CIRO PERRINO - ABSENCE OF TIME – Vol. 1

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Andrea Pintelli

 

CIRO PERRINO ABSENCE OF TIME Vol 1Mellow, 2022

 

 

 

Ed ecco ciò che non ti aspetti, ossia una mail di Ciro Perrino che, con la solita grazia, ti annuncia che ha pubblicato un nuovo disco.

“Absence of Time – vol 1” è uscito lo scorso aprile e fa parte, come suggerisce il titolo, di una serie di lavori che il prolifico maestro dedicherà a musiche destinate al rilassamento, alla meditazione e all’ascolto attivo, atte a promuovere benefici emozionali e creare paesaggi interiori che possano favorire la pace e la serenità.

Definire prolifico il buon Ciro è dir poco, piuttosto un vulcano di idee che si concretizzano continuativamente. La sua storia era già stata raccontata anni fa in un bellissimo articolo a lui dedicato, sottoforma di intervista fatta dal sottoscritto; si spera, dunque, che l’opera dell’artista sia cosa nota ai più, giusto per iniziare a sviscerare i contenuti di questo album.

Composto da sei tracce di media lunghezza, per permettere all’ascoltatore di immergersi in sé stesso, il disco si apre con “New Path”, delicata e ricercata. Linea melodica a cui Ciro aggiunge in maniera sapiente delle gocce di poetica bellezza. Tintinnii evocativi che, a braccetto con archi melliflui, riescono nell’impresa di risvegliare la coscienza da un torpore che quotidianamente ci affligge. Una ricetta scaccia-stress che funziona davvero, pensata e realizzata in un mondo parallelo al nostro.

“Spirits of the Woods”, nel bosco a fare compagnia alla nostra anima, riappropriandoci della parte immateriale del nostro essere. Ci sono gli elementi sulfurei dei richiami d’altrove, un ruscello ch’è vita, le luccicanti ciglia del Sole che filtrano attraverso l’immenso verde, la fauna che si annuncia in ogni dove. Noi al centro? No. Noi parte del tutto. Niente e nessuno escluso, il giorno e la notte compresi.

“Only One Way”, no another. C’è solo un modo per raggiungere il benessere: tramite la serenità. Che va cercata, rincorsa, voluta. Una volta raggiunta è lì che bisogna stare. Si parte dall’accettazione altrui, dall’aiuto in principio di gratuità, dalla gentilezza spirituale. Il brano che ci accompagna simboleggia l’abbraccio perenne che dobbiamo a noi stessi per permettere di camminarci. Non un sogno, ma una strada da percorrere verso la rivelazione.

 

 

“Space Boundaries”: esiste una delimitazione all’infinito? Può essere accettabile che ci sia un confine? Sperare di vagare non porta a nulla, piuttosto andare a ricercare l’armonia attraverso il suono, potrebbe essere un tentativo. Guardare e guardarsi, vivere e viversi, parlare e parlarsi, per andare oltre. Anche ai cosiddetti confini.

“Far Oceans” è ammaliante, come le voci delle sirene che la popolano. Sempre guardarsi da esse, ma a volte possono essere una guida per portarci fin oltre lo sconosciuto, verso nuove possibilità d’esistenza, in luoghi di favolosa concordia. Quel “qualcosa” ci è poi rivelato con “Underwater Worlds”, dove il finalmente è davanti ai nostri occhi. Un viaggio attraverso sé stessi che, in assenza del fattore tempo e grazie a geniali intuizioni, arriva dove il desiderio si è legato alla ricerca, dove il noto è superfluo, dove il mondo sommerso è nuovamente vivo e pronto ad accoglierci.

Ed è solo il primo volume di questo straordinario itinerario.

Grazie Ciro. Ti lascio alle tue parole:

 

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