The Samurai Of Prog - The White Snake and Other Grimm Tales II

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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The Samurai Of Prog The White Snake and Other Grimm Tales IISeacrest Oy, 2021

 

 

 

Sono passati solo un paio di mesi dal rilascio di “The Lady And The Lyon (And Other Grimm Tales-I)" e i The Samurai Of Prog, come promesso, ritornano con lo svolgimento in musica di un’altra fiaba dei Fratelli Grimm, “The White Snake and Other Grimm Tales II”.

L’incredibile prolificità di questa multinazionale del prog non può trovare sola giustificazione nella tecnologia, che sicuramente accorcia i tempi di composizioni che coinvolgono persone che vivono sparse nel mondo, ma esiste una forte motivazione che permette al nucleo centrale - Marco Bernard, Kimmo Pörsti e Steve Unruh - di raccogliere musicisti di varie nazionalità per condividere progetti dal forte sapore di prog sinfonico, mai fermo alla celebrazione del passato ma proiettato verso il nuovo che si miscela con la storia.

Il gruppo degli artisti è ormai fidelizzato ma in questa occasione la partecipazione italiana è davvero cospicua.

Provo ad elencare la lunga lista dei partecipanti:

Marco Grieco, Marcel Singor, Alessandro Di Benedetti, Mimmo Ferri, Rafael Pacha, Marco Vincini, Elisa Montaldo, Luca Scherani, Marcella Arganese, Stefano Galifi, Alessio Calandriello, Daniel Fäldt, Alessandro Corvaglia, Camilla Rinaldi, Carmine Capasso e Oliviero Lacagnina.

I fratelli Grimm hanno deliziato generazioni di bambini rielaborando le fiabe della tradizione popolare tedesca e la trasposizione in musica ad ampio respiro realizzata dai TSOP fornisce un nuovo volto ad una cultura specifica che diventa approfondimento popolare, un quasi elemento didattico in un mondo ideale fatto di persone “open mind”, a cui tende la musica dei Samurai.

Per ogni traccia proposta esiste una storia da raccontare (immagino contenuta nel booklet non ancora in mio possesso) e ciò rafforza il mio concetto precedente di “musica con un fine preciso”, rivolta ad un pubblico il più ampio possibile.

 

 

L’atto di apertura è lo strumentale “The Tricky Fiddler”, composto da Marco Grieco, presente alle tastiere. A completamento della lineup le chitarre elettriche di Marcel Singor e Carmine Capasso, che si aggiungono alla sezione ritmica (Bernard e Pörsti) e alla versatilità di Unruh (violino e flauto).

Sei minuti di atmosfere immaginifiche, perfetta miscela di classico abbinato al rock, con il violino in primo piano capace di disegnare sonorità struggenti, una sintesi ideale del concetto di musica progressiva.

Segue “Searching For the Fear”, altro strumentale, scritto da Alessandro Di Benedetti, che partecipa in qualità di tastierista coadiuvato ancora dalla chitarra di Marcel Singor e dai tre musicisti di riferimento attorno ai quali ruota il progetto.

Un lungo brano di quasi dieci minuti per descrivere la storia di un giovane uomo che non conosce la paura e vorrebbe imparare a “rabbrividire”.

Anche in questo caso la trama portante - quasi aulica - pennellata dal violino, si sposa con gli stilemi del prog, tra tempi composti e contaminazione spinta, una chicca che non lascia indifferenti.

Il terzo pezzo si intitola “The Devil With the Three Golden Hairs”, musica e testo di Mimmo Ferri, che interviene con tastiere e chitarra.

È questo il primo “cantato” che disegna una storia che si snoda nel dialogo tra il Re (Steve Unruh), il diavolo (Daniel Fäldt), il ragazzo (Marco Vincini) e la madre (Elisa Montaldo). Si uniscono Carmine Capasso all’elettrica e Rafael Pacha al mandolino.

Un mini-suite ben definita che propone un altalenare di movimenti dal basico sapore folk, ma aperta al cambiamento ritmico e sonoro, un viaggio nel tempo che riesce ad esaltare il concetto di “racconto musicale” adatto ad ogni orecchio.

Luca Scherani ci regala “The Travelling Musicians” (in cui suona le tastiere), un’altra fiaba che farebbe la felicità, anche, di tanti bambini.

Anche in questo caso l’iter prevede differenti personaggi/vocalist, e così troviamo oltre al solito Unruh (l’asino), Stefano “Lupo” Galifi (il cane), Elisa Montaldo (il gatto) e Alessio Calandriello (il gallo), Daniel Fäldt (1° ladro) e Alessandro Corvaglia (2° ladro). A completare la formazione Marcella Arganese alle chitarre e i Samurai al completo.

Superfluo sottolineare le competenze di questo pugno di artisti ma credo non sia in ogni caso facile rendere efficace un dialogo a più voci fornendo il senso del racconto fluido, e l'idioma usato nella doppia lingua si trasforma in peculiarità.

Undici minuti in cui il senso di maestosità diventa lo sfondo per un fitto scambio di battute tra i protagonisti, una situazione molto articolata che riporta a tratti ai miti prog dei seventies.

E si arriva alla title track, “The White Snake”, in cui interviene pesantemente una fetta importante di Latte e Miele, in quanto le musiche sono di Oliviero Lacagnina (tastierista nel brano) con le liriche di Massimo Gori (ex bassista della band genovese).

Partecipano inoltre i tre fondatori con i loro strumenti (basso, batteria, flauto/ violino/voce), Camilla Rinaldi alla voce, Rafael Pacha (chitarra acustica e flauto irlandese), Marc Papeghin (tromba e corno francese) e Marcel Singor all’elettrica.

Un brano che vale la facciata di un LP (17:30), lo sviluppo di un’altra storia magica disegnata dalla solennità musicale che, almeno inizialmente, ci regala il profumo di quel “Tarkus” che compie in questi giorni 50 anni. Ma gli snodi immaginati dai TSOP sono improvvisi e non prevedibili e il gioco delle parti produce sonorità che realizzano il bridge tra il passato e il nuovo, tra ciò che rimane sotto forma di DNA e il cambiamento.

Sono cinque i movimenti ideati dal “Maestro” Lacagnina: “Prologue”-“The White Snake”-The Trial”-“A Ring In The Water”-“The Wedding”.

Meraviglioso!

Ancora un paio di minuti per riannodare il filo della storia ed ecco, a conclusione, “The Tricky Fiddler – Reprise”.

 

 

Cinquantacinque minuti di musica che scorrono con la consapevolezza di essere all’ascolto di musica di qualità, il cui valore aggiunto risiede nel raggiungimento dell’obiettivo attraverso un iter condiviso, proponendo storie antiche a cui viene data sede e modo per la rivisitazione, tanta manna per i cultori del genere prog, tanta manna per i curiosi, tanta manna -potrebbe essere- per i giovanissimi a cui viene proposto l’abbinamento tra fiabe e loro colonne sonore. Ma in fondo, basterebbe solo lasciarsi andare, aprire la mente e il cuore eliminando pregiudizi e luoghi comuni, e la difficoltà di creazione, assieme alla facilità di ascolto, troverebbero il prefetto paradigma.

Musicisti mostruosi, team pazzesco, attività intensa dei TSOP diventati ormai un saldo punto di riferimento nel panorama prog mondiale.

Artwork fantastico affidato, come spesso accade, a Ed Unitsky, il  realizzatore di copertine che preferisco tra i contemporanei.

Il CD è disponibile in un package a tre pannelli in stile mini-LP di alta qualità e comprende ancora una volta un ampio ed esaustivo opuscolo.

Un assaggio video...