LIFESIGNS - Altitude

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Valentino Butti

 

LIFESIGNS Altitude

Lifesigns Music, 2021  GBR

 

 

 

Terzo album per i Lifesigns del tastierista John Young che, dopo anni di collaborazioni importanti (da John Wetton a Fish, da Bonnie Tyler agli Scorpions, da Jon Anderson agli Strabws) e qualche lavoro da solista, sembra ora puntare molto sul progetto da lui fondato, i Lifesigns appunto, con Frosty Beedle (batteria), Steve Rispin (co-produttore e missaggio) e Nick Beggs (basso e voce).

Con questa formazione era stato pubblicato l’ottimo album omonimo nel 2013 seguito, con una line-up diversa, da “Live in London” nel 2015 e “Cardington” nel 2017. Qualche mese fa è uscito il nuovo “Altitude” che, oltre a Young, vede protagonisti Dave Bainbridge (chitarre, degli Iona), Jon Poole (basso) entrambi già da tempo collaboratori del tastierista, ed il nuovo batterista Zoltàn Csörsz già componente dei Flower Kings e dei Tangent.

L’album, interamente finanziato dal crowd- founding dei fans, è diviso in otto tracce, comprese le brevi “Arkhangelsk” (neanche un minuto) e la “reprise” della title- track (due minuti scarsi).

 

 

La band gioca subito “il carico pesante” con la magnifica “Altitude” di oltre quindici minuti. Un saliscendi emozionale la pervade lungo tutta la sua durata, con splendide melodie, un convincente assolo di Bainbridge, le tastiere di Young sempre presenti, eppure mai invasive, una ritmica fluida e ricercata e gli archi degli ospiti Juliet Wolff (violoncello) e Peter Knight (violino) ad offrire ulteriore classe al brano. Insomma, difficile immaginare un inizio migliore.

Ecco che quindi la successiva “Gregarious”, con il solito incisivo “solo” di Bainbridge, finisce per essere “declassata” a semplice canzoncina radiofonica, divertente e nulla più, pur avendo più di un momento pregevole, dal refrain leggero ad un bel punch. Ad avercene, insomma.

“Ivory tower” conferma l’ispirazione di Young e soci: la prima metà, molto soffusa e delicata, è incentrata sulla voce del leader accompagnata dal piano, con basso e batteria appena percettibili, la seconda parte è decisamente più rock e sempre ineccepibile dal punto di vista melodico con, inoltre, il basso Poole ben in evidenza. “Shoreline” è un altro frizzante pezzo new prog tra Pedragon e Iq con la sei corde di Bainbridge che crea un altro grande “solo” subito seguito dal moog di Young, ben assecondati da una sezione ritmica super.

Anche “Fortitude” non delude, con i numerosi cori e uno splendido finale strumentale.

Gli effetti elettronici di “Arkhangelsk” fungono da introduzione alla bellissima e struggente “Last one home”, in cui il climax viene raggiunto durante il lungo intervento di Bainbridge, davvero ispiratissimo in ogni momento dell’album.

La breve ripresa della title- track chiude questo ottimo lavoro che riporta i Lifesigns ad un livello forse addirittura superiore al già riuscitissimo esordio.

Con “Altitude” abbiamo ancora la dimostrazione che si può creare buona musica senza essere necessariamente “cervellotici” e che, anzi, la melodia deve essere al centro delle composizioni. Consigliatissimo.