OAK - Giordano Bruno

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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OAK Giordano BrunoImmaginifica by Aereostella, 2018

 

 

Jerry Cutillo è la mente  degli OAK (Oscillazioni Alchemico Kreative), band romana di lungo corso da lui formata molti anni fa, propositrice di programmi sonori molto variegati, a volte in azione come tributo ai miti musicali del passato, ma sempre più spesso espressione personale di gusti e passioni che intrecciano la storia con la tradizione, con una voglia estrema di contaminazione e rottura degli argini culturali che la musica progressiva ci ha insegnato a superare con naturalezza.

Beh, parlare solo di Jerry non è corretto, ma lui è il fulcro attorno al quale si materializza la dinamicità di musicisti che entrano ed escono nei suoi progetti.
Cutillo è un polistrumentista di valore e, nel tempo, i suoi “amici” esterni si sono fatti coinvolgere sempre di più, sia in fase live che in quella di registrazione. Anche in questo caso ne abbiamo una prova concreta, come si evince dall’intervista a seguire, uno scambio di battute che permette di entrare nei dettagli della proposta.
Già… il nuovo lavoro degli OAK, il doppio vinile + Cd (quasi 70 minuti di musica) che riporta ad elementi storici che da sempre appassionano l’uomo moderno e non, e che toccano particolarmente certe zone geografiche che hanno rappresentato la scenografia su cui la storia ha camminato. La vita su cui si è focalizzato Cutillo in questa occasione è quella di “Giordano Bruno” - è questo il titolo dell’album -, e il percorso che viene delineato parte dal suo arrivo a Roma e, dopo il lungo peregrinare, il ritorno, con l’epilogo drammatico, il rogo, il 17 febbraio del 1600: da Campo dè Fiori a… Campo dè Fiori.
L’ascolto abbinato alle didascalie regala una chiave di lettura completa e particolarmente piacevole, tanto da provocare una sorta di immedesimazione, un... “entrare nella parte”.
La mia idea è che sia questo il sogno musicale della vita, quello che andava realizzato indipendentemente dalle richieste di mercato (qualora ne esistessero ancora!) o dalla necessità di mantenersi entro una categoria precisa… un lavoro di pregio culturale - proporre la storia e i suoi parallelismi utilizzando la musica come elemento didattico - ma allo stesso tempo coinvolgente e pieno di spunti accattivanti, uno di quei contenitori che, se nati in epoca seventies, avrebbero raggiunto lo status dell’immortalità.
E’ ovviamente un lavoro tipico della nostra epoca, momento in cui nessuno investe più e ci si deve arrangiare per limitare i costi e al contempo la tecnologia permette di lavorare da casa, accorciando gli enormi spazi che spesso esistono tra i vari musicisti. Ciò nulla leva alla qualità del prodotto in uscita salvo, forse, la continuità live, vista la lista degli ospiti stranieri presenti.
Parlo di musicisti incredibili come David Jackson - impossibile non riconoscere il suo tocco -, Maartin Allcock - sempre presente quando Jerry chiama - Richard Sinclair, la cui partecipazione regala una delle tracce più significative (proposta a seguire), Sonya Kristina - una timbrica vocale da brividi -, Jenny Sorrenti, nell’occasione una sorta di versione femminile di Peter Hammill, e il drummer scozzese Derek Wilson. Ma non finisce qui… come si potrà leggere nell’intervista.
 
"Roma, 17 febbraio 1600. La porta della cella si chiude con un rumore sinistro.  All’apostata Giordano Bruno, detenuto nel carcere dell’Inquisizione romana, viene applicata la mordacchia così da non poter gridare o lanciare anatemi lungo il percorso che conduce a Campo dè Fiori. Lì, ad attenderlo, c’è il rogo." 
 
Da qui inizia il viaggio sonoro, puntellato da trame comprese tra la miglior acusticità di Ian Anderson (“Aqualung” viene citato espressamente) e le atmosfere oniriche e dark dei VdGG, ma con il tocco geniale di Jerry Cutillo, un musicista intriso di rock e vissuto popolare.
Ho goduto al primo ascolto, senza aver volutamente usufruito di alcun tipo di spiegazione. Mi sono ripetuto in modo più cosciente, avendo però davanti un booklet con i testi e i crediti: il risultato non è cambiato.
La storia e la musica, come accade da sempre, si intrecciano e la sintesi che ne deriva, in questo caso, è qualcosa di magico che vale la pena afferrare e condividere.
                                                       
"Attraverso le sbarre della sua cella, Giordano osserva le stelle danzare. “Se è certo che ogni vicenda umana, avviluppata com’è nelle circostanze di un momento, non custodisce la verità assoluta, è altrettanto vero che spiriti eletti possono comunicare e condividere conoscenze anche a distanza di secoli. In uno di questi mondi infiniti, noi ci incontreremo.”

Imperdibile!
 
 
 
L’INTERVISTA
 
Il tuo nuovo lavoro, “Giordano Bruno”, è in incubazione da molto tempo: mi racconti la nascita dell’idea e l’iter che ti ha portato al completamento del progetto?
La figura di Giordano Bruno si è sempre aggirata, come un’ombra, nelle mie vicende esistenziali. Sono sempre stato attratto dal magnetismo della statua in Piazza Campo dè Fiori e con il passare degli anni ho avvertito come un richiamo che mi avvicinava alla storia del filosofo nolano. In “Sator Arepo Tenet Opera Rotas”, un mio lavoro del ’96, figurava il brano “XXI Century Jubilee”, dove il nome Giordano Bruno faceva il suo ingresso nelle liriche, strillato al megafono dalla mia voce sopra una cornice di suoni laceranti. Quel prodotto non fu mai pubblicato e rimase  nel cassetto. Poi, due anni fa, decisi di inserire il brano nel Cd “Viandanze” e insieme al produttore Marco Viale  girammo le riprese del videoclip in Piazza San Pietro e in Piazza Farnese (adiacente a Piazza Campo dè Fiori) dove si trova l’ambasciata Francese. Il caso volle che ciò avvenisse appena due giorni prima dell’eccidio del Bataclan. Quarantotto ore in ritardo e saremmo stati circondati dai reparti speciali antiterrorismo in difesa di due tra i maggiori siti a rischio della capitale.
Il video a cui accennavo è su youtube e potete trovarlo digitando la parola chiave: “Giubileo, dal nuovo album degli OAK “Viandanze”.
Questo accadeva due anni fa circa, poi, in seguito ad uno scambio di battute con Massimo Gasperini, discografico dell’etichetta genovese Black Widow, avviai un nuovo progetto. Ricordo che alla sua affermazione “Io ci farei un album intero su Giordano Bruno” replicai: “Sì, ma in formato doppio vinile!”. E cominciò la sfida… contro i miei limiti, il tempo e le scarse finanze a mia disposizione. Mi posi come obiettivo l’aver pronto l’album in tempo per l’anniversario della morte del filosofo che cade il 17 febbraio. Cominciai così a comporre del nuovo materiale e a registrare, insieme a Giacomo Pettinelli alla batteria e Francesco De Renzi alle tastiere, alcune basi. Continuai le session in Svizzera a Leontica, nel “Sound Avenue Studio” di Marco Viale dove ci raggiunse David Jackson. Effettuai degli overdubs al “ReFo studio” di Daniele Nuzzo e infine realizzai il missaggio e la masterizzazione  rispettivamente allo “studio Blu” con Marco Lecci e al “Seven Studio” di Stefano Vicarelli. Tuttavia, per ammortizzare i costi di produzione, effettuai la maggior parte delle incisioni nel mio home studio dedicandomi ad uno sfrenato polistrumentismo. A posteriori posso assicurarti che la gestazione del progetto è stata problematica e convulsa. Nei diciotto mesi di lavorazione è successo di tutto e le probabilità di insuccesso sembravano superare di gran lunga quelle di riuscita. Sono stato costretto a fronteggiare carenze strutturali, promesse non mantenute, equivoci e defezioni, e l’assenza cronica di un budget sufficiente per portare a termine adeguatamente il progetto.                                                                            
Sul sito www.oscillazionialchemicokreativegiordanobruno.eu in 13 steps sono racchiuse tutte le fasi della crescita dell’album. 
Infine, lo scorso autunno, il richiamo di “Giordano Bruno” è arrivato alle orecchie di Iaia De Capitani (Immaginifica by Aereostella) che ha finalizzato il prodotto rapidamente e in modo molto professionale. 
 
Chi fa parte attualmente degli OAK?
Questa è una domanda a cui ho sempre maggiori difficoltà a rispondere. Rischierei di scrivere una line up che potrebbe dissolversi nel giro delle ventiquattro ore, tant’è vulnerabile il panorama musicale. Nel corso dei venticinque anni con gli O.A.K. ho sperimentato ogni genere di rapporto artistico. Tuttavia, andando per esclusione, posso affermare che  gli O.A.K. non sono un gruppo di amatori/appassionati/collezionisti, non sono una società a scopo di lucro, non sono il delirio di un pazzo egocentrico, non sono una tribute band, non sono un fan club, non sono una setta diabolica, non sono una band di session men, non sono un duo/trio…
E’ di assoluta importanza però sottolineare lo straordinario line up con cui presenteremo “Giordano Bruno” al Planet Live Club di Roma domenica 18 febbraio: Jerry Cutillo alla voce, chitarra acustica, flauto e tastiere – David Jackson ai fiati – Francesco De Renzi alle tastiere – Guglielmo Mariotti al basso e dodici corde – Shanti Colucci alla batteria. Anche Jenny Sorrenti e Valentina Ciaffaglione daranno il loro contributo vocale a questa serata che si preannuncia come una grande festa per il pensiero libero, la creatività e il futuro del prog.  
 
Ho visto ospiti stratosferici: me ne parli?
David Jackson è stato il primo ad essere contattato perché il sound che volevo dare all’album non era  guitar oriented e David, con il suo tonewall, rappresentava  l’unica soluzione. Se non avesse chiamato i demoni del suo passato a darci una mano, sarebbe stato ben diverso e l’album non avrebbe probabilmente visto la luce. Dave ha sempre apprezzato molto  i miei sforzi artistici e il suo background  aderisce perfettamente al nostro attuale progetto. Il suono inconfondibile dei suoi double horns ha contaminato i miei arrangiamenti in maniera originale, auguriamoci quindi che la nostra collaborazione  duri  ancora per molto tempo.
Anche l’invito a Richard Sinclair è avvenuto spontaneamente perché, in passato, avevamo condiviso una serie di spettacoli e ci eravamo lasciati con la promessa di tornare a lavorare insieme. Una delle mie nuove composizioni, “Dreams of mandragora”, era nata dalla visualizzazione di un’ immagine sonora. Hai presente i “choir boys” delle chiese inglesi? Richard ha un esperienza simile, avendo frequentato il coro della chiesa nel distretto di Canterbury dove viveva, e il suo timbro vocale, unito ad una intonazione impeccabile, è rimasto inalterato. Nessun bending o note vibrate o urli arrochiti. Un plasma tonale omogeneo che si muove orizzontalmente sul pentagramma e ti incanta dalla prima all’ultima nota. Per tre giorni abbiamo lavorato in casa, soffrendo il caldo di settembre, fino alla realizzazione delle parti vocali e della linea di basso. Con grande impegno siamo riusciti a far riemergere lo spirito del migliore Sinclair, con tutta la sua straordinaria abilità tecnica e il brano, che dietro un’ apparente semplicità  cela un sofisticato puzzle di progressioni armoniche, ne ha tratto grosso vantaggio. Il testo è immaginifico e descrive una scena molto bizzarra: “Sottili lingue di fumo volano alte nel salone dei ricevimenti di palazzo Sidney quando gli ospiti si svegliano dal  volo magico. Soltanto ora il maestro Giordano Bruno si illumina di un sorriso beffardo. Ai suoi lati, due incensi alla mandragora si spengono con un soffio d’argento”. 

 
 
 
Ringrazio Pat Rowbottom per l’aiuto alla scrittura del testo.
Un’altra sacerdotessa del mistero è Sonja Kristina, storica frontwoman dei Curved Air. Con lei avevo realizzato “Demons of prog” uno spettacolo di musica  O.A.K., VDGG, Genesis e Curved Air, e Il suo fascino e la sua dolcezza mi avevano profondamente colpito. Nell’album “Giordano Bruno” volevo inserire l’episodio dell’incontro del filosofo con una donna, che in seguito Giordano chiamerà Diana, avvenuto sulla spiaggia di Nola. Avevo in mente, come riferimenti,  Morricone - “Giù la testa” - e Pink Floyd - “The great gig in the sky”. Cominciai con una progressione armonica al piano che introduceva dei vocalizzi che immaginavo dovessero crescere ed esplodere in un inciso molto lirico. Purtroppo la composizione arrivò ad uno stallo finché decisi di utilizzare dodici battute armonico/melodiche che avevo composto molto tempo addietro in seguito ad un mio viaggio sull’isola di Skye in Scozia. Le inserii nel nuovo progetto e… suonavano a meraviglia! Cominciò poi il carosello dei tentativi canori ma, per diverse ragioni, non si arrivò ad una definizione delle altre parti vocali. Poi arrivò  Sonja, che finalmente rispose al mio invito rivoltole molto tempo prima e cantò insieme a me tre nuove strofe. I vocalizzi di Valentina Ciaffaglione completarono poi brillantemente la parte corale del brano con note da brividi.
Per Maartin Allcock il compito invece è stato più semplice perchè la mia “Danza macabra”, un nuovo arrangiamento del celebre capolavoro di Saint Seans, gli ronzava nelle orecchie già da parecchio: ricordi a Savona Athos? E il Dance ensemble di Eleonora Briatore? Non avevo quindi dubbi sull’ottimo risultato che avremmo raggiunto.
I fraseggi del basso sono ritmicamente puntuali e melodicamente risolutivi. Un vero pezzo di bravura del nostro amico Maart che ha registrato la parte in tutta comodità nel suo home studio ad Harlech nel Galles e poi spedito il wav file. Un autentico capolavoro di stile alle quattro corde.
Tra le voci femminili dell’album ci sono anche quelle di Annamaria Manzi e Gertrude Urner.  Anche Jenny Sorrenti è con noi a cantare in “Wittenberger fuchstanz”. Jenny ha sempre avuto ottime intuizioni nei miei brani, ed oltre ad avere una naturale predisposizione melodica è una cantante molto esperta e con grandi doti immaginifiche. Anche in questa occasione è stata infallibile ed ha colto in pieno lo spirito dell’underworld degli O.A.K..
Derek Wilson è noto per essere uno dei migliori session men della capitale e il suo contributo in “Parallel dances” nel 2000 era stato molto rilevante. In seguito a quell’esperienza Derek cominciò ad  apprezzare il mio stile compositivo finendo per inserire alcuni brani nei suoi video tutorial. Per “Giordano Bruno” serviva  un’opening track che dettasse gli orientamenti dell’album e i primi tentativi ritmici, effettuati con altri musicisti, non avevano dato esiti positivi. Cominciavo a temere per “Campo dè Fiori” perchè Il muro sinfonico dei mellotron necessitava di un adeguato sostegno ritmico. Mi rivolsi quindi a Furio De Chirico e Derek Wilson. Quest’ultimo si rivelò particolarmente motivato dal 16/8 sincopato che muove la sinfonia del brano e arrivò al traguardo superbamente  con timing e dinamiche a regola d’arte.   La lista degli ospiti continua con il contributo di  Marco Lecci che ha effettuato i missaggi, di Marco Viale per le riprese nel suo studio SoundAvenue di Bellinzona e poi Charles Yossarian, Fab Santoro, Alexa Trinity Bersiani, Daniele Nuzzo, Gerlinde Roth, Roberto Bersiani, Mirko Valtulini e Yoshiko Progrena.
 
A proposito dei guests, ho catturato un tuo commento di pochi giorni fa, parole con cui esprimevi soddisfazione nel sapere che nello stesso momento musicisti differenti erano impegnati nel lavorare a fasi di “Giordano Bruno”: che tipo di piacere si prova nel creare un album negli anni 2000?
E’ stato un momento di rara esaltazione a conferma delle straordinarie potenzialità che hanno le nuove forme di comunicazione. In quel post pubblicato sul mio profilo facebook, usavo l’immagine del nostro pianeta segnalando gli artisti coinvolti nella fase finale del progetto nei loro rispettivi punti cardinali. Gaia (questo il nome dato alla Terra dagli antichi greci) ci ospita ed unisce in un grande abbraccio. Giordano Bruno aveva già divulgato questo spirito di unione tra esseri umani, una comune ricerca di conoscenza e verità assoluta. L’aver gettato il seme di un progetto intorno al quale si sono mosse tante energie positive è il primo grande successo di quest’album. Poi c’è anche il rovescio della medaglia (non la prog band ma il lato oscuro dei sentimenti umani!) che contrappone, ad una forza che guarda avanti, qualcos’altro che rimane nell’ombra e vittima dei risentimenti. Trovo comunque inevitabile che la passione, il coraggio, lo sforzo e la continuità vengano premiati, perché l’unico modo per sperare di migliorare sé, gli altri e il mondo che ci circonda, è credere fino in fondo in qualcosa e lottare per farlo nascere ed affermare. Se questo qualcosa poi sono un pugno di canzoni ispirate dalle vicende di un illuminato come Giordano Bruno, c’è di che stare tranquilli.
 
Che cosa differenzia questo nuovo lavoro dai tuoi precedenti?
Per la serie “Sempre più difficile”! I bersagli si allontanano ma la mira migliora e quindi si spera sempre di far centro. Chi avrebbe scommesso su un progetto così ambizioso?
Un concept album prog, doppio, da realizzare in vinile e che ruota intorno ad un personaggio discusso come Giordano Bruno. A proposito, ho scoperto che tutti, almeno una volta nella vita, hanno cullato il sogno di realizzare un’opera sul filosofo.
Concettualmente ho voluto rappresentare un acquarello di immagini senza tempo ed è infatti intorno a una serie di eventi remoti e visioni precorsive che si muovono le vicende musicali dell’album. Non ho avuto la pretesa di mettere a battesimo un nuovo genere musicale e infatti non vi è alcun suono avveniristico nell’album che possa solleticare gli amanti delle novità.  
Mi sono posto al di là di ogni osservazione sul genere o sull’utilizzo di questo o quello strumento musicale.
C’è un verso nella canzone che chiude la prima facciata: ”… ed attendo con gli amici il fumo dell’uomo col mio stesso volto al buio di un imago nella notte… forse Aqualung”, che insieme al salto d’accordo sincopato sui bassi dell’acustica, non ha bisogno di spiegazioni. E chi non capisce il senso del flashforward  vissuto da Giordano Bruno con la sua percezione di note che presto qualcuno raccoglierà dallo spazio/tempo e scriverà su pentagramma, non ha capito l’album. ll clima è dichiaratamente retrò e strapieno di citazioni ma conserva la sua voce e peculiarità stilistica e mi piace pensare che quest’album abbia rotto le barriere del tempo e possa far ben mostra negli scaffali insieme ai prodotti usciti cinquanta anni fa.
A pensarci bene, metà secolo è un intervallo piuttosto breve se ci allontaniamo da una percezione soggettiva dello scorrere del tempo. Non c’è più l’ansia di dover collocare il proprio lavoro in un determinato momento storico e questo album non è sicuramente figlio del  suo tempo. Sono semi o se preferite messaggi nella bottiglia (c’è molta acqua in questo disco, acqua che spegne le fiamme) che vengono rilasciati nel liquido cosmico ma non sappiamo quando o se giungeranno mai a destinazione, perché non conosciamo ancora quale essa sia. Ma tutto andrà probabilmente a riempire la storia del pensiero umano che trasmigra in qualche modo da una parte all’altra dell’Universo/Multiverso. Se poi, tra centinaia di anni qualcuno troverà tracce di quel che è stato fatto, potrebbe anche nascere un nuovo interesse e il giudizio sarà avulso da ogni condizionamento storico. Queste ovviamente sono mie farneticazioni, la casa discografica con la quale ho firmato il contratto, al contrario, è già al lavoro per dare visibilità all’album e promuoverlo adeguatamente a livello internazionale.     
 
Vista l’internazionalità di cui parli, è ipotizzabile pensare di vedere tutti i tuoi ospiti su di un palco?
Spero proprio di sì, ma puoi immaginare quale possa essere il principale problema per l’attuazione di un progetto simile.
 
L’artwork è di uno dei miei artisti preferiti, Ed Unitsky: come nasce la vostra collaborazione?
Marco Bernard, il bassista dei The Samurai Of Prog, è una mia vecchia conoscenza. Abbiamo entrambi militato, alla fine degli anni ’70, tra le fila degli Elektroshok un gruppo punk romano. L’autore delle loro copertine è Ed Unitsky, che ha risposto affermativamente anche alla mia proposta per l’artwork di “Giordano Bruno”. Ed è un artista di grande talento e personalità. Ha una tecnica originale che lo contraddistingue da chiunque altro. Lui è rimasto molto legato a questo lavoro e ne custodisce la creazione gelosamente, come è atteggiamento di tutti i grandi artisti .
 
In che formato uscirà “Giordano Bruno”?
Il doppio vinile con Cd incluso uscirà in tutte le rivendite dischi/Cd il 16 febbraio prossimo. Mi è stato tuttavia riferito che è già disponibile su digital store come Amazon.
 
Ripetiamo con quale etichetta?
Immaginifica by Aereostella
 
Sono previste presentazioni di pubblicizzazione?
Il 18 febbraio al Planet Live Club di Roma con il suddetto line up e ospiti.
 
 
 
 
Side one
Campo dè fiori  5:22
Viator temporis  1:35
Liber in Tiberi  5:44
Angeli senza ali  2:23
Side two
Circe  7:13
Diana/Morgana  5:37
La cena delle beffe  5:46
Side three
Dreams of mandragora  4:40
Danse macabre  3:20
The Globe  4:20
Wittenberger fuchstanz  7:59
Side four
Un valzer per il Mocenigo  5:32
Sandali rossi  8:02
Campo dè fiori reprise  3:43
 
Tutte le musiche scritte da  Jerry Cutillo eccetto “Danse macabre”, di Saint Saens (1874).
Ospiti… David Jackson, Richard Sinclair, Sonja Kristina, Maart Allcock, Jenny Sorrenti  e altri.
Registrato nei  Feed the Fox, Sound Avenue, Re.Fo. and Naten Studio.
Mixato e masterizzato allo Studio Blu  da Marco Lecci, assitente al mixaggio Cristiano Boffi.
Cover design di Ed Unitsky
 
Produzione di CraftyArtVenture2017