ARCADELT- ARC8

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

Questo utente ha pubblicato 2336 articoli.
ARCADELT ARC8Lizard Records, 2019
 
 
 
 
 
 
Gli Arcadelt nascono nel 1992, un dato che suggerisce due ovvie considerazioni: innanzitutto parliamo di considerevole esperienza musicale, giacché ventisette anni dedicati, anche, alla musica sono periodo significativo di vita; seconda cosa, i componenti di questa band romana propongono un tipo di musica che hanno assimilato per induzione, magari fulminati da qualche ascolto genitoriale, perché i fatti dicono che all’inizio della loro attività la musica progressiva era ormai stata relegata a estrema rappresentazione di nicchia. Apprezzabile.
Sì, stiamo parlando di prog, quello che la Lizard - etichetta discografica di Loris Furlan -  propone con continuità.
Quando Loris mi inviò un link ad un loro video relativo alla nuova uscita - “ARC8” - mi premurai immediatamente di approfondire, perché spesso mi bastano pochi secondi di ascolto per capire che il seguito potrà darmi soddisfazioni.
Il disco in questione è stato presentato ufficialmente in occasione del Festival Prog di Veruno, pochi giorni fa, appuntamento che ho mancato per un soffio, potendo presenziare solo all’ultima giornata, quando gli Arcadelt erano già… passati, lasciando però un certo strascico positivo.
Ed è stato proprio nel corso del mio avvicinamento a Veruno - circa due ore di viaggio - che ho ascoltato tutto l’album, tre volte di fila, condividendolo con altre due anime prog, con me in auto.
Beh, non mi ero sbagliato!
I quarantatré minuti proposti dagli Arcadelt mi appaiono come sintesi del prog che più ho amato, e mi pare poco interessante sottolineare le similitudini con le matrici originali e con le sonorità che hanno influenzato la formazione musicale del singolo musicista… preferisco evidenziare la qualità che produce la miscela tra rock e classicismo che propongono e che da sempre mi entusiasma.
Sono sette le tracce che compongono “ARC8”, un cantato in inglese che trova concessione alla nostra lingua nel brano “Assenze”, e nell’incipit di “Caledonia”.
L’intervista a seguire realizzata con la band chiarirà ogni aspetto relativo alla biografia, ai significati del disco e alla filosofia di lavoro, permettendo di catturare dettagli importanti che spesso non emergono dal solo ascolto, e partendo proprio dal titolo si arriva ai concetti tanto cari a questi musicisti.
In questo caso preferisco fotografare semplicemente il mio feeling.
Lo sforzo enorme che porta alla creazione di un progetto come questo è spesso sottovalutato, perché l’afflusso continuo di nuova musica, facilitato dalla progressione tecnologica, porta a mettere sullo stesso piano tutto ciò che arriva alle nostre orecchie, ma con un po’ di attenzione ed esperienza si arriva a personali distinguo.
La tipologia di proposta musicale degli Arcadelt risalta per la cura delle trame musicali - a tratti sinfoniche - e l’inserimento di elementi rock, con l’aggiunta di liriche che superano una certa banalità tipica di alcuni testi usati nei seventies; quindi “ARC8”, attraverso i convincimenti condivisi dei singoli componenti, è anche portatore di messaggi, fatto non certo scontato.
Onestamente, mi sarebbe risultato impossibile raggiungere l’essenza di questo lavoro senza le spiegazioni dei creatori del progetto, e mi sarei accontentato nel godere di una bellezza estetica che spero sia per tutti un obiettivo da raggiungere.
Concetto esagerato? Bellezza estetica?
Ho la fortuna di provare piacere fisico quando mi imbatto in particolari trame sonore, a volte brani ben catalogati nella mia discoteca immaginaria, tracce che utilizzo proprio per riprovare un certo benessere che tanto mi gratifica… parlo di brividi che a volte percorrono parte del mio corpo e mi procurano secondi di trascendenza musicale. Credo sia una grossa fortuna possedere tale sensibilità, e ciò mi ha portato a superare i tradizionali giudizi che si applicano in questi casi, e la solita dicotomia tra musica buona e cattiva si è per me trasformata in musica che  fa stare bene e altra che  lascia indifferente.
“ARC8” appartiene per me alla prima categoria, un album che farà parta dei miei normali ascolti futuri, la cui fruizione determina un risultato certo, un piacere musicale che auguro a tutti.
A controbilanciare questo commento anomalo, volutamente personalizzato, aggiungo l’oggettività del pensiero degli Arcadelt: la lettura mi appare propedeutica all’ascolto, una sorta di indicazione da seguire prima dell’utilizzo di un nuovo acquisto.
Ovviamente, è un album che consiglio di comprare a scatola chiusa!
 
 
 
 
La chiacchierata…
 
Obbligatorio iniziare dalla vostra storia, dall’evoluzione della band a partire da metà anni ’90…
 
Cinque ragazzi con la voglia di divertirsi e una passione comune per il rock progressivo. Un CD (“Enjoy”) composto e prodotto molto velocemente, i live nei locali romani e la partecipazione ad alcune rassegne specializzate, delle recensioni molto positive. Poi l’uscita dal gruppo del batterista fondatore Fabio Ferri ha significato cercare nuovi equilibri per delle persone che si sentivano prima di tutto legate da un rapporto di amicizia e non solo musicale. L’arrivo di Sandro Piras ci ha permesso di concretizzare finalmente molto del lavoro che era rimasto sospeso.
 
Guardando alla vostra discografia si nota un considerevole spazio temporale tra le vostre due uscite discografiche: cosa è accaduto tra una e l’altra?
 
In realtà non abbiamo mai smesso di frequentarci e c’erano diverse composizioni che il gruppo aveva elaborato dopo l’uscita di “Enjoy”. Quando abbiamo avvertito nuovamente la voglia di tornare a comporre è stato naturale ritrovarsi in sala prove con uno spirito diverso. I nuovi brani sono nati infatti da diverse ore di improvvisazione in sala e non più da una base portata da un singolo componente del gruppo. Un approccio entusiasmante dal punto di visto creativo, anche se molto “time consuming”.
 
“Enjoy” e “Arc8” sono separati da 25 anni: possibile intravedere qualche legame tra i due dischi? Esiste un aggancio tematico?
 
Sì, vi sono diversi legami tra i due lavori. Da un punto di vista compositivo contiene dei brani che furono composti poco dopo l’uscita di “Enjoy” e che abbiamo terminato di arrangiare. Da un punto di vista tematico ci interessa sempre esplorare la complessità dell’animo umano e la sua risposta di fronte ad emozioni quali gioia, amore, paura, frustrazione, spesso un equilibrio da trovare tra desiderio di vendetta e compassione verso noi stessi e gli altri. “Enjoy” esplora le emozioni di un’età infantile e adolescenziale, “ARC8” di un’età più adulta.
 
Quali sono state le band o gli artisti a cui vi siete ispirati inizialmente e con cui vi siete formati?
 
La metà delle recensioni al nostro lavoro concludono che assomigliamo ai Marillion, anche se non è mai stato particolarmente il nostro modello. In realtà non ci piace essere assimilati a degli schemi predefiniti, se dobbiamo fare un nome sicuramente un modello di ispirazione comune sono stati i Genesis.
 
Soffermiamoci sul nuovo progetto partendo dal titolo e dal suo significato…
 
Il titolo di questo lavoro ha conosciuto varie fasi di preproduzione. Originariamente doveva chiamarsi “Arcade”: un omaggio alle sale giochi anni ’80, nelle quali abbiamo dilapidato la nostra giovinezza, e un continuum del concetto di gioco espresso nella prima copertina di “Enjoy”. Dai balocchi ai videogame. Successivamente ha avuto una pre-release con il titolo di “Ventura”, a sottolineare l’avventura della nostra frequentazione che ha superato varie barriere oltre a quella temporale.
Nel cercare il nuovo titolo siamo stati influenzati dai discorsi sui massimi sistemi che spesso chiudevano le prove. In particolare, riguardo alla meccanica quantistica in rapporto alla meccanica classica, la sfida della fisica di trovare la teoria del tutto, ci ha portato alla scoperta del nuovo (si fa per dire perché nasce negli ‘80) concetto di realtà. I “nuovi” fisici la chiamano “E8”, e simboleggia in parole veramente povere il numero minimo di dimensioni che ci circondano. Dove la teoria delle stringhe non ha davvero completato il suo obiettivo, E8 si presenta come gagliardo alfiere… Abbiamo conosciuto molti momenti di tensione prima e dopo, e Arcade si stava trasformando simpaticamente in Arc-hate per odio e frustrazione. Ci sembrava perfetto unire la ricerca del tutto (nel nostro “tutto”) in una equazione, quasi un acronimo.
A completare il progetto la copertina frutto di una interpolazione di più immagini ad opera di un software di Intelligenza Artificiale, parte dallo stesso percorso Balocchi-Videogame verso la giostra, intesa come vita o visione ologrammatica di essa. Era difficile da credere o immaginare ma E8 si rappresenta proprio con la forza stilizzata di una giostra.
 
Cosa contiene “Arc8” dal punto vista dei testi e delle trame musicali?
 
I nostri brani raccontano dell’impatto che hanno i nostri sogni dell’infanzia e le aspettative dell’adolescenza quando si raggiunge l’età adulta. La nostalgia, il senso d’impotenza e la rabbia per quello che immaginavamo di diventare ed invece non è stato. Per il mondo in cui credevamo di vivere e che invece si mostra per la prima volta con le sue nefandezze. La ricerca della felicità non manca mai ad ogni modo nella narrazione. Le trame musicali spaziano con la massima libertà e le singole parti sono sempre in funzione del brano nel suo complesso senza lasciar spazio all’individualismo. La ricerca dei suoni è per noi una parte della composizione molto importante.
 
Siete soddisfatti della riuscita del nuovo progetto (non mi riferisco alla risposta di chi segue la vostra musica, ma alla gratificazione rispetto all’impegno profuso)?
 
SI siamo molto soddisfatti. In linea di principio si può sempre migliorare ma, appunto, è solo un principio. Abbiamo difficoltà talvolta a considerare un brano “concluso”, ma alla fine siamo diventati più bravi a gestire l’illusione del miglioramento perenne.
 
Vi ho mancati per un pelo a Veruno (ero presente solo la domenica) e vi chiedo la vostra sensazione da palco, ma la domanda si estende alla vostra preferenza tra espressione live e “studio”.
 
Non suoniamo molto spesso live e in genere prediligiamo la partecipazione a festival o rassegne rispetto al circuito dei locali (dove comunque suonare musica originale diventa sempre più difficile). Il concerto di Veruno è stato un “crescendo” come qualità dell’esecuzione musicale mentre da subito abbiamo percepito molta energia positiva da parte di tutte le persone che erano lì ad ascoltarci. Ogni musicista compone per avere l’occasione di presentare il proprio lavoro ad un pubblico che sia il più vasto possibile. L’esibizione live è l’occasione giusta anche per trasmettere emozioni diverse dal semplice ascolto musicale.
 
Che cosa pensate dell’attuale stato del prog in Italia? È destinato a restare fenomeno di nicchia o ci sono speranze di maggior diffusione?
 
Il Prog è una forma d’arte della musica contemporanea, dovrebbe garantire massima libertà a tutti i musicisti che affrontano la composizione. L’importante è non sentirsi obbligati a seguire alcuni stilemi tipici degli anni ‘70 e portare le proprie composizioni ad un livello di arrangiamento nuovo e attuale. In questo senso potrebbe non essere destinato a restare un prodotto di nicchia, c’è richiesta di stili musicali diversi da parte del pubblico che è un pubblico eterogeneo e di età differenti.
 
Cosa c’è dietro l’angolo per gli Arcadelt? Nuovi progetti, concerti, pubblicizzazione del nuovo album?
 
Far conoscere “ARC8” attraverso la partecipazione a festival e rassegne anche oltre i confini italiani. Materiale per un nuovo album ne abbiamo, appena ci riprendiamo dalla fatica di quest’ultimo, chissà…
 
 
 
 
ARCADELT
ARC8 - Lizard Record
7 tracce - 43'. 11''
 
Behind the Curtain
The Heartbeat
Dogs in Chains
Caledonia
Assenze
Blood on
The Blu Side
 
LINE UP
Pierfrancesco Drago – voce solista e flauto traverso
Giacomo Vitullo- tastiere e backing vocals
Fabrizio Verzaschi – Chitarra e backing vocals
Fabio Cifani – basso
Sandro Piras – batteria
 
Info:
Canale youtube: Thearcadelt