O.A.K. - Giordano Bruno

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Fabio Rossi

 

oak giordano brunoImmaginifica, 2018

 

 

 

È nella natura dell’uomo aspirare a grandi traguardi, ma solo coloro che della determinazione ne fanno una componente essenziale del proprio agire riescono ad andare oltre, dirigendosi ostinatamente verso mete inimmaginabili. Il cantante polistrumentista Jerry Cutillo incarna in toto tale caratteristica e l’ha dimostrato con “Giordano Bruno”, la sontuosa uscita discografica dei suoi O.A.K. (Oscillazioni Alchemico Kreative). Il precedente album, “Viandanze”, pubblicato in regime di autoproduzione nel 2015, è passato inosservato, nonostante il plauso della critica che ne ha esaltato le sue qualità espressive. Stavolta però, Jerry ha puntato in alto, affidandosi alla label Immaginifica diretta da Iaia De Capitani (moglie di Franz Di Cioccio) e avvalendosi della collaborazione di un gruppo di artisti, tra i quali vere e proprie icone del prog: David Jackson (Van Der Graaf Generator/Osanna), Richard Sinclair (Caravan/Camel), Sonja Cristina (Curved Air), Maartin Allcock (Jethro Tull) e la nostra Jenny Sorrenti (Saint Just).

Il poderoso sforzo creativo ha dato vita a un concept vecchia maniera, sviluppato su due dischi e dedicato a Giordano Bruno, il grande genio nolano, arso vivo per eresia il 17 febbraio 1600 a Roma, in Campo de’ Fiori.

 

Il doppio long playing ripercorre la vita del monaco domenicano seguendo direttrici musicali che si plasmano in una sapiente miscela di prog, folk e psichedelia. I riferimenti ai gruppi del passato ci sono tutti, a partire dai Jethro Tull di cui Cutillo è un dichiarato estimatore. Il sassofono di David Jackson riporta alle alchimie dei Van Der Graaf Generator, Richard Sinclair rievoca la scena di Canterbury e i mirabili vocalizzi di Sonja Cristina e Jenny Sorrenti non possono che catapultarti nel fantastico universo sonoro della metà degli anni Settanta. Il vintage regna sovrano, come Jerry Cutillo stesso ci confida durante una conversazione, affermando che la ricerca di percorsi sperimentali e innovativi non rientrava affatto nelle intenzioni della band. A dispetto di ciò, la proposta degli O.A.K. si configura tra le espressioni più significative del movimento neoprogressive italiano. “Giordano Bruno” è un prodotto artistico senza tempo, in grado di disegnare un’aura di magia e offrire un’atmosfera onirica e rétro, al punto tale che la vicenda stessa sembra essere accaduta solo mezzo secolo fa e non nel lontano 1600. Non è un caso che il disco sia stato recensito favorevolmente qui da noi come anche all’estero, segno inequivocabile della sua elevata qualità.

 

 

Il 18 febbraio 2018 ero al banco del merchandising durante la presentazione dell’album al Planet Live Club di Roma e ho colto un’altra sfaccettatura della filosofia degli O.A.K., ovvero la dimensione teatrale che ha reso la serata, aperta dalla brillante special guest Tiziana Radis (Secret Tales), oltremodo suggestiva. Jerry, tuttavia, non si è fermato qui e ha voluto esibirsi al teatro IF, sempre nella Capitale, col suo “Giordano Bruno” in versione acustica, affiancato da un quartetto d’archi del Conservatorio di Santa Cecilia, grazie alla pianista Jolanda Dolce… il risultato è stato strabiliante: la musica scorreva come un torrente in piena che travolge, trasportando in una dimensione piacevole e surreale. 

Difficile trovare difetti in questo lavoro… forse, a voler cercare il classico pelo nell’uovo, qualche assolo strumentale in più non avrebbe sfigurato.

 

 

Jerry Cutillo, autore di tutte le musiche ad eccezione di Danse Macabre (1874), rifacimento del poema sinfonico di Camille Saint-Saëns, ha dichiarato, nel corso di un’intervista che, portare a compimento questo suo impegnativo progetto, è stata un’impresa improba, a causa delle numerose difficoltà insorte durante la realizzazione. Il suo proposito era quello di ottenere un sound il più possibile corposo e variopinto, come l’artwork curato da Ed Unitsky, con l’obiettivo, diremmo centrato, di sfoggiare un team perfettamente coeso. Una doverosa citazione la meritano le liriche (anche in latino), che evidenziano la cura storiografica nel lavoro degli O.A.K. 

Apprezzabile, infine, la scelta di aver immesso sul mercato il formato in vinile a scapito del cd, presente comunque, all’interno della confezione.