Enrico Bianchi - Libertà

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Scritto da: Athos_Enrile

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Enrico Bianchi LibertàVIDEORADIO, 2021

 

 

 

La lunga militanza di Enrico Bianchinel mondo della musica lo “autorizza” ad ogni tipo di rappresentazione che abbia alla base la qualità della proposta, ma l’album “Libertà”, rilasciato in questi giorni, appare come un amaro bilancio di vita unito a quel sentimento che permette di sopravvivere e guardare oltre: la speranza, “… il solo bene che è comune a tutti gli uomini, anche quelli che non hanno più nulla…”.

Il concetto di “libertà”, alla base del lavoro di Bianchi, è stato messo a dura prova negli ultimi due anni, periodo negativo che ha spinto ogni essere pensante a riflettere sui reali valori della vita, rimettendo in discussione certezze e convincimenti radicati.

Il tempo per elaborare ha portato i più sensibili a riannodare i fili della propria esistenza, miscelando i ricordi e il presente, spingendo verso un viaggio a ritroso nel tempo e proiettando le speranze sul futuro prossimo.

È questo un meccanismo che privilegia i creativi, e un musicista navigato come Enrico Bianchi deve aver sentito il bisogno di tracciare il suo bilancio, mettendosi un po’ a nudo e fissando un paletto sul suo cammino.

Ascoltando i brani in successione ho immaginato storie ed esperienze che restano totalmente personali e quindi inviolabili nei dettagli, ma mi è venuta facile l’immedesimazione, la comparazione con il mio vissuto, e quando un disco o una singola canzone conducono all’interazione, l’obiettivo minimo è stato centrato.

<<La musica è "Libertà" di espressione>>: è questo l’incipit del comunicato stampa che anticipa il disco. Aggiungo una citazione nobile: “La musica è l’unità di misura del tempo che fluisce”, un paio di assiomi che, uniti tra loro, potrebbero rappresentare una didascalia per questo splendido progetto.

Enrico Bianchi, protagonista alle tastiere, è autore di musica e liriche, e si affida all’arrangiamento e alla produzione di Andrea Cervetto (presente alla chitarra e basso) e alla batteria di Alfredo Vandresi… un team tutto genovese!

Quarantaquattro minuti, suddivisi su dieci tracce, permettono di realizzare un percorso vario di sentimenti e sonorità/tipicità specifiche, esplorando culture e tradizioni che escono dai nostri confini.

 

 

Apre l’album “Sessantotto”, titolo che evoca il periodo dell’illusione, della voglia di cambiare il mondo, della speranza, quasi certezza, che un nuovo corso fosse possibile. Cosa resta a distanza di lustri?

“Voglio vivere come so, ombre e luci ad un passo, quel che cerco è la libertà, mai come adesso… dalle mille diversità si alzerà il vento… voglio solo la libertà di cambiare il mio mondo…”.

Musicalmente accattivante, di facile presa e dall’andamento moderatamente rock, con la voce di Bianchi che si presenta - per chi non lo conoscesse - con caratterizzazione e giusto pathos.

Segue “Canto notturno alla mia anima”, amara riflessione, bilancio che arriva, forse, in una di quelle notti in cui non si riesce a prender sonno, optando per una drammatica autoanalisi.

“…siamo piccole fiammelle controvento, grande genio e poca spiritualità… per noi che non sappiamo più lasciarci andare, è scomoda la compagnia di quest’anima, la mia…”.

Magnifico pezzo dal tratto argentino, tra una tessitura di fisarmonica e un’efficace chitarra che “piange”, mentre il ritmo conduce alla danza e si delinea un’atmosfera a tinte grigie.

“Mar amargo” mi appare come centrale nella narrazione di Bianchi e giustifica e amplifica la mia introduzione:

“…questo ambizioso viaggio sarà scommessa a vita o sarà l’oblio, in questo mare aperto sento più forte Dio… spiego le vele ma non c’è vento sulle onde e non c’è terra all’orizzonte, mare amaro… finirà questo andare via senza arrivare mai e sarà un addio al vecchio mondo…”.

La traccia rappresenta un cambio musicale deciso - caratteristica del disco - perfettamente centrato sul concetto di “libertà”.

È un folk elettrico che riporta a certe rappresentazioni della musica progressiva e che trova l’apice nell’ultimo minuto, completamente strumentale.

“Mai più senza libertà” è stato scelto come brano trainante ed è stato realizzato il video che propongo a fine articolo.

“Libertà” è la parola che viene ripetuta come un mantra, all’interno di soluzioni sonore che profumano di sacralità e di epicità, mentre alcuni concetti emergono e toccano la sensibilità personale:

“… Io dischiudo le tue ali adesso, volo libero, sui tetti e le campagne in un cielo che sarà libertà…”.

“Gocce di tempo” è forse la canzone più orecchiabile, una apparente facilità messa al servizio del doloroso esercizio del ricordo:

“… e mi vengono in mente certi giorni, quando ero ragazzino, quando si giocava sulla neve e immaginavo il mio destino … gocce di tempo caduto che solo adesso ho raccolto e bevuto…”.

Ritmo cadenzato e soluzioni brillanti, con la convivenza della slide e del sintetizzatore.

“Anna non piangere” è un tango lento struggente che riporta ad una delle tante storie possibili legati ai sogni, alle aspettative, al dolore che segue la delusione, anche se c’è sempre spazio per la speranza:

“Anna non piangere, vedrai cambierà, il nostro amore non passerà, piove ma scivola ogni goccia su noi…”.

L’abbinamento tra musica e lirica potrebbe provocare qualche lacrimuccia…

“Judy e Paolo” utilizza un modus orientaleggiante per raccontare una storia d’amore, con tutte le classiche caratteristiche che contraddistinguono le esistenze meno fortunate e trovano conforto nel sogno:

“Judy ha 18 anni appena ed un uomo non ce l’ha, però ha un figlio che più cresce e più le rassomiglia; se tu scavi nei suoi occhi, nella sua bella allegria, troverai un’anima persa nella sua scia. Judy però ha un sogno che conserva da bambina, se arrivasse per davvero il principe dei sogni miei sopra al suo cavallo bianco io volerei…”

Paolo non è un principe, ma rappresenta la fermatura del cerchio.

“Libero” è l’urlo che apre al nuovo che avanza, la gioia primaverile dopo il grigiore dell’inverno, la rinascita:

“Vita che lavi la vita che è stata già, sole che ci scalderà, la nostra storia è nei giorni che aspettano, domani è qua…”.

Un bel groove, una sezione ritmica in evidenza che accompagna il grido liberatorio di Bianchi.

Con “Albánia” si cade pesantemente sul sociale e sul dramma di chi emigra per cercare una vita migliore, ma spesso l’illusione si scontra con la dura realtà, uccidendo ogni tipo di motivazione:

“E quando arriveremo vedrai che gioia, poter girare senza aver paura, già vedo delle luci, presto ci saremo noi, ma il peso delle nostre vita ci fa ribaltare, ci stiamo inabissando, adesso si è fermato il vento, non c’è pace in questo silenzio che ci circonda, il viaggio per la vita per me finisce qua. Ma al mondo ci sarà una terra dove andare, con uomini e donne in pace a lavorare… continuerò a scappare, è stato un sogno e non sognerò mai più…”.

Conclude il disco un brano cantato in genovese, omaggio alla terra che ha dato i natali all’autore, il titolo è “Canta de lö”, un quadretto bucolico e malinconico, carico di spleen, che disegna il luogo in cui sono ben fissate le radici, incomparabile con qualsiasi altro posto nel mondo:

“Là dove il sole si china, dove non si conta la luna, dove il sole si prede il mare, alta sale su una stella e vicino bei ragazzi; là dove in ogni vecchia via trovi una ragazza in piedi, brilla un po’ di più stella…”.

Un disco piacevole, carico di significati, pregno di soluzioni musicali rilevanti, risultato di un lavoro di squadra in cui Cervetto e Vandresi brillano di luce propria.

Consigliato ad un pubblico trasversale.

 

 

BIOGRAFIA 

Pianista, arrangiatore e polistrumentista, dopo l’esperienza "GENS" entra in una band composta da ex di gruppi famosi, gli "Extra", con Bernardo Lanzetti (PFM) e una parte dell’Equipe 84 di Victor Sogliani, Vanni Comotti e Fulvio Monieri (Bennato e Fogli Band) e Andrea Cervetto (Mito New Trolls).

Dopo molte collaborazioni occasionali Alberto Radius ricompone la sua Formula 3 e lo chiama con lui e con Alfredo Vandresi alla batteria.

Sette anni di concerti in tutta Italia, Svizzera, Canada, Giappone, tante ospitate in tv (RAI 1, I Fatti Vostri, Le Ragazze del Sabato, ecc.) fino ad arrivare alla chiamata di Giorgio “Fico” Piazza (PFM) che aveva formato una band con riferimento al primo periodo PFM.

Successivamente Enrico Bianchi con gli "EXTRA" riprende una intensa collaborazione insieme a Ricky Portera che, dopo la morte di Lucio Dalla, decide di ampliare la band con Iskra Menarini e il grande Teo Ciavarella al piano.

Attualmente Bianchi ha fondato una superband composta da Giorgio Usai (New Trolls), Alfredo Vandresi (Formula 3, Delirium), Paolo Ballardini (RAI-BAND della trasmissione "I migliori anni") che hanno terminato da poco il tour in varie piazze del sud e centro Italia.

ENRICO BIANCHI oggi si propone in questo primo album dal titolo "Libertà", pubblicato da Beppe Aleo di Videoradio, come cantautore. I testi impegnati esprimono contenuti importanti e di grande attualità.

In preparazione il tour con la sua band che toccherà da gennaio vari club e teatri in Italia e all'estero.

 
 

Tracklist

1-Sessantotto (3:46)

2-Canto notturno alla mia anima (4:09)

3-Mar amargo (4:25)

4-Mai più senza libertà (4:30)

5-Gocce di tempo (5:00)

6-Anna non piangere (4.44)

7-Judy e Paolo (4:29)

8-Libero (4:34)

9-Albánia (4:19)

10-Canta de lö (5:15)