Playing the History - Playing the History

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Fabio Rossi

 

Playing the HistoryHacktrax, 2013

 

 

 

Il progetto Playing the History nasce nel 2013 in virtù dell’inestinguibile passione di tre amici musicisti, Marco Lo Muscio (organo e piano), John Hackett (flauto) e Carlo Matteucci (basso e chitarra acustica), nei riguardi dell’affascinante mondo del rock progressivo. Il trio, con la collaborazione di Giorgio Gabriel, Steve Hackett, David Jackson e di altri special guest, ha realizzato Playing the History (prodotto dalla Hacktrax di John Hackett), un album dal titolo emblematico e interamente strumentale che comprende diciassette tracce, in larga parte rifacimenti di brani celebri, e, per completare, due composizioni del romano Lo Muscio.

La splendida cover disegnata da Davide Guidoni ci introduce nell’atmosfera onirica e fascinosa che si respirerà ascoltando ammaliati i vari pezzi intrisi di un sound liquido e, a tratti, cupo. La maggior parte delle registrazioni hanno avuto luogo all’interno della Chiesa capitolina di San Paolo entro le Mura nel febbraio 2013 e questo potrebbe fornire una spiegazione circa la preponderanza delle tastiere di Lo Muscio. In sostanza, si è preferito mettere in risalto uno dei connotati propri del prog, ovvero l’aspetto sinfonico/barocco, e per tale motivo questo disco renderà inevitabilmente felici i fan di Keith Emerson, Rick Wakeman e Tony Banks.

Il prodotto finale è di elevato livello qualitativo destinato a una ristretta cerchia di utenza per il fatto di risultare astruso alle orecchie meno aduse al progressive di stampo sinfonico. L’assenza di un cantante e delle percussioni, almeno in un primo approccio, rende brani come I Talk to the Wind e Shadow the Hierophant poco fruibili, ma dopo ripetuti e attenti ascolti si rimane conquistati dalle loro peculiari tessiture sonore. Tra le composizioni di spicco cito la spettacolare e solenne versione di Jerusalem, la riproposizione di Horizons con il pianoforte e il flauto, l’imponente Visions from Minias Tirith – The White Tree, una lunga traccia di oltre dodici minuti di Lo Muscio, e l’interessante The Great Gig in the Sky con sugli scudi David Jackson al sassofono e John Hackett al flauto che riprendono la melodia cantata nell’originale da Clare Torry. Non dimentichiamoci, inoltre, della “nuova versione” di Theme One, così come lo stesso David Jackson l’ha definita nel booklet del CD in maniera entusiastica. Steve Hackett, che suona la chitarra classica in Hairless Heart, Hands of the Priestess, Galadriel (tratta dal disco The Book of Bilbo and Gandalf di Marco Lo Muscio) e una superba chitarra elettrica in After the Ordeal, nell’opuscolo interno manifesta la sua eccitazione, dichiarandosi felice di aver partecipato alla stesura dell’album insieme ai suoi amici “speciali” e aggiungendo che “(Playing the History) è riuscito magnificamente e sono sicuro che darà a molti ascoltatori un grande piacere”. 

Concordo con Steve e posso affermare che Playing the History è un lavoro lodevole nell’intento in quanto la musica prescelta, accuratamente rielaborata, viene presentata coraggiosamente in una veste nuova. Un omaggio doveroso al glorioso passato quindi, ma anche uno sguardo verso il futuro. Una proposta al servizio di una saggia sperimentazione alla quale va ascritto il crisma dell’originalità e di questi tempi in campo musicale è un autentico miracolo.