DAGMA SOGNA - Interno 11

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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DAGMA SOGNA INTERNO11Dischi Sotterranei, 2021

 

 

Conosco i miei concittadini Dagma Sogna sin dall’inizio della loro attività e, nel tempo, ho avuto l’occasione di ascoltare la loro proposta, live e in studio.

È quindi con piacere che traccio un commento del loro nuovissimo “Interno 11”, un ritorno discografico in un momento complicato, la cui drammaticità diventa ispirazione e innesca la creatività, una sorta di atto di liberazione, un urlo che riesce a far coincidere denuncia e speranza, prerogativa concessa agli artisti.

Per necessità di chiarezza ho posto loro alcune domande da cui emergono i contorni entro cui nasce il nuovo progetto, mentre l’evoluzione della band viene raccontata nelle linee guida, tra storia pregressa e visione del futuro, passando per il coinvolgimento di chi ha avuto ruolo in questo ultimo capitolo musicale.

Arriva sempre il momento, tipicamente alla fine della disamina di un nuovo lavoro, in cui ci si sofferma sull’artwork, o almeno su qualche immagine, se ritenuta interessante.

In questo caso parto proprio dalla copertina perché mi ha permesso di entrare in un modus interattivo prima ancora di ascoltare i singoli brani, una condizione di gradimento - almeno credo - per un generico artista che, attraverso la sua arte, mette a disposizione un pensiero che viene reinterpretato e che quindi può assumere diversificati significati che forniscono tante sfumature al “prodotto” di base. Insomma, l’azione stimolatrice dovrebbe essere un obiettivo per ogni musicista.

Una porta semiaperta, un forte contrasto tra colori sfumati, una denominazione precisa, il conosciuto e l’ignoto separati da una linea facile da superare, anche se serve il coraggio e l’occasione giusta:

 

E se fosse un confine? Una linea di demarcazione? Una divisione tra bene e male?

Una soglia tra dolore e felicità? Un passaggio verso un mondo diverso?

E se dopo quella porta priva di vita ci fosse un’altra porta... un’altra porta... un’altra porta?

E se rappresentasse la nostra vita, e la porta fosse solo uno dei tanti ostacoli senza fine?

E se fossimo coscienti di tutto ciò … faresti bene ad incitarmi a spingermi …  oltre la porta?

 

Non me ne vogliano i Dagma Sogna per questa citazione, catturata da un mio scritto di qualche anno fa, quando fui colpito da una fotografia molto simile alla cover di “Interno 11”.

Ma possiamo entrare in quel luogo circoscritto, chiudere la porta alle nostre spalle e aumentare il volume, dando lo start ad un album costituito da nove episodi definiti dalla band di "pop-rock".

È questo l’ambito in cui si muovono i DS, quello confortevole in cui si utilizzano gli stilemi del rock per raccontare storie personali, intime, attuali, e all’interno di quella stanza in cui tutti si sono dovuti drammaticamente rinchiudere, i momenti di riflessione si sono elevati ad una potenza non bene definita e definibile… perché in quello spazio siamo idealmente ancora rinchiusi.

Il DNA è molto preciso e l’album è marchiato indelebilmente da una matrice "dura" che propone una sezione ritmica incalzante e puntuale su cui si innesta un incessante gioco chitarristico e una voce modulabile al servizio delle variazioni richieste dai singoli episodi.

L’unica concessione ad un certo intimismo acustico arriva al crepuscolo del disco, con il brano conclusivo “Killer”.

Ci sono poi alcune canzoni (“Rosa d’autunno”, “Inverno” e “Nel sole”) in cui si privilegia la melodia e dove l’approccio appare “moderato”, ma è palese la voglia di evidenziare il proprio credo ritmico/sonoro che emerge quasi subito come necessità espressiva.

“Coraggio liquido”, “In un attimo”, “Supereroi”, “Cambierò direzione” e “Occhi di Giada”, svelano lo stato d’animo del gruppo e la visione del momento, rimarcando ossessività ritmica e la propensione a creare musica per il cervello e per l’allenamento muscolare, inventando canzoni che, tutte quante, dovrebbero trovare spazio in una normale rotazione radiofonica, perché, oltre alla gradevolezza sonora che si può trovare “oltre la porta”, c’è molto di più: una musica “contemporanea” che dovrebbe essere alimento per i giovani che, in un mondo normale, vanno alla ricerca del compendio tra cibo per la mente e per il corpo.

Un bel capitolo per i Dagma Sogna che, si spera, potranno al più presto presentarsi al pubblico passando per un palco carico di strumenti”.

 

 

Intervista al chitarrista Daniele Ferro

 

Prima di affrontare le novità mi pare necessario riannodare i fili del tempo e trovare il fil rouge che unisce i Dagma Sogna più antichi e quelli attuali: che cosa vi è accaduto da quel gelido 17 dicembre 2017, cioè l’ultima volta che vi ho visto dal vivo davanti alla Campanassa?

Ciao Athos, intanto grazie a te e a Mat2020 per lo spazio e l’attenzione al nostro progetto. Di cose ne sono cambiate molte, perché portare avanti un progetto che è diventato negli anni sempre più ambizioso richiede sempre più sforzo in termini di tempo dedicato. Da quel lontano giorno di dicembre ci sono stati un album “Tratti di matita”, un EP “Grattacieli di carta” che ha segnato un po’ un cambio di rotta su coordinate più rock, numerose date di promozione nel centro e nord Italia e ora siamo qui a festeggiare l’uscita di “Interno 11”.

La formazione nel tempo ha subito modifiche… mi racconti?

Come dicevo prima, pur essendo davvero grati a tutti i musicisti che si sono avvicendati nella nostra line up va detto che, in primo luogo, il tempo e le energie richieste da questo progetto sono una discriminante, alla luce anche del fatto che purtroppo non costituisce, al momento, la nostra fonte di reddito. In secondo luogo, nel tempo alcuni elementi hanno preferito farsi da parte per decisioni personali, spero sempre nel massimo del rispetto di tutti ovviamente. Allo stato attuale la formazione è a 4 invece che a 5 elementi, con Davide Crisafulli alla voce, con il suo timbro di matrice rock e la grande esperienza di palco maturata negli anni, Marco Pendola, insegnante e nome noto in tutta la Liguria alla batteria e i 2 membri fondatori, io e Matteo Marsella al basso. Matteo di fatto era uscito per un breve periodo per ragioni lavorative ma è presente in tutte le pubblicazioni della band fatto salvo “Tratti di matita” ed è un elemento imprescindibile anche in fase di arrangiamento, la classica persona che magari parla poco, ma dice sempre la cosa giusta.

Possiamo sintetizzare la vostra discografia e le maggiori gratificazioni che avete ricevuto, tra commenti e performance live?

Siamo partiti ormai un po’ di anni fa con “Frammenti di identità”, un disco a cui sono ancora molto legato adesso, e che ci ha fatto muovere il primo passo come Dagma. I suoi tratti cantautorali, specie nei testi, hanno avuto come naturale conseguenza “Tratti di matita” che è il disco più intimo della band. L’ingresso di Davide, come detto prima, ha permesso di esplorare soluzioni più aggressive, assecondate dalla sua timbrica ed estensione. È nato così, non senza dimenticare un certo modo di scrivere i testi, “Grattacieli di Carta”, che ci ha dato grande visibilità e che abbiamo promosso con energia intensificando, rispetto a prima, l’attività live in maniera considerevole.

E arriviamo al nuovo album, “Interno 11”: da dove scaturisce il titolo e che tipo di messaggio circola nei i vari brani?

Giunti ad oggi “Interno 11” segna, a nostro avviso, un ulteriore passo in avanti rispetto a quanto intrapreso con “Grattacieli”, le tinte si sono fatte ancora più aggressive, ma traspare una nuova serenità di fondo, come se nella tematica del dolore umano, della paura e della solitudine, alla fine prevalga sempre la speranza di essere felici e diventare persone migliori. Abbiamo immaginato “Interno 11” come un appartamento (non a caso il titolo è il numero civico di 2 elementi della band su 4) e arredato le singole stanze con un occhio alla visione di insieme, in modo che l’ascoltatore possa avere la sensazione di “passeggiare” attraverso stati d’animo e situazioni comuni. Alcuni frammenti sono stati lasciati volutamente più criptici, riteniamo che l’ascoltatore possa completare autonomamente il “pezzo mancante del puzzle” e giungere magari ancora più distante di dove avremmo potuto condurlo solo con le nostre forze, restituendo così anche a noi un punto di vista differente.

L’immobilità forzata legata al covid è stato elemento fortemente condizionante e fonte di ispirazione?

Credo che per tutti il lockdown abbia significato un’esperienza tragica, completamente nuova e a cui non eravamo minimamente preparati. Sicuramente ha complicato il lavoro di tutti, non solo nel settore musicale che, tuttavia, ne è uscito martoriato e dimenticato. Tornando ai Dagma, sicuramente le emozioni forti si tramutano spesso in spunti per le canzoni, la lontananza e la solitudine che ci ha accomunato è risultata, senza che lo prefissassimo come obbiettivo, un po’ il tema centrale del disco.

Il rock è caratteristica della vostra “forma canzone” e la definizione di “pop-rock” è quella che denunciate ufficialmente: come nascono i brani di “Interno 11”, e mi riferisco ad un iter pratico, esecutivo, oltre le idee basiche.

Bellissima domanda, credo la preferita di molti musicisti. Noi siamo abituati a lavorare così, partiamo da uno spunto iniziale personale, solitamente mio o di Davide, ma poi portandolo in saletta l’intervento di tutti agisce sulla struttura della canzone, modifica testi, suggerisce cambiamenti e contribuisce a tessere il vestito giusto per il brano. È la parte più gratificante anche per un autore assistere alla condivisione e sviluppo di qualcosa che, in principio, era solo suo. In fondo è uno dei motivi per cui penso che fare musica avvicini così tanto le persone.

Il momento contingente crea disagio a moltissime categorie ma è certo che il musicista, e tutto ciò che a ruota a lui intorno, vede in questi giorni appesantire lo stereotipo che idealizza come l’arte sia qualcosa da relegare al tempo libero, e quindi un “gruppo minore” a cui dedicare scarsa attenzione: come vivi… come vivete le difficoltà attuali?

Con la speranza che passi al più presto, poi le sensazioni in merito alla tua domanda variano un po’ di giorno in giorno, rassegnazione, rabbia a tratti, tristezza spesso. Purtroppo, l’arte in Italia ha perso il ruolo che dovrebbe avere in una società evoluta molto prima del Covid. Un settore in ginocchio economicamente sicuramente soffre di più, ma il rispetto di fondo per chi sacrifica ore a fare una cosa che ama con la speranza di condividerlo veniva visto anche prima come un vezzo egocentrico. Insomma, domanda la cui risposta esauriente sarebbe complicata oltre che molto soggettiva.

Mi parli delle persone che hanno collaborato alla realizzazione del vostro album?

Volentieri, anche perché è stato davvero uno staff di primissima scelta. Partiamo in ordine di tempo con il primo salito a bordo, Simone Campete, tastierista che ha collaborato con nomi del calibro di Rudess e di Thomas Lang. Simone ha curato le tastiere del disco innovando non poco le sonorità ed ha svolto un lavoro davvero eccellente. Le registrazioni sono state curate da Mattia Cominotto nei suoi Green Fog studio, diventato riferimento per la scena alternativa italiana. Questo ha permesso di avere una ottima supervisione dei takes ed ha dato un taglio di lavoro più “raw” rispetto a quanto espresso prima, che calzava a pennello sul disco. Il mix lo ha curato Ale Bavo, che di certo non necessita di presentazioni essendo uno dei produttori più influenti sulla scena. Basti pensare al suo lavoro con Samuel o con altri nomi di primo piano per far capire che è stato un privilegio per noi. Il suo mix ha permesso ai brani un ulteriore passo in avanti. Il mastering è stato affidato, posso dire come da tradizione, a Giovanni Nebbia, che oltre ad essere un grandissimo professionista di quella delicata fase di lavoro, è un caro amico della band.

Cosa mi racconti della magnifica copertina, che si presta a innumerevoli pensieri e commenti?

La copertina di “Interno 11”, come del singolo di lancio “Nel Sole”, è frutto delle intuizioni di Samuele Gay di Linea 11 comunicazione. Samu è amico della band da anni e con lui abbiamo sviluppato una collaborazione davvero proficua e in continua crescita. Siamo orgogliosi del reparto grafico di questa uscita e siamo oltremodo felici che stia piacendo molto, grazie anche a quell’alone di mistero che emana, al contrasto con i colori primari che, facilmente, possono rappresentare le due entità principali coinvolte, quello che si trova dentro la stanza e ciò che vi è fuori, il contenuto e chi è invitato a scoprirlo, la musica e l’ascoltatore.

Nella speranza che l’emergenza sanitaria finisca presto, cosa hanno pianificato (o sognato) i Dagma Sogna per pubblicizzare il disco, tra live e presentazioni?

Nella speranza che tutto si risolva per il meglio non siamo certo stati a guardare, al momento il nostro agente è in trattativa per delle date di promozione live in primavera che non mancheremo di pubblicizzare sui nostri canali social. Inoltre, siamo al lavoro su due videoclip che, zona arancione permettendo, vedranno la luce quanto prima.

Un’ultima cosa: come è possibile ascoltare/acquistare “Interno 11”?

Ringraziandoti ancora per lo spazio e salutando il pubblico di mat2020 e yastaradio vi ricordiamo che il nostro album lo potete trovare su tutte le piattaforme digitali di streaming (Spotify, Deezer, etc.) e acquistare su iTunes, Apple Music, Amazon, etc.