresentato da un bicchiere vuoto o pieno.

Ma questo non è così importante, a noi piace la sua musica.