ALESSANDRO MONTI/UNFOLK COLLECTIVE - Intuitive Maps

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: MAT2020

Questo utente ha pubblicato 1557 articoli.

Autore: Andrea Pintelli

 

ARTICOLO GIA’ APPARSO SULLA WEBZINE MAT2020

 

M.P. & Records, 2017

 

 

Dimenticatevi distinzioni fra generi musicali, scordatevi la forma canzone, raggruppate le vostre memorie e donatele al vento, aprite le orecchie come fossero arse di un insaziabile appetito sonoro, spalancate gli occhi immaginandovi di essere nel più sconosciuto fra i mondi.
Non esiste nulla; tutto esiste. Basta coglierne le sfumature.
Arpeggi fatti da echi lontani si fondono a una misteriosa voce di donna, in connubio d’un invito sinistro che lascia presagire l’inizio di un qualcosa che non è mai iniziato, ma sempre proseguito. Una treccia di suoni si fanno strada per entrare in noi, permettendoci di cogliere la luce.
Tamburi, o legni arsi vivi da mani mai dome, percossi da chi cuore ne ha per trasmettere un profumo di infinito, senza mai smettere di respirare insieme. Tutt’uno, con la voglia di non trovarsi soli dove si è stati catapultati. Siamo nati per condividere, quindi, lasciamo perdere gli eremi interiori e iniziamo a fare piccoli passi col ritmo dettato da chi ci vuol descrivere la via.
Calma come dono degli Dèi, o di un solo Dio, a seconda di un dettaglio che vorrebbe circonciderci l’esistenza. Libertà, sempre, invece. Calma, come aria pura e nuova che si muove sulle foglie della nostra mente, accarezzandola, forse masturbandola per provocare un piacere antico; enigma da portare in grembo in attesa della rivelazione.
Gocce di splendore in un mare di banalità: e si danza. Portati avanti i piedi da un suono circolare e nettamente invitante, si alza il collo fino al cielo fatto di qualsiasi tinta si desideri. Testa china per vedere la terra prendere vita, dove il verde inebria la serenità, dove il marrone ci assomiglia in quanto pilastri del sistema linfatico, dove le stagioni si susseguono senza mai stancarsi di dirci che siamo i figli di un domani ch’è già oggi.
Piccoli contrappunti di continuità, battiti di ciglia perpetui che ad ogni azione fa corrispondere un colore diverso. Un arcobaleno infinito di sensazioni, dove la parola non è importante, ma tutto il resto sì. Per cui si appendono le notti nell’armadio dei ricordi e si corre in un oceano di luccicanza, retti e sorretti da poche certezze, se non quelle che potremo capirci soltanto con sguardi complici e occhiate (dis)integranti.
Un ripetitivo tappeto a tratti vorticosi ci invita alla riflessione, momento cardine di ogni segmento di tempo, dove lo spazio è comunque annientato da ritorni d’immagine che non ci permettono di intuire la direzione. Basta non avere paura ed essere ebbri di ciò che ci aspetta: noi stessi. Vibrante gioia sparsa in tutto il nostro sangue.
Come piume mosse da novelli soffi d’immagine, lentamente ci si adagia su un’idea che ora pare portarci lontano, ora pare proseguire nella speranza di essere seguita; maestra di vitalità, dove vuoi condurci? Via, via dal bosco umido e nemico, talmente fitto da non permettere la vista della luce, che corre ad illuminare il circostante. Fuori, finalmente, ad omaggiare quello ch’è chiamato Sole, lassù, molto spesso, e qui dentro, a volte.
Come crescere nella soglia dell’immaginazione, l’immaginifico vuole aprirsi e riprenderci.
Si apre il sipario, ancora una volta, e noi e loro non più seduti, ma ora sul palco da protagonisti, dove si riattivano i clamori delle celestiali note; timore e paura si mischiano a incredulità e sorpresa: non siamo soli.
Mirabili fischi lontani corrono per rincorrere, creando la musica della natura.
Un battito di cuore percuote il petto del tuono, gonfiandolo fino a farlo esplodere in un dissonante fragore, istante d’energia che mette seduti l’impulso e l’arroganza. Di contro, in piedi, troviamo la coscienza e la conoscenza, sottobraccio a passeggiare in questo viale coloratissimo e profumatissimo. Non si arriva, non si arriverà mai. Si potrà solo transitare per cogliere i frutti più succosi, nutrendo la fame del proseguo.
Come anime in eterno movimento, ci berremo vicendevolmente, tenendoci vivi, portandoci avanti. Avanti. Avanti. Avanti. Con dolcezza. Con Alessandro Monti e il suo Unfolk Collective.
Abbracci diffusi.
 
p.s.: per ogni nota tecnica e dettagli vari rileggetevi la presentazione sul blog del nostro/vostro MAT2020 (http://mat2020.blogspot.it/2017/03/alessandro-monti-unfolk-collective.html)
 
 
p.p.s.: per continuare a sognare quando più vorrete, comprate “Intuitive Maps”, album dipinto suonando, scavato dalle emozioni, per persone che vogliono emozionarsi.
 
 
 
 
Unfolk Collective
 
ALESSANDRO MONTI - guitars, bass, african and jamaican percussions, nepalese bells, cymbals, claves, glockenspiel, chimes
ALESSANDRO PIZZIN - electron x
ELISABETTA MONTINO - voice
BEBO BALDAN - triangle, stereo image
KEVIN HEWICK- electric guitars
JIM TETLOW- keybords, synthesizers, organs, cajon
MARK "FLASH" HYNES - drums
CHRIS CONWAY- flutes, kalimba, theremin, electric piano, voice
STEVE ESCOTT - bass
CAMOMATIC - synthesizer, sound hacking
MISTERLEE - customized drums
 
Tracklist:
1- ESP Sutra 1:39
2- The Seventh Orbit 9:40
3- Mbuyu Na Mkonge part 14:06
4- The Theatre of Eternal Snows 8:32
5- Church of Anthrax  7:32
6- New Rhodes Tapestry 7:18
7- Mbuyu Na Mkonge part 26:06
8- Pashupatinath Temple/Ruins of Kathmandu 16:32
9- Mbuyu Na Mkonge part 38:04
10- L'Ora del Biscotto Metafisico 6:56
 
Distribuito da: G.T. Music Distribution