Bernardo Lanzetti - Horizontal Rain

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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bernardo lanzetti horizontal rainEtichetta: SnV, 2021

Distribuzione Digitale: Believe

Distribuzione fisica (CD e Vinile): DV More/Disco Più Srl

 

 

 

È appena stato rilasciato il nuovo album di Bernardo Lanzetti, “Horizontal Rain” e proverò a delineare un quadro a mio giudizio complesso, che comprende la necessità del racconto oggettivo unita a quella del commento esterno, dove l’estetica e il posizionamento all’interno del panorama musicale non sarebbero elementi sufficienti, da soli, a delineare la grandezza di un contenitore musicale che si dipana via via con l’aiuto dell’autore, attraverso le sue note e un’intervista ad hoc.

Partendo dagli elementi certi fornisco il link utile ad ottenere informazioni sui singoli dettagli.

Seguo con costanza il lavoro di Lanzetti ed ero a conoscenza del suo nuovo progetto, senza peraltro realizzarne la portata; ma è bastato un primo ascolto per decodificare i tanti messaggi che, nel tempo, mi erano arrivati e all’improvviso mi si è aperto un nuovo mondo.

Non esagero. In fondo, noi antichi amanti di certa musica, abbiamo nell’intimo una convinzione, quella di aver vissuto il momento d’oro della musica - periodo che non tornerà mai più -, così come è diffuso il pensiero che sarà impossibile scrivere cose nuove, che vadano in quella direzione, ma capaci di essere allo stesso tempo un miglioramento, una progressione. “Horizontal Rain” cancella ogni preconcetto e stereotipo di questo genere, collocandosi ad un livello superiore. Che poi a tutto ciò corrisponderà adeguata visibilità e condivisione è fatto sperabile, ancorché complicato.

Tanto per essere chiari, il nuovo album parte da un’esigenza ben precisa, contenuta nell’incipit:

“Mi ero preparato per affrontare tutto nella vita ma non ero pronto per la Pioggia Orizzontale”

Ma qual è la “pioggia orizzontale” da cui l’autore non aveva pensato di doversi riparare?

Chiosa Bernardo: “Il non venire compreso o, addirittura, all’improvviso osteggiato dagli altri soggetti coinvolti in progetti dove il mio impegno convinzioni e aspettative erano al massimo…”.

Riannodo le fila della storia: se l’annuncio di un nuovo album di Bernardo Lanzetti portasse alla mente di qualche fan un tributo al blues o a Bob Dylan - tanto per citare episodi del passato -, beh, non è questo il caso.

Ma non è nemmeno utile alla comprensione immaginare un nuovo “VOX40”, sontuoso evento che, con nuova e consistente patina, nel 2013 riproponeva 40 anni di professione, una sorta di meraviglioso compendio musicale rivolto alla celebrazione del passato.

Qui siamo davanti ad un futuro illuminato - speriamo anche compreso - in cui la musica di qualità creata non è un “elemento perfetto” fine a sé stesso, ma diventa proposizione di una linea guida da seguire, unendo competenze tecniche a idee fresche e a messaggi importanti.

Dice Bernardo: “Non bisogna temere di osare, non bisogna avere paura del giudizio. Non siamo davanti al maestro di armonia ma cerchiamo di fare la storia partendo dal quotidiano e dal rispetto per i grandi del passato. Abbiamo bisogno di una musica che descriva e qualifichi la nostra epoca, vorrei che il mio lavoro preparasse più di qualcuno a raccogliere la sfida per un nuovo impegno artistico. La Musica non può essere solo intrattenimento così come le Belle Arti non possono essere solo decorazione! Penso che l’arte sia chiamata a un impegno superiore. Credo che abbia il compito e il dovere di fare delle cose per pungolare l’umanità, affinché cresca e si prepari per il futuro. L’artista prepara dei ponti, come l’architetto illuminato, progetta case, stazioni, aeroporti che possano affrontare il domani”. Potrebbero liquidarmi come cantautore ma per me scrivere una canzone è un esercizio elementare, come per un esperto di enigmistica fare le parole crociate facilitate. Un esercizio che è andato perduto, non c’è più poesia, solo elenchi di parole più o meno organizzate con il rimario. L’impegno nel suono e nel ritmo deve accompagnarsi a quello nella parola per una nuova e potente forma di comunicazione e di cultura”.

L’approccio è di tipo olistico, senza troppe dicotomie e distinzioni all’interno del concetto di arte, quello che Lanzetti “cavalca” a suo piacimento, tra musiche, liriche e immagini (sua è la figura mitologica del futuro ritratta in copertina, così come sono presenti suoi lavori pittorici nel booklet del CD, elaborato da Gigi Cavalli Cocchi).

Lanzetti è autore di tutte le musiche e delle liriche - tranne per due brani dove viene utilizzato il testo dell’amico P.J. Marmot -, degli arrangiamenti (assieme ad Andrea Cervetto, e Giancarlo Porro) e può vantare la collaborazione di una certa “nobiltà”, reperibile nei dettagli cliccando sul link succitato.

Per gli amanti del prog, di cui Lanzetti è alfiere, alcuni nomi faranno drizzare le orecchie, stimolando la curiosità.

La produzione è di Dario Mazzoli, che in un’occasione risfodera il basso e si unisce ai musicisti.

Trentotto minuti di sonorità variegate, suddivise su nove tracce, sono il menù di “Horizontal Rain”, un lavoro che racchiude differenti anime e trame che lo stesso Bernardo suddivide in categorie più o meno conosciute: si va dal Prog al Soul Rock, passando per il Pop e l’Avanguardia, planando sul Classix 2 B,  neologismo che non conoscevo e che fa riferimento a quei brani che suonano come dei “Classici” pur non assomigliando ad altri brani in particolare ma, piuttosto, al carattere o al percorso storico che li ha resi tali.

 

 

Proviamo a mettere su di un ideale “piatto” l’ipotetico “LP” e pigiamo il tasto “start”.

Apre il giro di giostra “Walk Away”, che propone il prestigio derivante da nomi altisonanti, quali David Cross (ex King Crimson), Jonathan Mover (GTR), Tony Franklin (già con Kate Bush e David Gilmour), Kim Chandler (già con Huriah Heep & Orchestra), Andrea Cervetto (Il Mito New Trolls) e Derek Sherinian (ex Dream Theatre).

È uno di quei brani che si possono inserire nella sezione “Prog”, sia per la strumentazione utilizzata, tipica del genere, sia per l’impiego di tempi composti che in quei componimenti non possono mai mancare.

La classicità e il modus struggente del violino di Cross giocano con una vocalità unica che domina e conduce, mentre i ritmi, difficili da decodificare per il profano, diventano il tappeto ideale per questa prima immagine, compresa tra sacralità sonora e teatralità debordante.

Segue “Heck Jack” e si cambia direzione, una deviazione rockettara che l’utilizzo dei fiati porta in terreno soul e in cui Tony Levin si trova a proprio agio (ma ci sarà qualcosa in cui non eccelle?).

Un pezzo più lineare che, estremizzando, diventa istigatore di dinamicità, una sorta di repertorio “primo Peter Gabriel” post Genesis, artista a cui Bernardo è spesso stato accostato.

Con “Lanzhaiku”, terza traccia, diventa imponente la presenza di David Jackson, che suona tutti i flauti e i sax, non escluso il baritono che addirittura sostituisce il basso elettrico.

Altro episodio di “sopraffino prog” governato a piacimento dai giochi di voci di Lanzetti che, estensione a parte, colora l’andamento della trama musicale e regala una manciata finale di secondi dal profumo “hammilliano”.

L’autore, a proposito degli aspetti lirici, aggiunge il suo pensiero: “La forma poetica dell’Haiku ben si adatta al tipo di composizione, minimalista ma con melodie sottintese e sognanti. Un esercizio da consigliare a colleghi strumentisti e cantautori.”

Bernardo ricorre al pop classico per affrontare un argomento “drammatico” in “Time Is King”: “Il Tempo corre, il Tempo scorre; a volte è solo un flash. Eccolo a plasmare lo Spazio nell’Universo ma, ti dico, facendomi scricchiolare le ossa… Il Tempo riempie ogni vuoto, non ci si può opporre, non c’è Democrazia. Nella finzione o nella verità, il Tempo è Re”.

Le atmosfere sono quelle tipiche del sound anni ’80: ipnotiche, ripetitive, a tratti distopiche, quasi dolorose e perfettamente funzionali al testo.

“Genial!”  fa parte dei “classici a divenire”: sezione ritmica sugli scudi e l’elettrica di Marco Colombo che disegna motivi orientaleggianti e aiuta ad unire il rock all’etnia e alla world music.

Lanzetti fornisce un altro lato di sé, tra cantato e parlato/recitato, un eclettismo che, nel tempo, continua a stupire.

Della stessa sezione di competenza, evidenziata come “Classix 2b”, fa parte “Conventional”, brano che si distacca dal gruppo per classicità e bellezza estetica.

Si può etichettare una canzone dei nostri giorni con l’aggettivo “aulica”?

Melodia magica, fiabesca, testimonianza di come lo “strumento voce” sia padroneggiato senza confini da Lanzetti, che in questo caso è interprete di una proposizione che, come lui dice: “…potrebbe essere l’Aria di un’Opera leggera…”.

Ma la contaminazione è insita del progetto e la canzone viene stravolta da un tempo dispari in 7/4.

Mi sono chiesto in quale contesto sarebbe più adatta per essere divulgata e sono arrivato alla conclusione che la sua bellezza universale potrebbe mettere d’accordo ogni palato, ogni testa pensante e ogni animo sensibile.

Non ho ancora sottolineato l’ovvio, ovvero la lingua utilizzata, l’inglese, ma per chi bazzica la musica di Lanzetti non è certo un mistero, anche se ricorrere al nostro idioma può essere utile, come nel caso di “Ero un num Ero” - dal profumo palindromo - in cui la lingua italiana ne facilita la comprensione.

Lanzetti si dichiara molto fiero di un brano che definisce “avanguardistico” ed è lui stesso a delinearne i significati: “Come inquadrare un brano che ha i numeri nel testo e nella musica? I numeri sono quelli che tutti conosciamo dall’1 al 9, in quanto lo zero è solo una convenzione. Una progressione numerica casuale muove un dito su 1+8 tasti, conseguenti, sul manico della chitarra, di fatto dettando l’armonia. La melodia arranca mischiando le scale e, al finale liberatorio della storia, che può fare il coro se non cantare i numeri stessi?”

Ritorno al rock con la title track, “Horizontal Rain”:

“Ho imparato il linguaggio, sono stato al Nord e al Sud. Ho ballato da solo al buio e sono stato come dura roccia a un rave-party… Ho fatto il clown in un rodeo e sono stato nelle truppe d’assalto. Sono stato, addirittura, fidanzato con una donna avvocato! Conosco il ghigno del serpente e so guardarmi alle spalle. Insomma, avevo comperato l’intero pacchetto ma… NON ERO PRONTO PER LA PIOGGIA ORIZZONTALE!”.

Ma cosa accade, musicalmente parlando, quando siamo colpiti da una piaggia orizzontale, se intesa come movimento ed espressione inaspettata, a cui non siamo abituati, insomma, fuori da ogni schema e ortodossia?

Mi pare proprio questo il sentimento contagioso che deriva dall’ascolto di “Horizontal Rain” - sia la traccia che l’album -, e ciò che per l’autore ha rappresentato una forte delusione, ispiratrice del progetto, per l’ascoltatore attento potrebbe trasformarsi in un aiuto verso un nuovo approccio all’arte musicale.

A chiusura troviamo “Different”, che vede la collaborazione con la Compagnia Teatrale O.L.B.C. di Foligno. Anche in questo caso BL ci viene incontro ed esplicita: “La trama sviluppa ancora la divisione ritmica visionaria sperimentata, in precedenza, per Acqua Fragile assieme a Mover, ovvero suddividere e sommare i sedicesimi del tempo ritmico per produrre l’effetto ipnotico di un diverso, incessante, cambiamento.”

Il coro diventa parte essenziale e viene sottolineata l’importanza dell’elemento “voce” inteso come strumento, indipendente dalla sua funzione più conosciuta, un utilizzo che Lanzetti conosce bene e che dilata a piacimento, riuscendo sempre a fornire nuove sfaccettature.

Mi fermo qui e propongo a seguire una piccola e icastica intervista a Bernardo Lanzetti, un musicista che, pur essendo rappresentante importante di un periodo molto lontano, riesce ancora - e concretamente - a dare indicazioni per il futuro, allargando i propri orizzonti attraverso lo studio, la sperimentazione, la perlustrazione di mondi e culture differenti, traendo continui stimoli e motivazioni fortificanti del proprio credo, esempio di una filosofia di vita fuori dagli schemi, nel senso della lontananza dalla facilità espressiva e dalla convenienza.

Lanzetti mi riporta a Quentin Tarantino, al suo “Pulp Fiction” e alla protagonista Uma Thurman, che in una famosa scena, mentre disegna con le mani un immaginario rettangolo aggiunge: “Don’t be a square!”.

I numeri - e la geometria - che Bernardo usa a piacimento ci suggeriscono, anche, di non accontentarci di un ridotto uso della mente e ci spingono a non essere troppo inquadrati, optando per una esistenza un po’ più iconoclasta.

Ma molto più semplicemente possiamo decidere di ascoltare il nuovo album e scoprire che si può ancora fare della bella musica, che sia nutrimento per l’anima, non solo per il corpo.

L’immagine di “ex voce PFM”, ancora suggestiva, è stata ormai superata dalla dimensione di artista totale, e goderne i risultati appare oggi un privilegio che potrebbe estendersi facilmente… in un mondo sensato!

 

 

L’INTERVISTA

Per iniziare, da dove nasce - e quando - l’idea di un album così complesso e vario, sia nella proposta che nei protagonisti?

L’aver iniziato, già da un otto/dieci di anni, una collaborazione artistica a distanza con il batterista Jonathan Mover, mi ha permesso di ampliare gli orizzonti e osare in più direzioni. Dopo il VOX 40 ho pensato che fosse giunto il momento di creare una nuova piattaforma creativa prendendo in prima persona ogni decisione artistica e operativa.

Con che criterio hai scelto i collaboratori, che sono tantissimi? Bastano l’amicizia e il nome o hai riflettuto più a fondo sulla funzionalità rispetto alla creazione?

Strategico è stato Mover che, a sostegno della considerazione che ha per il sottoscritto, prima di registrare ogni brano che gli sottoponevo è sempre stato così preciso e accurato da spiegarmi la visione della ritmica che avrebbe realizzato. È con il suo entusiasmo e le sue conoscenze - non dimentichiamo che oltre a essere stato attivo con gli Skyline Studios di New York, trasferitosi a Los Angeles, da alcuni anni è socio agli “Swing House Studios”, è soprattutto uno dei batteristi americani più vicini al Prog - che sono potuto arrivare a coinvolgere gli altri strumentisti americani come Derek Sherinian o Tony Lane, britannico che però vive a Los Angeles. Il colpo maestro è stato avere a bordo Tony Levin. Poi, senza dubbio, David Jackson è stato scelto e chiamato appositamente per produrre il 70% del sound di “Lanzhaiku”. Ero sicuro che avrebbe amato suonare il sax baritono come sostituzione del contrabbasso ma anche suonare tutto il resto che avevo scritto per quel brano. David Cross, con cui avevo già cantato brani dei King Crimson al Festival Jazz di Fasano, era intanto diventato partner di Jackson in avventure d’avanguardia, così che non è stato difficile coinvolgerlo. Per gli italiani è stato facilissimo perché il tastierista Pier Vigolini e i chitarristi Marco Colombo e Andrea Cervetto già avevano lavorato con me a più progetti. Pier Gonella, sempre alla chitarra (classica e folk), Alex Polipo alla batteria e Sara Wilma Milani sono stati presentati da illustri colleghi mentre Alesia Baltach al violoncello e Kim Chandler -backing vocals- le ho conosciute in Jam Session a Marbella. La prima è estone e di estrazione classica mentre la seconda è australiana ma con esperienze in Inghilterra, agli Abbey Road Studios, oltre ad aver lavorato con gli Huriah Heep. Per rendere onore a Tony Levin, che suona lo stick nel brano “Heck Jack”, il produttore Dario Mazzoli ha voluto chiamare una vera sezione di fiati guidati e arrangiati dal titolato sassofonista Giancarlo Porro. Ecco così intervenire gli ottimi Carlo Napolitano al trombone e Marco Brioschi alla tromba. Franco Grandoni, oltre a essere il responsabile del gruppo teatrale O.L.B.C. di Foligno, molto attivo nell’ambito dei Musical, è anche un grande appassionato di Prog. Con entusiasmo ha chiamato i ragazzi della compagnia per registrare quel piccolo delirio corale in “Different”. In conclusione, posso dire che, per la quasi totalità del lavoro, ho avuto modo di ragionare brano x brano e agire di conseguenza.

Questo periodo di clausura forzato ha incrementato la tua considerazione sull’uso della tecnologia applicata alla progettazione di un lavoro discografico?

I vari lockdown non hanno influito sull’uso della tecnologia utilizzata nel progetto perché già da molto prima il superamento delle distanze geografiche e le modalità di registrazione erano consuetudine collaudata. A mio avviso, di quel Comitato Tecnico Scientifico così chiacchierato avrebbero dovuto far parte anche artisti e musicisti…

Restando in tema, “Horizontal Rain” potrà essere proposto in fase live, quando sarà consentito calcare nuovamente un palco?

Tutto è possibile ma ora occorre fare i conti con i concerti cancellati lo scorso anno e che hanno precedenza nel caso riaprano i calendari. Non posso escludere nulla, neppure inserire alcuni dei brani dell’album in progetti live paralleli.

Qual è la TUA “pioggia orizzontale”, quella da cui non avevi pensato di doverti riparare?

Il non venire compreso o, addirittura, all’improvviso osteggiato dagli altri soggetti coinvolti in progetti dove il mio impegno convinzioni e aspettative erano al massimo…

Hai utilizzato la lingua italiana in una sola occasione (“Ero un num Ero”): un argomento su cui volevi non ci fossero dubbi?

Questo brano è quello dove ho osato di più per cui ho pensato che usare la lingua italiana potesse facilitare la comprensione per gli italiani e aggiungere un che di “esotico” per gli stranieri. Vado fiero per la forma e il contenuto di questo testo.

Come si deduce dalla scheda di presentazione, “Horizontal Rain” non può essere ascritto ad un particolare genere ma rappresenta diverse versioni di Lanzetti: può considerarsi un sunto della tua vita artistica, tenuto conto che, oltre agli aspetti musicali, la tua “mano” incide, per la prima volta, nell’artwork, e quindi il disco diventa un contenitore in cui esprimi gran parte della tua diversificazione?

In precedenza, salvo rare eccezioni, ho sempre trovato che i musicisti impegnati all’ artwork dei loro album, in realtà non arricchivano l’opera ma in qualche senso, arrivavano a limitarla. Ora le regole e le convenzioni e le convinzioni esistono per essere superate...

Mi spieghi il significato dell’immagine di copertina?

L’immagine di copertina rappresenta “una figura mitologica del futuro”, la Musica Elettrica che affronta una pioggia magnetica orizzontale, senza paura di sacrificare la mitica chitarra per reggere l'urto disorientante e superare l’impatto con fermezza, coraggio ed energia.

In che formato - fisico e digitale - sarà disponibile “Horizontal Rain”?

Per ora CD fisico e Digitale in rete. Il Vinile in un prossimo futuro.

 

Tracklist:

01-Walk Away - 5:50

02 - Heck Jack - 3:45

03-Lanzhaiku - 3:33

04 - Time is King - 4:50

05 - Genial! - 3:00

06 - Conventional - 4:17

07 - Ero un num Ero - 4:51

08 - Horizontal Rain - 5:08

09-Different - 4:31