Stolen Apple - Wagon Songs

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Vanoli

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Stolen Apple Wagon SongsAutoprodotto, 2020

 

 

 

Qualche mese fa è uscita l’opera numero due di un gruppo fiorentino che, già con il disco d’esordio “Trenches” (uscito nel 2016), aveva dato sfoggio di saper maneggiare con cura la materia rock.

Gli Stolen Apple sono formati da Riccardo Dugini (voce, chitarra), Luca Petrarchi (voce, chitarra, organo, synth), Massimiliano Zatini (basso e voce) e Alessandro Pagani (batteria, piano, percussioni e voce), tutti con alle spalle svariate esperienze in gruppi indipendenti, tra i quali citiamo almeno Nest e Subterraneans. Mai come in questo progetto, però, i quattro sembrano voler fare sul serio, facendo confluire nei loro brani tante suggestioni differenti.

Se allora i nostri sembravano mirare al di là dell’Oceano, con rimandi a certo rock americano targato nineties, magari non più in voga ma evidentemente radicato nei loro cuori, con questo “Wagon Songs”, i confini si fanno più ampi, con trame musicali che vanno a intercettare tanti altri stilemi che si fondono in uno stile personale.

 

Gli Stolen Apple in un ritratto presente nella loro pagina Facebook ufficiale

Non più ragazzini, gli Stolen Apple non vanno a ricercare mode, preferendo badare al sodo, nel proporci un rock solido, variegato e soprattutto ottimamente suonato. “Wagon Songs”, all’apparenza oscuro per rimandi e immaginario, rappresenta invero un caleidoscopio credibile del miglior rock espresso dal ’90 ad oggi.

Certo, il grunge è ancora presente a piccole dose, ma le sfumature sonore sono evidenti in un brano dai connotati remiani (non a caso la mia preferita del disco, perdonate la nota autoreferenziale) come “It’s up Your Mind”, che arriva a mitigare l’urgenza espressiva e il furore dei primi due pezzi: la tagliente “Suicide”, con la sua coda psichedelica, e soprattutto la cavalcata rock’n roll di “Renegade Sun (Brexit)”.

 
 

Altrove si scavalla su un sound ancora più ruvido, che emerge tra le pieghe della fulminante “Tattoo”, una scheggia impazzita di nemmeno due minuti, quella sì dall’imprinting punk, con i suoi echi di Sex Pistols. Ma all’interno dell’album possiamo imbatterci anche in deviazioni acide, come nella classicheggiante ed esplicita “Masturbation” o nella lunga e maestosa “Easier” che chiude l’album con sonorità spigolose e avvincenti, memore dei migliori episodi shoegazer.

E’ un disco molto teso emotivamente, eccezion fatta forse per la sola “A Looking Behind Kid”, che rallenta un po’ i toni, rendendo mite e più onirica l’atmosfera.

A far risultare il tutto però assolutamente piacevole e rilevante, dal mio punto di vista, sono gli ottimi arrangiamenti che mostrano una grande cura nei particolari.

Dal vivo gli Stolen Apple promettono scintille, e spiace che il lockdown sia giunto proprio in prossimità del lancio dell’album, cosicché non ci sia stata di fatto la possibilità per il momento di promuoverlo adeguatamente mediante la prova del palco.

Il tempo per recuperare però c’è tutto, o almeno per concedergli un ascolto attento: l’ho fatto anch’io che – mea culpa – arrivo tardino a divulgarlo qui per voi. Ma è un compito che assolvo molto volentieri,  perché “Wagon Songs” è assolutamente un disco che merita e che potrebbe accontentare tutti i puristi e gli appassionati dell’indie rock.