Abstract Orchestra - Dilla

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: cspigenova

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Abstract Orchestra Dilla(ATA Records, 2017)

 

 

 

Noi amanti di prog abbiamo un pregio/difetto, un pregio/difetto che si fa sempre più manifesto con il precedere dell'età: torniamo sempre nello stesso luogo, dove ci sono i nostri dischi preferiti e non ci schiodiamo. Intanto il tempo passa e non ci accorgiamo che comunque c'è anche della gran bella musica alla giornata d'oggi e non necessariamente in ambito prog.
Pertanto eccomi qui a consigliarvi questo lavoro dei britannici Abstract Orchestra, Dilla (che è anche il loro esordio). Cosa succede quando il jazz-rock incontra l'hip-hop? Beh escono fuori cose straordinarie (nel senso che fuggono dal nostro "ordinario" sentire). Ritmi ossessivi e sax parkeriano, linee di basso originali e chitarre funky. E' quello che potete trovare in Dilla. Si puyò idealmente partire dai Nucleus e arrivare a Jay-Z.   
Attenzione, perché, sì che c'è l' "orchestra" ma  - come ogni buona pratica post-moderna insegna - non mancano parecchie campionature rubacchiate qua e là (e citate con dovizia di credit). Bisogna lasciarsi convincere subito dal fantasmagorico gioco di rimescolamento di carte: l'opener Welcome to Detroit/Diary sembra uno strumentale zappiano con gli inserti corali di Isaac Hayes; nei due mix della title track Dilla Mix 1 e 2 la base hip-hop crea le fondamenta adatte per miscelare polifonie fiatistiche, interventi solistici jazz e interludi vocali soul (così come in A.N.G.E.L.); Raw Shit è una bizzarra fanfara in cui le note gravi del fagotto si cimentano in un walking bass che vorrebbe diventare melodia al cospetto di un petulante organo Farfisa. L'Abstract Orchestra è brillantemente "pop" appena elabora codici di una cantabilità popolare black di facile riconoscibilità, ma senza rinunciare ad arrangiamenti raffinati (Official/Fall in Love, Love, So Far to Go, Sun in my Face, la seducente Stop e Two Can Win dalle bellissime strettoie ritmiche); il gruppo inoltre si diverte a scrivere sequenze cameristiche prossime ai territori della cosiddetta "musica colta" (Fantastic). Ecco: anche negli strumentali l'ensemble riesce a dare il meglio di sé, anche quando inventa tessuti ripetitivi ma efficaci (Love Jones e King, oppure anche nella song Workinonit).
Sì, lo ammetto: Dilla mi ha colpito e affondato, perché sono capitato in un territorio per me nuovo, ricco di input musicali capaci di spingermi a riprendere in mano la vanga e cominciare a scavare, magari scoprendo nuovi filoni d'ascolto. D'altra parte se la musica "buona" le "questioni di genere" contano ben poco.
 
(Riccardo Storti)