Nine Skies - 5.20

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Andrea Pintelli

 

Nine Skies 520

Anesthetize Productions, 2021

 

 

 

Nel segno e nel tempo della speranza e di una concreta e invocata ripartenza, esce il 4 giugno il nuovo album dei francesi Nine Skies, da me già recensiti qualche tempo fa. Quest’ancor più suggestivo album dal titolo “5.20”, rispetto ai già ottimi precedenti, è un sogno in acustico, un passaggio evocativo intimo e affascinante, un viaggio introspettivo e riflessivo nella parte emozionale di ognuno di noi.

Grazie all’impiego di un coinvolgente quartetto d’archi i Nine Skies, fondamentalmente, riescono nell’impresa di portarci dentro la loro riflessione del contesto umano, attraverso un mirabolante utilizzo della melodia. In altre parole, poesia pura.

“Colourblind”, pennellate impressioniste a rappresentare il giorno e la notte, con le chitarre sicure dei due leader Eric Bouillette e Alexandre Lamia e soprattutto la voce del nuovo entrato, Achraf El Asraoui, che porta la saggezza, i colori caldi e le sfumature misteriose tipiche dell’oriente che nell’ultima parte lascia spazio ai voli pindarici del sax di Laurent Benhamou.

“Wilderness” è un tratteggio particolarissimo sul lato selvaggio della nostra esistenza, sulla nostra natura infedele rispetto ad essa. Fatta di tre momenti distinti, parte solare e lucente, per diventare più intima, per poi sfociare nel prezioso intervento di Steve Hackett che dona spazio e gioia a questa splendida canzone.

“Beauty of Decay”, due minuti di delicatezza di una chitarra che non ha bisogno di parole per poterci parlare.

Sublime “Golden Drops”, in cui spiccano gli intrecci tra le voci di Achraf e Aliénor Favier, a farle da controcanto, grazie ad un refrain vicino alle ambientazioni arabe, parla di quanto siano sempre in agguato le figure scure e negative a rubarci la speranza e il futuro, ma che, grazie alla forza della coscienza, possiamo allontanare per riprenderci l’alba che ci attende.

“Above the Tide” è un consiglio che i Nine Skies ci offrono sottoforma di arte. Un atto di fantasia che ci riporta all’importanza del vivere sopra gli eventi, tralasciando il superfluo per andare dritti alla meta: noi stessi. Oltre allo splendore delle voci, dobbiamo sottolineare la bellezza oggettiva delle tastiere di Anne-Claire Rallo; una grandissima felicità per la nostra psiche.

“Dear Mind”, mille e più stanze da attraversare per conoscere il proprio Io. Complicato farlo in una vita sola, più facile se spalmato nell’arco di un’esistenza a tappe. Chitarre e pianoforte in una scenografia che pare uscire da ogni pertugio, a completare un puzzle curativo che strappa una lacrima tanto intenso si mostra.

“The Old Man in the Snow”, con l’aiuto del flauto di John Hackett, è un messaggio ben chiaro che i nostri ci vogliono passare: essere talmente duri da resistere alle lacrime, per trovare le risposte in ciò che ci circonda. Va da sé che il ritmo imposto alla canzone, quasi un adagio, sia veicolo delle parole dure come macigni, per chi attraversa periodi bui, ma redentive per chi ha già abbracciato l’insegnamento della luce.

“Godless Land”, oscura e tenebrosa, vuole raccontarci le notti insonni passate a braccetto con i troppi e sghembi pensieri negativi, della paura del domani, delle nostre ombre. Il passato va rispettato ma lasciato, siccome c’è il tutto ad attenderci.

“Porcelain Hill”, ricordanze d’altra vita che non è malinconia, ma solo rispetto per ciò che si è stati. Un affresco di un momento delicato e dorato. Damian Wilson ce lo ricorda grazie alla sua soave voce.

“Achristas” è il quadro personalissimo di Anne-Claire Rallo. Tra melodramma e Ravel, offre una sua prospettiva del messaggio complessivo di “5.20”, bagnata dal colore tenue del domani.

“Smiling Stars”, ultima canzone dell’album, lo chiude in maniera melliflua e nostalgica, per chi non c’è più ma che si vorrebbe ancora abbracciare. Sguardi verso il cielo alla ricerca di stelle che sembrano occhi, i suoi e solo suoi occhi, ora angelici. Tristezza per chi non tornerà più, ma che incontreremo di nuovo con altro viso, altro nome, altra dimensione. Nulla finisce, tutto continuerà. Come il talento e la maestria dei Nine Skies.

 

 

Formazione attuale:

Eric Bouillette: Guitars / Violin / Mandolin / Keyboards / Arrangements

Alexandre Lamia: Guitars / Keyboards / Piano / Arrangements / Recording / Mix / Mastering

Anne-Claire Rallo: Keyboards / Lyrics

Aliénor Favier: Vocals

Achraf El Asraoui: Vocals / Guitars

David Darnaud: Guitars

Bernard Hery: Bass

Fabien Galia: Drums

Laurent Benhamou: Saxophones

Ospiti:

Steve Hackett: Guitar solo on « Wilderness »

John Hackett: Flute on « The Old Man in the Snow »

Damian Wilson: Vocals on « Porcelain Hill »

Cath Lubatti: Violins & Viola

Lilian Jaumotte: Cello

 

 

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