Arabs in Aspic - Strange Frame of Mind

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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Black Widow Records, 2011


“Strange Frame of Mind” è un album dei norvegesi Arabs in Aspics, produzione tipica del team Black Widow Records.

Quarantacinque minuti di rock che attraverso un ideale filo conduttore uniscono gli anni ’70 ad oggi.

Dialogare e capire cosa si nasconde dietro alle parole inglesi di chi inglese non è, comporta qualche difficoltà supplementare e qualche fatica in più, senza peraltro avere la certezza di poter tradurre esattamente il pensiero di chi si esprime, ma credo che l’intervista a seguire dia un quadro sufficientemente completo di questa band scandinava.

Il nome della band tradisce una parte dei… condizionamenti musicali, già elencati nel comunicato stampa ed evidenziati nel corso dello scambio di battute. Beh, avere tra i propri riferimenti i King Crimson è fatto di per sé nobile.

Ma stiamo parlando di un album che miscela un certo rock duro alla musica progressiva, fatto non certo comune negli anni ’70. Erano quelli i tempi in cui il rock dei Deep Purple e il contrapposto prog (ma non ricordo come lo chiamavamo allora!) dei Gentle Giant erano oggetto di accese discussioni, con veri tifosi di stampo calcistico. E si poteva arrivare alle mani per rivendicare la nobiltà dei VDGG denigrando la “semplicità musicale” dei GFR (Grand Funk…..)

“Strange Frame of Mind” è esattamente la fusione di quegli antichi mondi e per capirlo è sufficiente ascoltare “Morket”, esemplificazione del mio pensiero precedente, in bilico tra il sax “schizoide” e le divagazioni hammondiane di John Lord.

E tutto si gioca sul filo del mix tra generi assolutamente da amare, senza più aver la necessità di “discutere” per farli accettare.

Una citazione per la traccia finale, quel “Hocus Pocus” dei Focus, che nel 1973- credo sia quella la data corretta-era un comune 45 giri che trovava posto nei juke box accanto, ad esempio, a “Peel the Pain” dei già citati Gentle Giant, o “Inside” dei Jethro Tull.

Altri tempi… ma basta avere pazienza chissà…

L’INTERVISTA

La prima cosa che mi ha colpito del CD è stato… l’art work, e le fantastiche immagini. Qual è il vero significato? Esiste un legame tra disegni e musica?

Ciò che si vede sulla cover è in genere molto importante. “Strange Frame of Mind” è stato pubblicato solo su vinile -2010- con una bella copertina apribile, realizzata dalla pittrice polacca Proszowska Julia Lund, che ha saputo trasformare in immagini le nostre parole e i nostri suoni. Il nostro prossimo album, ideato come “concept”, è stato scritto solo dopo il termine della grafica (uscita prevista settembre 2012). Fare un classico album rock con elementi prog significa pensare ad un “documento” destinato a durare molti anni. Sappiamo che molti nostri fan utilizzano le cover come quadri da parete!

Il nome della band, Arabs in Aspic, ha qualche legame con la filosofia musicale del gruppo?

“Larks tongues in Aspic” forse!!! Abbiamo dovuto trovare un nome prima di un concerto. Abbiamo provato a mettere qualcos’altro in “Aspic” e alla fine siamo caduti su “Arabs” perché era una parola che era su tutti i giornali di allora e l’avevamo in testa. Abbiamo fatto una rapida ricerca e abbiamo trovato “Arabs in Aspic”, un libro su di un club di cricket itinerante. Affare fatto!

Ascoltando Strange Frame of Mind, ho trovato delle tracce di rock molto “duro”, ma anche frammenti di King Crimson e Gentle Giant. Ma qual è la band che è stata fondamentale per la vostra formazione musicale?

Siamo in quattro e abbiamo quattro differenti background. Il tastierista e il bassista sono molto amanti di ELP, Genesis,Yes, Gentle Giant, e quel tipo di musica progressiva. Quando abbiamo iniziato a suonare eravamo focalizzati unicamente sui primi Black Sabbath. Ma ascoltiamo anche il primo rock tedesco, krautrock, heavy prog, il primo rock scandinavo, e rock pesante come quello dei Mountain.

A fine album c’è un contributo ad un grande gruppo degli anni ’70, i Focus. Perché avete scelto Hocus Pocus?

Hocus Pocus è un pezzo fantastico, è questo il vero motivo! Lo abbiamo anche eseguito dal vivo nel periodo in cui registravamo l’album.

Cosa pensate dell’attuale businnes legato al mondo della musica?

Se la domanda è rivolta a comprendere se facciamo soldi con la nostra musica la risposta è... no! Triste ma vero. Per fare soldi dobbiamo indirizzare i nostri sforzi verso altri progetti.

In Italia la musica prog sta ritornando musica per i giovani (quelli che amano la musica di impegno). Come si è evoluta invece la musica nei paesi nordici?

Le vendite degli LP nelle città scandinave aumenta ogni anno del 200%, a partire dal 2006. Noi rappresentiamo una piccolissima frazione e avremmo bisogno di un mercato più grande per vendere bene. La Norvegia mette a disposizione un mercato modesto, lento nel seguire le nuove tendenze internazionali. La musica che si vende bene in Norvegia è quella che passa in TV e alla Radio, pubblicizzata dalle grandi label. In Svezia la situazione è molto migliore. C’è una vasta gamma di etichette indipendenti e underground che promuovono e” vendono” artisti. Noi crediamo e speriamo nel mercato italiano… politica permettendo!

Che cosa amate di più delle performance live e cosa del lavoro in studio?

Amiamo il muro di suoni quando siamo in fase live. E amiamo tutti gli equipaggiamenti analogici e vintage, pesanti e rovinati dall’uso. Ci piace giocare con le dinamiche nelle nostre canzoni e ampliare al massimo le possibilità, giocando con tutti gli effetti possibili. Registriamo la nostra musica in presa diretta, ma “doppiamo” le chitarre, le voci, le tastiere e le percussioni. Non realizziamo la nostra musica come fosse una performance live, ma utilizziamo la tecnologia in studio per rendere la musica un po’ più psichedelica. Insomma, dal vivo sembriamo molto più… “ classicamente heavy prog” rispetto alla fase in studio.

Che cosa vi ha tolto e che cosa vi ha dato internet?

Internet permette di far arrivare la tua musica ad un pubblico enorme, ma la maggior parte degli ascoltatori ti può rubare una traccia qualsiasi di un album, senza valutare tutto ciò che è servito per metterlo assieme. E’ un fatto tragico!

Che tipo di rapporto avete instaurato con Black Widow Records?

Con loro abbiamo firmato un contratto di cinque anni. BWR distribuirà in tutto il mondo la nostra musica, sia come classico LP che come formato digitale, ed è proprietaria del diritto di vendita.

Provate a esprimere un desiderio musicale, da realizzare entro il 2015.

Vorrei che i bambini a scuola imparassero a suonare ed ascoltare la “vera musica”, buttando via il telefonino pieno zeppo di rap inascoltabili, e iniziassero a risparmiare soldi per poi investirli in stereo e registratori di buona qualità, da ascoltare seduti su di una comoda sedia antistress. Mi auguro anche che The Arabs in Aspic possano esibirsi all’estero, per dimostrare che la musica vera è ancora viva. E si può iniziare dal maggio 2012, quando suoneremo in Quebec.

BIOGRAFIA

Arabs in Aspic nasce nel 1997 in Norvegia per opera del chitarrista e vocalist Jostein Smeby e del chitarrista ritmico e suonatore di theremin, Tommy Ingebrigsten. Dal giorno del loro incontro, il comune amore per la musica heavy rock anni ‘70, li ha portati a suonare insieme a differenti musicisti, ognuno propositore di diversi tipi di musica heavy, fino alla costituzione di Arabs in Aspic. Hanno smesso di suonare cover e hanno completato la band inserendo organo Hammond, batteria e basso. La vasta gamma di influenze rende la loro proposta molto piacevole, se si ama il genere, compreso tra stoner-rock, rock psichedelico anni '60, e rock pesante anni '70, con influenze che vanno dai Black Sabbath a Wetton (era King Crimson). Gli amanti di questo tipo di musica resteranno affascinati sin dal primo ascolto. (da progarchives.com)


TRACK LIST:

1. Aspic Temple

2. The Flying Norseman

3. Dive

4. In to my Eye

5. Moerket

6. Fall til Marken

7. TV

8. Strange Frame of Mind

9. Have you ever seen the Rain, Pt. 2

10. Arabide

11. Hocus Pocus

LINE UP

Eskil Nyhus: Drums, Percussions

Jonstein Smeby: Guitars, Vocals

Erik Paulsen: Bass, Vocals

Stig Arve Jorgensen: Organ, Keyboards, Vocals