The Samurai Of Prog - The Lady And The Lyon (And Other Grimm Tales-I)

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Valentino Butti

 

Seacrest Oy, 2021

 

 

Dopo aver pubblicato tre (!!!) album nel 2020 (anche se due accreditati ai soli Bernard & Pörsti), i tre The Samurai of Prog (Steve Unruh è il terzo della compagnia) si ripresentano più carichi che mai quest’anno con “The lady and the lion and other Grimm tales-I” a cui farà seguito, verso metà luglio, “The white snake and other Grimm tales II”. E non è finita qui perché entro la fine del 2021 probabilmente ci saranno altre sorprese dalla… Finlandia.

Anche per questa nuova pubblicazione la formula rimane pressoché invariata: si sceglie un tema (le favole dei Grimm, nello specifico), alcuni degli ospiti scrivono la musica, Unruh ci mette qualche testo e poi i vari partecipanti, nei rispettivi studi di registrazione, eseguono le parti loro assegnate. Pörsti poi si occuperà di mix e masterizzazione ed il gioco è fatto. Più facile a dirsi che a farsi ovviamente, anche se ormai è tale il feeling fra i tre titolari del progetto ed il resto dei musicisti coinvolti, che il risultato è praticamente il frutto di una vera e propria band seppur molto… allargata.

 

 

Ritroviamo, dunque, Alessandro Di Benedetti, Rafael Pacha, Jaime Rosas, Carmine Capasso, David Myers, Octavio Stampalia, Ton Scherpenzeel ed altri ancora.

Contrariamente al solito, forse perché si tratta solo della prima parte della serie dedicata alle fiabe dei Grimm, il cd (composto da sei tracce), è piuttosto breve, superando di poco i quaranta minuti di durata.

Il primo brano (con musiche di A. Di Benedetti), “Into the Woods”, è un piacevole strumentale, con qualche accenno jazzato e con la voce recitata di Unruh a scandire la fatidica “Once upon a time…” … “C’era una volta…”, insomma, una perfetta introduzione all’album.

Con “The Three Snake-leaves” (musiche di Rosas, liriche di Unruh) entriamo nel vivo della raccolta: un brano nel più classico Samurai-style tra old e new prog, tra momenti acustici contrassegnati dal flauto e dal violino e altri più sinfonici “disegnati” dalle tastiere di Rosas e dalla ficcante chitarra di Cam Blokland (dei Southern Empire). La ritmica fornita dal duo Pörsti/ Bernard, ormai riconoscibilissima, sorregge l’intera impalcatura da par suo.

Un altro strumentale, a firma Sherpenzeel, “Iron John”, segue subito dopo. Le tastiere hanno un ruolo importante ad evidenziare il carattere sinfonico, ma la costante presenza del flauto e del violino aggiungono un sentore “campestre” che ben si amalgama al pezzo.

Un folk sinfonico, ecco… “A Queen’s wish” (musiche di Di Benedetti, liriche di Unruh) è un altro ottimo brano con i dialoghi vocali tra lo stesso Unruh e Valerie Gracious (dei Phideaux), gli “svolazzi” delle tastiere dell’autore e delle chitarre di Pacha. Appesantiscono un po’ il brano, invece, le parti recitate, seppur organiche alla narrazione ed all’evolversi della vicenda di Biancaneve.

Non poteva mancare al pianoforte il saggio di bravura di Myers nella title-track. “The blue light” (musiche di Octavio Stampalia dei Jinetes negros, su liriche di Marcelo Ezcurra) chiude l’album. Una breve introduzione “a cappella”, poi le tre voci portanti di Unruh, Gracious e Bert Schwertmann (Kayak), e un alternarsi di momenti acustici ed intimisti con altri più sinfonici e rock, rappresentano una degna chiusura dell’ennesimo apprezzabile lavoro di questo gruppo, sui generis, che pare non tradire mai la nostra fiducia.