ASTRALIA - OSMOSIS

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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 Ma.Ra.Cash Records, 2011
 
 
"Osmosis" è l'album che rappresenta il ritorno di "Astralia", a distanza di dieci anni da "Connected", l'opera prima del gruppo.
Nell'intervista a seguire emergono i particolari evolutivi, tra momenti di sosta, cambi di formazione e progetti paralleli. E nello scambio di battute, saltando da un argomento all'altro, ci si sofferma su uno degli aspetti che potrebbero sembrare minori rispetto alla "sostanza musicale", ma che dal mio punto di vista rappresentano, sempre e comunque, un tratto fondamentale di un album, sia per il significato intrinseco, spesso legato alla musica stessa, sia per un mero valore estetico/collezionistico: la cover.
L'art work curato da Domizia Parri è carico di tutto ciò, e nel gioco domanda /risposta emerge quale sia l'obiettivo che si cela dietro ai colori, ai volti e agli oggetti rappresentati. Ma la bellezza di una picture simile risiede nella la sua capacità di innescare una sorta di interattività, dialogo in cui ogni attento osservatore può arrivare alle proprie conclusioni. E così il cerchio creato dal serpente che si morde la coda può apparire come una sorta di bolla protettiva da cui, però, gli "abitanti" vorrebbero uscire, non accontentandosi del conosciuto, ma decisi a rischiare. E questo "osare" è ciò che viene naturale ai musicisti di Astralia, ed è forse la loro filosofia musicale (e di vita).
Catalogati come band prog, propongono nove tracce che della musica progressiva contengono le fondamenta; ma anni di lavoro alle spalle hanno permesso la costruzione di qualcosa di estremamente personale, che non rinnega ciò che di antico è stato assimilato, ma che attraverso elaborazioni successive trova ora sbocco in composizioni che hanno il pregio di essere ... fresche e volutamente contaminate (con il controllo totale della contaminazione) dalle icone degli anni '70, dagli studi classici, dal rock e dal jazz.
Atmosfere rarefatte, cambi di ritmo, psichedelia: sono questi ingredienti fondamentali di un album sorprendente che dovrebbe entrare nelle case degli appassionati del genere, con la speranza di arrivare a qualche nuovo utente, ancora ingnaro di cosa possa essere la buona musica.



Tutte le notizie su Astralia sono reperibili al seguente link:  http://www.astralia.it/


Tracklist:


1. Let me loose
2. Glove Box
3. Storm Cloudings
4. Chatter Box
5. The Flock
6. Osmosis
7. Mark One
8. After the hypnosis
9. Dedalo's torment

L'INTERVISTA

Ho letto che il vostro è un ritorno dopo un lungo periodo di “sosta”. Cosa è accaduto nel frattempo e cosa vi ha spinto verso una nuova fase creativa?

E’ vero, sono passati più di dieci anni dall’uscita del nostro primo CD “Connected” e di cose ne sono capitate molte: all’inizio stentavamo a trovar date per poter promuovere degnamente il prodotto e comunque ci si trovava sempre a suonare in localini inadeguati cercando di elemosinare qualche lira con fatica nonostante le ottime recensioni che cominciavano ad arrivare sia dall’Italia che dall’estero. Nel 2003 avevamo ricominciato a comporre nuovi brani e proprio in quel periodo Stefano (il cantante) decise di lasciare il gruppo. Fu sostituito da Massimo (Danieli) e dovemmo interrompere la fase compositiva per dedicarci al suo inserimento nella band, quindi seguirono alcuni concorsi, qualche concerto, ma poi anche lui decise di andarsene. Il tempo passa inesorabilmente e trovandoci ancora una volta senza front-man, ricominciammo a comporre musica e testi. L’incontro con Massimiliano Biolo (Voce) in un grigio novembre del 2006 da inizio alla fase che ci porterà alla nascita di “Osmosis”: velocemente il nuovo cantante impara tutto il vecchio repertorio e comincia a lavorare alle linee vocali dei nuovi brani. Era passato troppo tempo dalla nostra prima e unica pubblicazione, oramai nessuno si ricordava di Astralia e decidemmo di sondare il terreno con un “promo” di quattro pezzi dal titolo “The Flock” registrato interamente nella nostra sala-prove e pubblicizzato grazie a internet, sperando di trovare qualcuno interessato alla nostra musica ed è così che avemmo il primo contatto con la Ma.Ra.Cash Records di Vigevano. In definitiva la fase creativa non si è mai fermata, diciamo che gli eventi l’hanno solo rallentata!

Sono rimasto affascinato dalla cover di Domizia Parri, di per se capace di ispirare spontanee scritture. Qual è il significato e come si lega a “Osmosis”?

Domizia è stata bravissima nel capire, interpretare e tradurre su tela ciò che noi intendevamo: il serpente che si morde la coda (l’uroboro) racchiude dentro di sé il “mondo del luogo comune” rappresentato dagli oggetti e dalle persone (con il viso coperto dal velo) che vi navigano all’interno, la luce è chiara, abbagliante! Il serpente è trasparente perché rappresenta la “membrana osmotica semipermeabile” dalla quale le persone possono uscirne a patto di liberarsi di quel velo sul viso, in sintesi “aprire gli occhi” e affrontare l’oscurità ma tendendo ad una “luce guida” che è rappresentata dalla figura al di fuori del cerchio osmotico.

Nel comunicato ufficiale ho visto l’accostamento ai VDGG, e l’ascolto mi ha confermato questa similitudine. Cosa vi lega al gruppo di Hammill e, più in generale al prog degli anni ’70?

Nel nostro modo di comporre la musica non c’è la volontà di rifarsi ai grandissimi musicisti di quel passato glorioso, credo però che quella musica ascoltata e riascoltata per anni abbia finito per formarci una certa sensibilità che inevitabilmente poi riemerge e influenza le nostre scritture.

Che tipo di cultura musicale avete? Che cosa vi ha spinto verso una musica di assoluto impegno, compositivo e propositivo?

I nostri percorsi sono stranamente molto diversi, ma forse questa diversità ha creato una certa contaminazione positiva nell’alchimia del gruppo, io (Massimo – batterista e autore di testi) sono arrivato al prog dopo aver cercato la mia dimensione prima nel rock, nella fusion e poi nel jazz, studiando il mio strumento con numerosi maestri da quali ho cercato di attingere più sfumature possibili; Riccardo (bassista e compositore) è diplomato al conservatorio in contrabbasso e quindi ha avuto modo di conoscere quel mondo della musica colta ma è sempre rimasto in contatto con il rock e il prog fin da giovane; Giovanni (chitarrista e compositore) ha un passato da musicista classico al conservatorio ma poi è stato irrimediabilmente attratto dalle sperimentazioni di gente come Fripp e Torn; Dario (tastierista e compositore) è organista e pianista classico, diplomato al conservatorio in organo e ora in Danimarca sta proseguendo i suoi studi all’Accademia Reale Danese; Massimiliano (cantante e autore di testi) ha un passato da cantante di rock italiano che poi ha finito per innamorarsi di Peter Gabriel; Corrado (il nuovo cantante/chitarrista) ha iniziato con la musica classica e lo studio del violino, per poi passare alla chitarra e innamorarsi del rock e del jazz; Riccardo (il nuovo giovane tastierista) ha cominciato fin da bambino lo studio del pianoforte classico per poi passare alle tastiere in vari gruppi locali, passando tra vari generi quali hard rock, ed elettronica, mantenendo però fin dagli inizi un legame stretto con il rock progressive. L’insieme di queste esperienze e il coraggio di mettere in musica le nostre visioni, ansie, paure e questioni psichiche ci ha portato a questo nostro modo di fare musica.

Il cambio di line up avvenuto nel 2010… cosa vi ha dato e in cosa vi ha penalizzato?

Alla fine delle registrazioni di “Osmosis” Dario ha deciso di lasciare la band per seguire i suoi studi in Danimarca, mentre Massimiliano riteneva che il progetto non potesse avere un futuro visto il passato/presente così tormentato, soprattutto per la lontananza di Dario. E’ difficile dire in cosa ci ha penalizzato, forse lo vedremo in una prossima fase compositiva. Certamente Corrado (cantante e chitarrista) e Riccardo (tastierista) si sono integrati molto bene e molto velocemente ed il clima di lavoro è estremamente “frizzante”, credo ci vorrà ancora un po’ di tempo per sviluppare appieno le loro e nostre potenzialità, forse allora, qualcuno, non noi, potrà fare dei bilanci.

Faccio sempre molta fatica nell’accostare una band ad una categoria musicale universalmente riconosciuta. Come spieghereste ad un giovane musicista il tipo di musica che proponete?

Facciamo molta fatica anche noi ad etichettare la nostra musica, ci piace pensare di poter creare diversi momenti espressivi, a volte molto aggressivi quasi metal a volte molto dilatati e sognanti, a volte melodici a volte acidi, è il nostro modo, ma non sappiamo come definirlo.

Che tipo di rapporto avete con la tecnologia? Quanto è importante per voi la sperimentazione?

Tecnologia e sperimentazione a volte vanno di pari passo, un nuovo generatore di suoni può essere lo stimolo per creare nuove atmosfere, e poter padroneggiare questi aggeggi tecnologici può darci nuove frecce per il nostro arco. Sicuramente non ci spaventano, spesso ci attirano.

Come giudichereste la perfetta performance live? Quanto amate stare sul palco?

Io penso che non esista la performance perfetta, penso che esistano situazioni in cui tutto sembra filare in modo fluido, dalla scansione dei tempi all’intonazione delle note e perfino la correzione delle sbavature. Un mio vecchio maestro ripeteva che “bisognava imparare a saper sbagliare” credo che avesse ragione. Stare sul palco penso sia la cosa più gratificante per un musicista.

Perché è diventato quasi impossibile vivere di musica… di buona musica?

In Italia è da tempo che questo tipo di musica è lasciata un po’ ai margini, per fortuna però veri appassionati sia musicisti che produttori o giornalisti non sono mai scomparsi del tutto e sono riusciti a tenere vivo un certo mercato di nicchia; ora credo, siamo all’alba di una nuova primavera, vedo che stanno nascendo molte più opportunità per proporsi, sia dal punto di vista editoriale che di performance dal vivo. Certo, siamo ancora lontani dal poter “vivere di musica”.

Provate ad immaginare il percorso di Astralia da oggi al 2015.

Spero che dopo il primo decennio tormentato sia stato raggiunto un equilibrio nella band e che si possa programmare una stagione di concerti per promuovere “Osmosis” e poi pensare ad uscire con un nuovo disco entro il 2013 e poi di nuovo in giro per i live. La speranza e l’obiettivo è quello di crescere musicalmente e poter meritare palchi sempre maggiori.