Speaker Bite Me - Future Plans

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Bob Stoner

Questo utente ha pubblicato 316 articoli.

SpeakerBiteMe FuturePlans PonyRecs(Pony Records, 2018)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Electro Noise

 

 

 

Sono passati più di dieci anni dall'ultima release degli Speaker Bite Me, loro non si sono mai fermati, hanno suonato live e sono maturati, trasportando le loro idee, prima infarcite di elettronica sperimentale, minimale e trasversale, ora virate verso un'impostazione indie, sempre trasversale ma più rock, più rumorosa e adulta. Non che i brani di 'Action Painting' non fossero interessanti, i giochi elettropop erano molto fantasiosi ma il nuovo lavoro 'Future Plans' è qualcosa di più completo ed è in grado di strapazzare l'ascoltatore più esigente senza perdere una nota per strada. Cinque brani che ti prendono per la gola e ti fanno crescere quel senso di vuoto e di ricerca che sovente caratterizza il sound dei Portishead, con un continuo sali e scendi emotivo scaturito da chitarre noise in stile Curve che mi hanno fatto rallegrare non poco. Non solo Curve ma anche le visioni dei Radiohead più contorti e la sensualità pop dei Garbage. Il noise si rivela l'arma giusta e i rimandi sonori indie di fine anni '90 sono un mix perfetto per costruire il tappeto musicale, ed è in questo contesto che nascono brani fulminanti, delle vere meteore incandescenti, come la lunga "Sweet Expectations" dalla coda ipnotica e incendiaria, oppure, "This Song is Going to Kill You", che evoca sonorità graffianti alla maniera degli Ulan Bator nel geniale album intitolato 'Abracadabra'. Per inquadrare le azioni della band danese in questo lavoro del 2018, bisogna vedere la costruzione dei brani in una veste atipica, come se un gruppo rock cercasse di suonare alla maniera del più cool delle band di indie elettronica e al contrario, come se i Portishead prendessero in mano chitarre e distorsori per suonare i loro pezzi nello stile dei Girls Against Boys. Sono passati anni e gli interpreti vocali, una splendida voce femminile ed una ispirata voce maschile che si alternano al canto, risultano oggi al massimo livello d'intensità espressiva poi, il gusto bizzarro e intelligente per le chitarre rumorose fa la differenza e accompagna chi ascolta verso un senso di elevazione spettrale (la coda della title track è da storia della musica noise), sfiorando una gioiosa cacofonia che regala persino dei confini vicino all'avanguardia sperimentale. Un gradito ritorno con la G maiuscola per una band che come il vino, invecchiando, migliora sempre più. Un album che porta in grambo un filo di nostalgia per il passato ma dall'equilibrio perfetto! Ascolto obbligatorio!