Luca Scherani - Everything’s Changing

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Alberto Sgarlato

 

AMS Records, 2023

Luca Scherani Everything s Changing

 

 

 

 

Per gli appassionati di rock progressivo italiano il nome di Luca Scherani è una garanzia. Soprattutto in terra ligure, lo si associa al suo ruolo di tastierista ne La Coscienza di Zeno, ma non solo: spesso ha prestato il suo talento per le orchestrazioni come arrangiatore, ad esempio, per Fabio Zuffanti (citiamo un progetto su tutti: Hostsonaten, quello dall’afflato più sinfonico) e per lo storico cantante del Museo Rosenbach Stefano “Lupo” Galifi.

Dire che Scherani ha fatto di tutto nella sua vita artistica è ancora limitante: dal docente di musica in varie scuole, alle tribute-band, fino al flautista nella sua banda cittadina. Eppure, tanto prodigo sa essere al servizio altrui, tanto parco è nella sua produzione solista: tre soli titoli nell’arco di circa un paio di decadi.

Questo suo terzo “Everything’s Changing” è un lavoro (a parte tre capitoli) quasi interamente strumentale. E avendo parlato all’inizio della recensione delle svariate collaborazioni dell’autore del mondo del rock progressivo, ecco che alla parola “strumentale” ogni lettore si sarà già fatto il proprio percorso mentale: ci sarà chi pensa al sapiente cocktail tra languori floydiani e jazz canterburyano dei Camel, chi pensa alle sovraincisioni polistrumentistiche di Mike Oldfield, chi pensa ai delicati “acquerelli in musica” di Anthony Phillips, Jean-Pascal Boffo e Gordon Giltrap… ecco: no, no e poi no.

Sgombrate immediatamente la vostra mente, affrontate l’ascolto con orecchio puro: questo “Everything’s Changing” non è un album di rock progressivo strumentale, forse non è nemmeno un disco rock. Potremmo definirlo “musica neo-classica”, termine sgraziato, cacofonico e formalmente impreciso. L’etichetta più esatta potrebbe essere “musica contemporanea”, ma nel mondo accademico questa definizione ha assunto altri significati, riferendosi o a chi nel Novecento ha sperimentato con l’atonalità o la dodecafonia, a chi si è spinto fino alla ricerca dell’essenza del “suono puro” (nomi come John Cage o Alvin Lucier), oppure al minimalismo dei Reich, dei Glass, dei Riley.

 

 

Alla fine, è difficile etichettare e catalogare le composizioni di Scherani, quasi sempre tonali, spesso cantabili, caratterizzate da toccanti, struggenti momenti cameristici e crescendo più orchestrali. Al limite, se proprio volessimo trovare un collegamento con quel vastissimo universo progressivo menzionato all’inizio, potremmo forzare un paragone con i primissimi album degli Enid di Robert John Godfrey, con i primi tre del Banco del Mutuo Soccorso e con i Syndone, tre formazioni che hanno saputo davvero travalicare generi e stili.

LS (come egli stesso timidamente si firma nelle note dell’album) amministra il suo monumentale parco di tastiere con sapienza: non troverete mai i classici “luoghi comuni” ormai stereotipati di certo prog-rock, la “cavalcata” di Minimoog o il crescendo di Mellotron piazzati dove te li aspetti; al contrario, Luca emunge al massimo le potenzialità non solo dei sintetizzatori, ma anche dei VST (Virtual Studio Technologies, strumenti “virtuali” per computer) per ampliare le potenzialità timbriche della sua tavolozza verso territori inaspettati, con suoni ora algidi, ora tintinnanti, ora cangianti. E oltre ai tasti bianchi e neri, il polistrumentista chiavarese si alterna a una serie sbalorditiva di strumenti: flauto, vari sassofoni, basso a 5 corde, bouzouki, chitarre acustiche a 6 e 12 corde… E per completare al meglio il “percorso sonoro” funzionale alla complessità delle sue creazioni si avvale non di una band, non di un ensemble, ma si potrebbe quasi dire di un “esercito” di musicisti (tra percussionisti, chitarristi, fiati, intere sezioni di archi) e di voci maschili e femminili. Ai collaboratori diciamo: perdonateci se non vi menzioniamo tutti, ma sappiate che siete stati eccelsi, ognuno nel suo ruolo.

A tratti, come ad esempio nelle introduzioni strumentali di “Il discorso” e “Un viaggio verso un sogno” (due dei tre brani cantanti) si avverte, in una certa “ossessività percussiva”, la scuola di molti autori dell’Est Europeo tra ‘800 e ‘900 cari anche a Keith Emerson; ma per fortuna, contrariamente a quanto tristemente talvolta si ascolta nel prog, qui nulla diventa macchietta, caricatura o parodia emersoniana. La lezione di Dvořák, Mussorgskij, Stravinskij, viene finalmente riletta con gusto e sensibilità nuove.

Nella title-track “Everything’s Changing” c’è il minimalismo di Glass, ma anche l’elettronica tribale ed etnica di Peter Gabriel, i Japan con il loro basso ficcante e i sax suadenti, atmosfere che solo in parte ritroviamo in “Awondalimba”, ma qui declinate con suggestioni da colonna sonora.

E a tal proposito non sfigurerebbero come “main theme” di colonne sonore anche tracce come l’opener “Piccole gocce”, l’inquietante “Ghiaccio calpestato” (perfetta per un horror ambientato a Natale), la commovente “Nebbia sul buio”.

A ulteriore dimostrazione dell’imprevedibilità scheraniana non si può tacer “Cristina”, sorta di tango/jazz pianistico su scansioni ritmiche assurde e inafferrabili.

“Il Cosmo” è forse il brano che più riavvicina l’ascoltatore agli stilemi del progressivo classico, con il suo alternarsi di crescendo epici e più delicati momenti acustici arpeggiati.

E si chiude con “Ein Lied: der soldatenfriedhof in Brunick" (il cimitero di guerra di Brunico)” che, come il titolo stesso recita, è una romanza (lied in tedesco), un canto lirico per voce soprano.

 

 

Oggi un merito delle grandi piattaforme multinazionali di cinema e serie in streaming è quello di avere dato celebrità e visibilità a tanti validi autori, grazie al loro apporto nel campo delle colonne sonore. Rattrista e fa rabbia, in questo panorama, pensare che un talento come quello di Luca Scherani debba essere relegato ad artista apprezzato per una nicchia di veri appassionati, quando questo disco dimostra che potrebbe sedere nell’Olimpo dei Grandi riconosciuti a livello internazionale.

Album capolavoro: vi spiazzerà a ogni nota, vi saluterà al termine dell’ascolto lasciandovi una ricchezza interiore diversa.

 

Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)

1 Piccole gocce 1:28

2 Il discorso 8:14

3 Prologo frammentario 4:02

4 Everything’s Changing 4:09

5 Un viaggio verso un sogno 6:24

6 Nebbia sul buio 1:47

7 La ragione 9:17

8 La necessità 3:21

9 Ghiaccio calpestato 2:12

10 Cristina 2:35

11 Awondalimba 2:03

12 Il cosmo 5:37

13 Ein Liedder Soldatenfriedhof in Bruneck 4:42

 

 

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