Chiara Ragnini - Il Giardino di Rose

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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Autoprodotto, 2011


Entrare improvvisamente nella sfera privata di un musicista implica il lasciarsi trasportare da un feeling generale che trascende l’aspetto musicale.
Parlo di “sfera privata….” perché presentare il proprio “lavoro”, raccontare di sé, anche se si piantano solidi paletti di delimitazione, significa svelarsi, a volte anche più del desiderato, perché le “nostre sensibilità” ci portano a dare valutazioni che spesso sorpassano l’oggettività.
Chiara Ragnini mi ha colpito subito come personaggio. La musica è arrivata dopo, non per scelta, ma per motivi tecnici. Sono invece entrato in immediata sintonia con le sue immagini “positive” e con la sua biografia sufficientemente rosea, se paragonata alla giovane età e alle difficoltà che il mondo della musica presenta.
E poi ho finalmente ascoltato, con calma, già preparato adeguatamente.
L’album in questione è “Il Giardino di Rose”, e a fine post presento il video "Gli Scoiattoli nel Bosco".
E torno alle mie considerazioni iniziali per evidenziare che Chiara lascia un senso si speranza e positività, dando l’immagine di tutto ciò che personalmente vorrei vedere nei tanti giovani che hanno una malattia che si chiama “passione musicale”.
Intraprendente, talentuosa, con le idee chiare, apparentemente molto vicino all’essere autosufficiente, sicura di sé, modesta, intelligente e capace di captare i cambiamenti in atto.
La sua cultura di duplice natura, i suoi interessi, tra l’arte e la scienza esatta, sono fondamentali per la costruzione della sua “architettura musicale”.
Ecco, la musica… la risultante di tutti i miei lunghi ragionamenti.
L’album è composto da dieci brani cantati in lingua italiana. Nell’intervista a seguire, Chiara racconta di come riesca ad emozionarsi-anche- di una melodia priva di testo; ma una cantautrice deve obbligatoriamente utilizzare delle liriche per raccontare le sue storie.
E le storie di Chiara sono quelle che toccano ognuno di noi nei vari periodi della vita, incentrate sui rapporti personali, tra gioie e delusioni.
Niente di cervellotico o di ermetico, tecniche tanto care ai “poeti musicali” del passato, utilizzate con l’aiuto di una voce e una chitarra, ma chiarezza di espressione e di intenti che, attraverso gli stessi “mezzi” di sempre, riescono a regalare emozioni che lasciano il segno.
Tra le tante considerazioni che d’abord si possono fare entrando nel mondo di Chiara Ragnini ce n’è una a cui ricorro spesso, quando non posso fare a meno di cercare una relazione tra talento e chance per esprimerlo, tra la possibilità di essere un musicista completo e la negazione di tale stato legata all’attuale contesto storico.
Di musica bisognerebbe vivere e invece di musica non si vive… quasi mai.
Chiara, che mi ricorda Joni Mitchell, sarebbe stata una musa californiana, in altri tempi, decisamente più propizi.
Ma in questa era in cui occorre sudare, senza peraltro essere certi di arrivare alla meta, Chiara Ragnini dimostra di avere tutte le carte in regola per arrivare alla fine dell’arduo percorso, e la sua musica di sicuro impatto è la prima leva su cui agire.
E sarà grande il piacere di poterla ascoltare dal vivo, certo fin d’ora di non essermi sbagliato.

L’INTERVISTA

La prima cosa che mi ha colpito leggendo la tua biografia è l’apparente antitesi tra i tuoi corsi di studio, dal liceo classico alla laurea in informatica. In realtà ci vedo terreno fertile per favorire il lavoro del musicista, da una libera forma mentale alla rigorosità “ritmica” dei bit. Quanto ha influito la cultura “varia” nella tua formazione di musicista?
Sicuramente ha influito molto: sono un’appassionata di informatica e nuove tecnologie, ma quando stacco dal lavoro alimento la mia fame di arte, cultura e creatività a più non posso. Sono una divoratrice di libri e dischi, che cerco sempre di procurarmi in formato fisico, nonostante molti pensino che il cd sia destinato a morire, nonché appassionata di arte contemporanea e moderna: appena posso mi butto a capofitto nei musei e nelle mostre (l’ultima vista di recente è Van Gogh e il Viaggio di Gauguin, a Genova fino a maggio, consigliatissima). Cerco sempre di tenere allenati entrambi gli aspetti della mia mente, quello più scientifico e metodico e quello più creativo e artistico: entrambi influiscono tantissimo sulla scrittura e la composizione.

La necessità di emergere- è un obbligo per chi decide di vivere di musica- spesso porta a compromessi artistici dolorosi e gli esempi che ho davanti sono molti e significativi. Domanda difficile… pensi che sacrificheresti qualcosa della tua “purezza musicale” per arrivare ad avere il giusto spazio?
Qualunque sia il lavoro che si sceglie di fare non si può prescindere dal conoscere il mercato in cui ci si muove e questo vale anche per la musica. Ci sono compromessi a cui non scenderei mai o con moltissima riluttanza, per esempio i talent show; accetterei però di conformarmi, senza snaturarmi, alle regole e logiche di mercato dalle quali non ci si può distaccare, se l’obiettivo finale è quello di fare della musica un mestiere.

Che cosa o chi ti ha portato realmente sulla via della musica nel momento in cui è sbocciata la tua passione?
Non ricordo il primo momento preciso in cui ho iniziato a cantare, forse già nella pancia della mamma. Il canto e la musica sono sempre stati per me occasioni liberatorie, terapeutiche, alle quali mi sono avvicinata con molta naturalezza. La mia famiglia mi ha sempre sostenuta in questo e così sono nate le prime lezioni di chitarra, prima classica, poi elettrica, quindi acustica, e di canto. Ho capito però che avrei voluto provarci sul serio quando a 14 anni mi esibii con il mio primo gruppo musicale di fronte a più di 500 persone: avrei voluto provare ancora ed ancora il calore e la gioia che ho provato in quel momento e che sono ancora gli stessi che continuo a provare quando suono e canto dal vivo.

Accantoniamo i premi e i riconoscimenti che sino ad ora hai avuto. Qual è la più grande soddisfazione professionale/musicale che hai provato? Quale il momento più nero?
Sicuramente la più grande soddisfazione stata l’aver imbracciato (e abbracciato, letteralmente) la chitarra di Luigi Tenco, restaurata dopo 40 anni e presentata nuovamente al pubblico durante il Restauro In Festival, curato da Pepi Morgia. E’ stato come tenere in mano il Sacro Graal. E non ti dico l’ansia di rovinarla o, peggio, farla cadere! Essere stata ospite di quella occasione, magica, è stata davvero una grande emozione. Ricordo ancora le corde dure e alte della chitarra e lo smarrimento iniziale nello suonare uno strumento non proprio, che è un po’ come guidare la macchina di altri. Superata l’empasse iniziale, ho scelto di cantare “Come Le Altre”, canzone forse poco nota di Tenco ma con la quale mi sentivo particolarmente a mio agio, soprattutto nel suonarla. Questa è una di quelle occasioni che racconterò ai miei figli con un sorriso gigante spiaccicato sul volto.
Invece, momenti neri finora non ve ne sono stati, speriamo non ve ne siano mai!

Guardandoti e ascoltandoti sono arrivato istantaneamente a Joni Mitchell. Qual è il tuo musicista musa?
Vinicio Capossela. Per la tenacia, la genialità, la poesia e l’amore grandissimo che scaturisce fuori da ogni sua composizione.

Sei una cantautrice e ti esprimi in lingua italiana. Riesci ad emozionarti per una musica priva di liriche?
Certamente, anzi, spesso sono proprio le parti strumentali che mi emozionano maggiormente. Mi vengono in mente le composizioni di Morricone o di Ludovico Einaudi, artista che apprezzo particolarmente. Credo che la musica possa emozionare sempre, indipendentemente dal genere e dalle parole. E ve lo dice una che in macchina ha il disco degli Helloween a fianco a quello di Lady Gaga.

Che giudizio daresti dell’attuale stato della musica e del business che la governa?
Credo che la discografia in Italia non stia passando un momento particolarmente felice. Non vedo voglia di investire in progetti che esulino anche di poco dai canoni delle grosse produzioni già avviate e questo non fa che alimentare il problema. Vedo però tantissimi artisti, musicisti, compositori alla ricerca di spazi e occasioni per dare volume alle loro voci. Credo, inoltre, che la situazione attuale rischi l’implosione e che non manchi tanto perché questo accada.

Potresti fare un bilancio di internet, riferito agli aiuti o ai danni che possono toccare una musicista come te?
Internet è un mezzo potentissimo per promuoversi e far conoscere la propria musica, ma va utilizzato in maniera oculata e con un progetto ben preciso e strategico. Inondare la propria pagina facebook o il proprio blog di contenuti senza un criterio preciso è inutile tanto quanto lasciare vuoti questi spazi. E’ fondamentale l’interazione costante con il proprio pubblico, che va coltivato, coccolato e stimolato continuamente. Senza avere a disposizione i grossi mezzi di comunicazione, questo è l’unico modo per costruirsi una fetta di ascoltatori fedeli e realmente appassionati al proprio progetto musicale. Esistono naturalmente anche i contro dell’approccio telematico: bisogna stare sempre in guardia e attenti a chi potrebbe importunarci, soprattutto se siamo donne, o darci fastidio. Ma sono cose che capitano davvero sporadicamente.

Che cosa pensi di questi format televisivi che illudono tanti ragazzi che esistono scorciatoie per arrivare al successo?
Credo che senza un background solido alle spalle, fatto di piccoli e grandi palchi, di sudore, fatica, rapporto con i fonici, con i gestori dei locali, con l’impianto e i cavi che all’ultimo fanno cilecca, con i sorrisi degli spettatori in prima fila e con i chilometri macinati in macchina, l’enorme visibilità mediatica che un talent può dare corrisponda inevitabilmente al vuoto che si creerà intorno a te a telecamere spente, in meno di un anno.

La tua musica è poesia, idee, delicatezza, tecnica, freschezza. Questo è ciò che ho captato io. Aggiungi e togli ciò che ritieni opportuno.
Non aggiungo né tolgo niente perché hai scelto le parole più adatte e ti ringrazio molto.

Prova a sognare… cosa vorresti vedere realizzato, musicalmente parlando nei prossimi tre anni?
Chiara Ragnini sul palco dell’Ariston (ma giuro che ci sto lavorando); di fronte a tremila persone presenti solo per lei; il nuovo disco; un tour estivo intenso e gratificante; un produttore e una casa discografica che investono sulle mie idee con la stessa passione e determinazione con cui già lo faccio io da sola.

BIOGRAFIA

Chiara Ragnini, genovese, cantautrice.
Dopo il liceo classico (il temibile Andrea D’Oria di Genova) si laurea specialistica in Informatica con il massimo dei voti. Diventando, così, una poetessanerd e smanettona.
Chiara compone testi e musica dall’adolescenza e porta all’ascolto le proprie canzoni riscontrando ottimi consensi da pubblico e critica.
Fresca vincitrice del Premio Donida 2011, con il quale ha ottenuto un contratto editoriale e di pubblicazione con Universal Music Publishing per l’opera vincitrice, e finalista di Area Sanremo 2011, ha avuto l’onore di suonare, restaurata dopo 40 anni, la chitarra di Luigi Tenco alRestauro in Festival, grazie alla disponibilità di Pepi Morgia, direttore artistico della rassegna.
Nel 2011 Pepi Morgia e la Redazione di Sanremonews, quotidiano ligure, le conferiscono il Premio per la Cultura e lo Spettacolo come riconoscimento al valore del suo progetto musicale.
E’ stata ospite di numerose rassegne musicali (Su La Testa!, SanremOFF, Casa Sanremo, Festival Internazionale di Poesia di Genova, Premio Fabrizio De Andrè, Premio Bindi) e ha ottenuto numerosi riconoscimenti: vincitrice AscoltAutori (2011, Milano), progetto curato da Franco Zanetti e Universal Music Publishing; vincitrice Premio Miglior Autore ai Sanremo Music Awards (2011, Sanremo), vincitrice Radar Talent Interceptor (La Stampa), con cui ottiene una settimana di perfezionamento musicale con compositori, autori e giornalisti (M. Cotto, F. Zanetti, F.Fasano, A. Salerno) (2010, Bergeggi SV); vincitrice Premio Sergio Endrigo – Targa Siae al Biella Festival (2010, Biella).
Ha condiviso il palco con Mauro Ermanno Giovanardi, Chiara Canzian, Tori Sparks, Tricarico, Irene Fornaciari, Martino Corti, Wilma Goich, Ron e Mario Lavezzi.
Dal vivo la musica di Chiara è arricchita dalla professionalità ed esperienza di Max Matis al basso e da Claudio Cinquegrana alle chitarre acustica e classica. Il suo primo lavoro autoprodotto, intitolato Wonderland, esce nel 2008, sotto lo pseudonimo Ceanne McKee: 10 tracce di canzone d’autore, pop, rock e contaminazioni d’oltreoceano. La Nostra Canzone ed Estate sono scelte e trasmesse più volte
all’interno di Demo – Radio RAI 1. Attualmente è impegnata nella promozione del disco Il Giardino di Rose, uscito il 28 luglio 2011, di cui è disponibile il videoclip-tormentone del primo singolo, Gli Scoiattoli nel Bosco, opera vincitrice del Premio Donida 2011.