LATTEMIELE 2.0 - Paganini Experience

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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lattemiele 2 0 paganiniBlack Widow Records, 2019

 

 

 

Non so se sia condizionante avvicinarsi ad un nuovo progetto musicale partendo dal live e risalendo verso il lavoro in studio… generalmente accade il contrario, ammesso che il collegamento tra le due fasi possa ogni volta avvenire. Resta il dato di fatto… il 18 luglio scorso, in occasione del tradizionale Festival Prog realizzato dalla Black Widow al Porto Antico di Genova, ho ascoltato per la prima volta l’album “Paganini Experience”, dei LATTEMIELE 2.0:

IL RESOCONTO

La continuità rispetto al passato è garantita da un paio di membri storici, Massimo Gori in primis - bassista e vocalist da sempre nel giro della band - e Luciano Poltini, tastierista presente nel lustro che ha chiuso gli anni ’70. A loro si è aggiunta nuova linfa: Marco Biggi alla batteria e la violinista Elena Aiello. Di loro e dei dettagli del progetto ci racconta Gori nell’intervista realizzata subito dopo il concerto a cui accennavo.

Sono passati oltre due mesi da quell'evento, e il silenzio parziale è dovuto ad una precisa scelta commerciale, anche questa sviscerata nella chiacchierata a seguire; in pratica si è attesa l’uscita parallela sul mercato giapponese, da sempre molto vicino alla band, e quindi nell’occasione del concerto sono state rilasciate copie in numero limitato (CD e Vinile), ma dal 27 settembre… nessuna restrizione. 

Come ho già avuto modo di raccontare sono rimasto davvero sorpreso dalla resa da palco, dall’amalgama tra i componenti la band e dalla novità di una proposta che, sulla carta, poteva profumare di forzatura.

L’idea originaria nasce dalla Black Widow, etichetta genovese dedita a prog e metal, e viene naturale pensare che  i cittadini locali siano particolarmente orgogliosi di un certo Niccolò Paganini, vissuto 200 anni fa, violinista, compositore, innovatore, ma circondato da un alone di oscurità, un artista “maledetto e diabolico” - per usare termini che lo hanno caratterizzato -, e in quanto tale avvicinato al concetto di rockstar ante litteram.

Avere in formazione una giovane e superba violinista e "trattare" l'argomento Paganini potrebbe sembrare una facilitazione, ma l’esito di un album di questo genere prescinde dalle skills dei singoli musicisti, date in qualche modo per scontate. Conta molto di più ciò che si riesce a trasmettere, oltre gli aspetti di estetica musicale.

La mia sensazione, successiva ai ripetuti ascolti, conferma quanto avevo captato in estate, e non posso che parlare in termini pienamente gratificanti di questo lavoro discografico, nove episodi che si dipanano per una quarantina di minuti e che pongono come base la classicità - elemento che appartiene da sempre alla band - che si sviluppa tra le divagazioni emersoniane di Poltini e la versatilità della Aiello, troppo giovane per certe frequentazioni musicali, verrebbe da pensare, ma in realtà a completo agio tra fughe e contrappunti innestati su trame rock.

Apre l’album “Inno”, che propongo a fine articolo come testimonianza live.

L’inno è rivolto alla musica e a tutto ciò che la circonda, e l’omaggio a Keith Emerson contenuto nel brano è legato all’amore di Poltini per il mitico tastierista che, proprio mentre “Inno” nasceva, veniva a mancare.

Una spinta energica che trova immediata contrapposizione con la melanconica “Via del colle”, luogo in cui Paganini passò l’infanzia, in una casa che ormai non esiste più.

Pezzo struggente e carico di significati trasportabili in ere e situazioni temporalmente lontane, racconta lo status iniziale di un Paganini bambino (“Nato in Via del Colle, nella Genova dei poveri, dove i panni si lavano in piazza dentro ai trogoli, bambino io diverso restavo un po’ in disparte…”), emarginato a causa della sua anomala genialità. 

“L’Ora delle Tenebre” scatta come un coprifuoco, ed è in quel momento che si opera la dicotomia tra il comportamento ortodosso e quello definito deviato: l’oscurità protegge le diversità, quelle che in un artista amplificano le frustrazioni.

Brano di oltre sei minuti dove le trame sinfoniche diventano le basi per i giochi solistici di tastiere e violino. Coinvolgente.

“Cantabile 2019” vede la collaborazione con il gruppo vocale dei Cluster, presente anche nell’uscita genovese e nel video a seguire. Pura magia determinata dal rimbalzo tra violino e delicate e sapienti vocalità.

“Porto di Notte” riporta alla frequentazione notturna dei vicoli genovesi adiacenti al porto, luogo in cui Paganini può ritrovare la genuinità dei rapporti umani, dopo aver lasciato il volto ufficiale nei salotti e nei “luoghi” convenzionali.

Gioco di successioni solistiche tra la chitarra elettrica, il sintetizzatore e il violino.

“Charlotte” è il brano che ho pensato di proporre a seguire come sintesi dell’album, due minuti e mezzo di musica strumentale, una manciata di secondi che provocano brividi e benessere, per l’atmosfera che si viene a creare e per la forte spinta verso una dimensione che trascende la materia.

“Danza di Luce” si divide in due movimenti, il Primo Movimento attribuito a Poltini e il Secondo Movimento - Divertimento a Gori.

Un ospite importante, Aldo De Scalzi, e un obiettivo che estrapolo dal booklet: “Un percorso dal sacro al profano, dalla maestosità di una cattedrale ad una immaginaria jam session tra Paganini e una rock band. Contiene variazioni sul capriccio n. 24 di Paganini.”

È questo il momento di massima contaminazione tra rock tradizione, dove una sezione ritmica divisa tra regolarità e fantasia permette agli altri strumentisti divagazioni gustose e godibili.

Un po’ di spiccato seventies nella chiusura del brano.

“Angel” è stata scritta da Jimi Hendrix - che probabilmente dedicò alla madre - arrangiato da Gori e Poltini, e sottolinea il desiderio di accostare innovazione/trasgressione a genialità, e quindi l’anima maledetta e illuminata del musicista genovese rinasce nel chitarrista di Seattle… rock star di ere diverse ma sempre, entrambi, rock star!

A chiudere il disco “Cantabile 1835”, altro gioiellino in bilico tra pianoforte e violino che potrebbe strappare qualche lacrima agli esseri particolarmente sensibili - e virtuosi, aggiungerei.

A livello compositivo Massimo Gori e Luciano Poltini sono onnipresenti, ma guardando oltre mi piace sottolineare il loro merito aggregativo, perché trovare musicisti adatti a tale impegno non deve essere stato semplicissimo.

Bellissimo il progetto fotografico, aspetto di cui Gori parla nell’intervista e che io propongo in parte nel video “Charlotte”.

Un lavoro molto… genovese… e molto attuale, dove concetti e storie del passato, analizzati e catalogati, ritornano prepotentemente verso il vissuto attuale, con la conclusione che, alla fine, il progresso da solo non è in grado di migliorare in modo significativo la capacità di relazione, incidendo forse nella modalità operativa ma non certo nell’essenza.

Come sottolineo nelle prossime righe ho trovato il tutto “fresco”, nonostante gli ingredienti musicali siano pezzi di un puzzle che rappresenta la storia, e quindi apparentemente una riproposizione di qualcosa che già esiste, ma fortunatamente ci sono gli uomini e le donne che sono in grado di fare la differenza, e “Paganini Experience”, partito forse nell'incertezza della sua riuscita, approda con successo ad un porto sicuro, quello di Genova, certamente, ma in maniera più diffusa in quello dell’ottima musica, che fugge da catalogazioni forzate e dà spazio a chi abbia voglia di quelle emozioni che solo la qualità sonoro può regalare.

 

Ma leggiamo il pensiero di Massimo Gori, intervistato a fine luglio…

La prima curiosità riguarda l’essenza del progetto: come è nata l’idea di rinnovare e modificare i Latte Miele, arrivando alla definizione di 2.0?

Dopo la pubblicazione di “Passio” la band si era trovata in difficoltà organizzative, perché ognuno aveva impegni importanti al di fuori del contesto ed era impossibile organizzare un’attività live. Da qui si decise che quello sarebbe stato l’ultimo disco dei Latte e Miele. Io avevo invece ancora molte idee che volevo realizzare nell’ambito prog. Da tempo avevo ripreso i contatti con Luciano Poltini e il lavoro di scrittura che stavamo facendo mi sembrava meritevole di essere ulteriormente sviluppato. È stato allora che abbiamo deciso di dare vita ad un nuovo capitolo, il “2.0” che tenesse conto della tradizione prog-sinfonica del gruppo, ma con alcuni elementi di innovazione.

La sintesi del vostro primo impegno si traduce in un album dedicato a un simbolo di Genova, Niccolò Paganini: che cosa contiene il disco dal punto di vista del messaggio?

Paganini è stata una rock star ante litteram. Innovativo, anticonformista e al di fuori degli schemi. Ci è sembrato che incarnasse alla perfezione l’idea di chi, partendo da una base di classicità, riesce a non farsi inquadrare da schemi precostituiti. In questo senso un esempio valido ancora oggi, in un panorama generale dove il pensiero unico sembra prevalere sulla voglia di sperimentare.

Mi parli della formazione, un misto tra storia e novità?

La formazione comprende, oltre al sottoscritto, Luciano Poltini alle tastiere, un membro storico della formazione 1974 al 1980. Poi due novità, delle quali una assoluta. Si tratta di Elena Aiello al violino, una strumentista con una solidissima preparazione classica (fa parte dell'orchestra sinfonica del Teatro Carlo Felice) ma con una spiccata sensibilità verso il rock ed altri generi musicali. Alla batteria Marco Biggi, strumentista di grande esperienza che ha anche suonato con i Garybaldi. Questa line up è esattamente l'obiettivo che ci eravamo posti sin da subito. Un rinnovamento che tenesse conto della storia dei Latte e Miele (con e senza la “e”). Un capitolo 2.0 ancora in buona parte da sviluppare.

A proposito di Elena Aiello, esiste una connessione tra il suo ruolo specifico e l’album? Mi spiego meglio, un lavoro dedicato a Paganini può nascere solo se nella band esiste chi ha grandi competenze relative al violino o è stata una scelta casuale? 

Si è trattato di una fortunata coincidenza. Elena ha ben due diplomi di conservatorio, in violino e in pianoforte, ed è stata allieva di Luciano Poltini fin dall’età di nove anni. Quando cominciammo a progettare la line up della nuova band, io feci il nome di Marco Biggi alla batteria, e Luciano mi parlò molto bene di questa ex allieva. Una volta strutturato l’organico del gruppo, Gasperini della Black Widow mi propose l’idea di un disco su Paganini. 

Mi è piaciuto moltissimo l’artwork: me ne parli?

Mi aveva colpito un fumetto che era uscito in allegato al quotidiano di Genova, il Secolo XIX, e mentre lo sfogliavo mi è venuta l’idea di “raccontare” i brani attraverso dei disegni e delle brevi didascalie. Ho contattato gli autori del fumetto ed abbiamo iniziato ad elaborare il tutto.

Il disco è uscito in numero limitato nell’occasione del Prog Festival di Genova, il 18 luglio, ma solo ora è disponibile al grande pubblico: mi spieghi le motivazioni e la pianificazione che avete messo a punto con la Black Widow Records? 

Far uscire un disco Prog in piena estate sarebbe stato sbagliato. Oltre a questo, i giapponesi, che sono grandi amanti del prog ma non dimenticano mai le logiche del mercato, hanno chiesto che il disco uscisse contemporaneamente in Italia e in Giappone. Per questo abbiamo dovuto stabilire la fine di settembre come release date.

Proprio in occasione del Prog Festival avete presentato il vostro volto, e il pubblico ha particolarmente gradito… forse non si aspettava un progetto così fresco: non è stata una sorpresa anche per voi la verifica della vostra “consistenza” sul palco?

A costo di sembrare presuntuoso, non avevo dubbi sull’impatto live di questa formazione. Già nelle molte ore di prove che abbiamo fatto, il sound si era definito in modo preciso ed inequivocabile, come un giusto mix tra tecnica ed emozioni. Mi fa piacere che tu usi l’aggettivo “fresco” per definirlo, anche perché si tratta proprio di una ventata di novità. Avevo solo qualche timore che ora posso confessarti. Anche nel prog, purtroppo, esistono gli “integralisti”, e temevo che qualcuno non avrebbe accettato un progetto che, oltretutto, include una “quota rosa” di così grande spessore. Le donne nel prog sono ancora poco rappresentate, e la nostra è stata anche un po’ una sfida. Per fortuna le cose sono andate come hai visto.

I brani storici sono generalmente accettati senza troppe varianti, eppure, nel corso del concerto, sono rimasto colpito da una divagazione sul tema davvero notevole, la proposizione di “Hoedown” (https://www.youtube.com/watch?v=ZIk7X25oNIM) con l’hammond di Emerson in parte sostituito dal violino di Elena, apparentemente un azzardo, ma il risultato è stato sorprendente: come vi è venuta questa pensata, tenendo conto anche della giovane età della vostra violinista, che certa musica potrebbe anche non averla mai ascoltata?

Elena mi ha raccontato che a casa ascolta di tutto, da Mozart ai Motorhead. E poi è impossibile (ma è una battuta) avere a che fare con Luciano per tanti anni e non essere “contagiati “dalla sua passione per Emerson. Musicalmente siamo tutti “onnivori”, e da questo deriva un’apertura mentale che ci consente di rinnovare anche percorsi già sperimentati.

Una domanda che ti ho già fatto sul palco e provo a riproporre: Latte Miele 2.0 è un’idea da portare avanti nel tempo o risponde ad esigenze contingenti e quindi non esiste un programma a lunga scadenza?

Luciano ed io stiamo già discutendo del prossimo album. Sicuramente questo è un progetto che vogliamo portare avanti con altri lavori.

Avete pianificato altri concerti o presentazioni?

L’11 ottobre, al 29 R di Via Del Campo, a Genova, ci sarà la presentazione ufficiale dell’opera. Ringraziamo la titolare Laura Monferdini per la sua gentilezza ed ospitalità e aspettiamo un po’ di amici e fan alle ore 17,00. 

E da qui si parte…

 

 

Line-up:

Massimo Gori: Bass, Vocals

Luciano Poltini: Keyboards

Elena Aiello: Violin

Marco Biggi (Paolo Siani, Garybaldi): Drums

Brani:

Inno

Via del Colle

L’Ora delle Tenebre

Cantabile 2019

Porto di Notte

Charlotte

Danza di Luce

Angel

Cantabile 1835

Versione live