Morisco - L’ultimo colpo

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Scritto da: Vanoli

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Morisco L ultimo colpoAutoprodotto, 2020

 

 

 

Sono un duo musicale di Bolzano, marito e moglie, nella vita si dedicano per lavoro ad altro ma da diversi anni coltivano un’insana passione per il mondo delle sette note.

Si chiamano Morisco, nome curioso rubato a uno dei personaggi più eccentrici della saga di Tex Willer.

E non sarà questo l’unico riferimento tangibile al mondo dei fumetti da parte di Piergiorgio Veralli e Francesca Russo, a iniziare dalla bella e coloratissima copertina che porta la prestigiosa firma di Stefano Biglia, tra i disegnatori della già citata serie di “Tex”.

Non conoscevo la storia dei Morisco, d’altronde hanno deciso di muoversi sottotraccia in tutti questi anni, giungendo all’album d’esordio dopo una rodata gavetta fatta di concerti anche in piccoli contesti, corroborata da vagonate di ascolti, e con un orecchio aperto anche verso le nuove tendenze, pur intessendo appieno il proprio sound in un immaginario ben più lontano, con molte reminiscenze sixties.

Oltre a una naturale e fisiologica crescita artistica, con scelte ponderate che hanno portato finalmente alla pubblicazione di un primo vero album, a contribuire (purtroppo o per fortuna) alla lunga attesa prima di debuttare su larga scala, è stato il fatto che i Nostri abbiano optato per la totale indipendenza, sia a livello di pubblicazione che di produzione, con tutte le situazioni annesse e connesse che sottendono all’uscita di un’opera.

Devo ammettere che con molto garbo ma pure con un particolare ed efficace espediente sono riusciti a instillare in me la giusta dose di curiosità, ed ecco che quindi nelle ultime settimane mi sono ritrovato spesse volte a inserire nel lettore cd della mia autoradio (sì, mi piace ancora ascoltare i dischi in macchina nei miei numerosi spostamenti quotidiani) questo lavoro, di certo artigianale, ma assolutamente ben fatto, piacevole e intrigante.

“L’ultimo colpo” denota sin dal titolo un certo amore per il cinema, ipotesi che diventa realtà anche solo mettendosi a scovare i tanti riferimenti che risiedono sopratutto nei testi (quasi tutti appannaggio esclusivo di Veralli, pur coadiuvata in fase di scrittura dalla Russo), ma anche in alcune sonorità, per l’atmosfera che sono in grado sovente di ricreare.

Se i testi sono molto suggestivi, ficcanti e con un gusto spiccato per l’espediente narrativo – anche delle piccole cose di tutti i giorni, passando in scioltezza tra realtà macro e altre micro – lo stesso si può dire per le musiche, il più delle volte ariose, magnetiche, piene, e sorrette da melodie riconoscibili, placide, finanche in alcuni casi irresistibili.

Siamo dalle parti del pop d’autore, volendo estremizzare al massimo e provando così a catalogare l’apparato musicale del duo, qui coadiuvato da fidati e validi musicisti locali come Gregor Marini (al pari del leader Piergiorgio Veralli, un ottimo polistrumentista) e il batterista Alex Refatti, coinvolti a tal punto da far assomigliare i Morisco a una vera band a più elementi, come ci risulta essere stati all’altezza dei loro primi vagiti musicali.

Hanno collaborato inoltre al disco in studio altri musicisti quotati, a rendere ancora più varia la tavolozza dei colori presenti nelle canzoni.

Già, le canzoni… sono ben quindici, non certo poche per un esordio, ma basti pensare che pur essendo formalmente “L’ultimo colpo” un vero debut-album, lo stesso assume anche le parvenze di un greatest hits degli stessi Morisco, visto che al suo interno sono comprese tracce che già vantano una propria storia, proposte più volte davanti a un sempre caloroso pubblico.

Il pop, quello nobile debitore dei mitici Fab4 (con Paul McCartney nume tutelare ben in evidenza), scorre nelle vene aperte di brani trascinanti come “Don Diego” che apre le danze nel vero senso della parola.

L’andamento musicale ha un ché di cinematografico, il cantato di Francesca è sicuro e affascinante: l’eroe evocato, più che Zorro, è un “antieroe” nelle intenzioni dell’autore. E’ un inizio convincente, col botto, che senza andare a tirare in ballo ancora una volta nomi altisonanti, potrebbe essere stato partorito da una band nostrana come i Delta V, che scopriremo nel corso dei vari episodi avere più cose in comune con i Nostri.

Uno degli episodi più accattivanti, soprattutto a livello musicale, è senz’altro la terza traccia “Stilla di te”, che parte ciondolante e raffinata e pian piano giunge a plasmare un’atmosfera cangiante che può ricordare alcuni momenti dei Beach Boys.

 

Il video di “Eva canta”, tra le canzoni più interessanti dell’intero album

 

Echi di felici intuizioni narrative si trovano disseminati un po’ ovunque, tra le pieghe della pregevole “Mefisto” (altro dichiarato omaggio alla letteratura fumettistica), caratterizzata da un ottimo arrangiamento e da una performance vocale tra le migliori qui presenti, o nell’orecchiabile “Eva canta”, forte di un delizioso appeal swingante. In questo caso è sin troppo facile, nel ben riuscito gioco di parole del titolo, andare con la mente a Diabolik.

E che dire della “baustelliana” dedica a Marlon Brando nella quasi eponima “Marlon B”?

Ci sono anche canzoni più intimiste, in cui il/la protagonista si guarda dentro, chiedendo delle risposte: alludo all’evocativa ballad “Un giorno difficile” o alla sinuosa “Il temporale”, entrambe che certificano la devozione del gruppo per una grande, anzi la più Grande, della canzone italiana come Mina.

L’interpretazione della Russo in questi due egregi episodi si fa sublime e raggiunge il suo apice (azzardando stavolta sì paragoni ingombranti con la celebre “Tigre di Cremona”) con una delle cover inserite nel disco, vale a dire la splendida “Spaziale” di Edda. Proprio il cantautore milanese più volte ha ammesso che gli piacerebbe che Mina cantasse uno dei suoi brani, magari appunto “Spaziale”, che già di per sè è in grado di toccare vette emozionali altissime.

Molto gradevoli e particolari pure le altre due cover scelte, a denotare un interesse trasversale per la musica: “Amore al terzo piano” potrebbe ricordare istantaneamente i romani Otto Ohm, invece in questo caso si tratta dell’omonimo brano dell’amico Bobbi Gualtirolo, che i più ricorderanno per la sua esperienza con Lino e i Mistoterital; “Cineprese” invece appartiene ai bresciani Intercity.

E’ davvero quest’ultimo un ottimo ripescaggio: ho sempre apprezzato molto i richiami al britpop cari ai fratelli Fabio e Michele Campetti, titolari del progetto; nella versione dei Morisco ad aumentare è il tasso di eleganza, per una canzone che esplicitamente richiama alla mente atmosfere da film (e pertanto ben attinenti al concept del disco).

 

Io con la mia copia del bellissimo cd dei Morisco

E’ un album che ha pochi punti deboli, si fa ascoltare che è un piacere ed è in grado di farti evadere con le sue storie ma anche di farti pensare, tutto però all’insegna di una leggerezza che non va assolutamente scambiata per banalità o vacuità.

Il rammarico è che prodotti ben congegnati come questo, davvero concepiti per amore della musica e “vissuti” dai propri autori – che attraverso i quindici brani hanno riversato tanto del loro mondo di riferimento culturale e non solo – possano venire sommersi dalla grande mole di album pubblicati in modo copioso da più latitudini.

Certo, mi vien da dire che, se i Morisco fossero usciti qualche stagione fa, diciamo negli anni novanta, sarebbero potuti emergere in quel calderone di gruppi di area pop (nelle sue più varie sfaccettature) che seppe ben figurare: penso all’esperienza di gente come i già citati Delta V, ma ci aggiungo anche i mai dimenticati Soon, i pregevoli Madreblu e quei Dirotta su Cuba, che magari partivano da altre premesse ma che me li fanno loro accostare a tratti per il cantato elegante e raffinato di Francesca Russo, in parte simile a quello della brava Simona Bencini.

Poco male, siamo nel 2020 inoltrato e sono comunque felice che in un universo musicale dominato da trap, musica elettronica e tanti “fenomeni” (il più delle volte effimeri) usciti dai talent show, ci sia la possibilità di ascoltare anche una band onesta e ricca di qualità come i Morisco.