AA.VV. - Prog Exhibition. Il festival della musica immaginifica

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Scritto da: Athos_Enrile

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Immaginifica/Aereostella, 2012

Ho appena ascoltato il doppio album “ Prog Exhibition - Il festival della musica immaginifica, sunto della kermesse romana di fine 2011, organizzata dalla D&D di Iaia De Capitani.
Non ero presente, ma avevo partecipato con soddisfazione all’edizione precedente, la prima, e in qualche modo riesco ad immaginare l’atmosfera generale, aiutato anche dai tanti conoscenti, sul palco e non, che erano a Roma il 21 e 22 ottobre.
Nessun supporto digitale può eguagliare il fenomeno live vissuto in diretta, ma il valore intrinseco non muta, e avere il CD tra le mani significa poter godere di abbinamenti che, probabilmente, non avranno replica e rimarranno quindi esempi isolati e per questo di estremo valore storico.
La formula adottata, ormai consolidata, prevedeva la presenza di illustri ospiti stranieri a integrazione di band italiane. E se lo scorso anno c’erano Ian Anderson, David Jackson, John Wetton, David Cross e Thijs Val Lear, nella più recente occasione le special guests straniere non erano da meno: Steve Hackett, Martin Barre, Mell Collins, Richard Sinclair e Maartin Allcock.
Un po’ di Italia: Stereokimono, Oak, Saint Just ( con la presenza di Alan Sorrenti come ospite), UT, Balletto di Bronzo, Arti & Mestieri (con Gigi Venegoni), Il Bacio della Medusa, Vic Vergeat Band, Garybaldi ( con Marco Zuccheddu), Biglietto per l’Inferno Folk e New G
Un sacco di carne al fuoco!
Nel doppio disco trovano spazio i brani probabilmente più rappresentativi, e provo ora a descrivere ciò che mi ha colpito di ogni singola entità musicale al primo ascolto, fornendo una possibile chiave di lettura e non sterili graduatorie di merito!

Stereokimono: presenti con un brano, “Zona d’ombra”.
Ho ancora nelle orecchie il loro recentissimo “Intergalctic Art Cafè e conosco quindi il loro valore. Il brano live è una conferma di quanto avevo captato, e non sempre esiste corrispondenza di efficacia tra studio e palco.
Oak e Maartin Allcock: “Murfatlarst” e “Baba gaia”.
In questo caso nessuna sorpresa, apprezzo il repertorio di Jerry Cutillo e soci e so dell’affiatamento con Maartin. Il valore assoluto non si discute e i due pezzi danno buona evidenza del loro modo di concepire musica e … teatro.
Saint Just Again di Jenny Sorrenti con Alan Sorrenti: “Il Cercatore” e “Vorrei Incontrarti”.
Vera sorpresa per me. Jenny è una vocalist incredibile e anche in questo caso regala momenti speciali, ma ciò che mi ha toccato è la versione di “Vorrei Incontrati”. Ero molto curioso di vedere il risultato perché qualche tempo fa, chiedendo a Jenny di Alan, l’avevo trovata un po’ evasiva, e poi non avevo più l’abitudine a sentire “Il figlio delle stelle” in un ambito… impegnato. Da ciò che ho letto nel post-festival e da quanto mi è stato raccontato, la riproposizione di quel brano antico non era stata particolarmente brillante. Ascoltando la registrazione del CD trovo al contrario un gradevolissimo duetto, con un po’ di rammarico per ciò che poteva essere e non è stato. E mi riferisco ovviamente al percorso musicale di Alan, ricco di visibilità, ma di dubbia qualità.
UT-L’anima prog dei New Trolls: “I cavalieri del lago dell’Ontario” e “Nato Adesso”.
Super formazione per due tracce di un antico percorso. Credo una delle prime esibizioni della rinata band genovese, formazione che incarna il vero spirito della musica progressiva, tra le tante sfaccettature possibili che hanno caratterizzato la storia di Salvi, Belleno e soci. Li ho visti da vicino dopo un paio di mesi… classe, idee e ancora tanta voglia di proporsi in un settore che, purtroppo, rappresenta la nicchia.
Balletto di Bronzo con Richard Sinclair: “Plan it Heart” e “Primo incontro”.
Del Balletto che dire… l'entrata di Gianni Leone rappresenta sempre uno dei momenti più alti di un qualsiasi spettacolo a cui partecipa, e ascoltare “Primo incontro” sapendo cosa accade sul palco in quel preciso momento mi condiziona nel giudizio… difficile per me essere obiettivo. Sono invece rimasto estasiato dalla voce di Sinclair. In una precedente occasione lo avevo trovato un po’ … svagato al basso, ma la sua particolare timbrica vocale mi pare sia ancora in grado di ammaliare l’ascoltatore e “Plain it Heart” è uno dei momenti più significativi.
Arti & Mestieri e Gigi Venegoni con Mel Collins: “Gravità 981”, “Valzer per domani” e “Il figlio del Barbiere”.
Ecco una picture da non dimenticare. Ritorna a distanza di un anno Furio Chirico (nella precedente occasione con i Trip di Vescovi e del compianto Wegg), ma questa volta con la band di Torino. Lui e Bepe Crovella si circondano di pari storia, con l’elettrica di Gigi Venegoni e il sax tenore dell’ex Crimson Mel Collins. Grande e fortunata miscela. Particolarmente toccante “Il figlio del barbiere” che non conoscevo.
Il Bacio della Medusa: “Simplicio”.
Ensemble umbro di buona esperienza, è presente nell’album con un tipico brano rock folk, caratteristico della propria produzione. Nell’unica occasione in cui ho visto un loro concerto ho potuto constatare una novità assoluta, almeno per me, e cioè il batterista - Diego Petrini - impegnato contemporaneamente alla batteria e alle tastiere. E’ successo anche a Roma?
Vic Vergeat Band con Mel Collins: “Rain or Shine” e “Cry”.
Ancora Mel Collins al sax per accompagnare uno sconosciuto - per me - Vergeat. Accidenti che risultato! Non mi è dato di sapere con quale criterio è stato scelto questo gruppo, essendo un po’ fuori contesto. Trattasi infatti di rock blues, ma di ottima fattura ed estremamente coinvolgente. Sono subito partito alla ricerca della sua storia, sulla via di quell’effetto domino che non dovrebbe mai mancare negli appassionati di musica un po’ curiosi.
Garybaldi con Marco Zuccheddu: “Moretto da Brescia suite” e “ La mia scelta”.
Avevo visto ed ascoltato Zuccheddu un giorno prima, su di un palco genovese assieme a Paolo Siani, e lo avevo trovato estremamente “carico”. I Garybaldi hanno un’anima rock e un uomo di peso da non far rimpiangere. Mi riferisco ovviamente a Bambi Fossati, nell’occasione indisposto. I due brani oscillano quindi tra prog e rock, regalando differenti versioni della storia della band.
Biglietto per L’Inferno Folk con Martin Barre: “Ansia”, “Confessione” e “Aqualung”.
Non esiste un accettabile “Aqualung “ senza Barre, nonostante la ricerca di cloni da parte di Anderson, e questa versione più mediterranea ne è l’ulteriore prova. Mi è capitato di vedere in rete un filmato in cui Martin suona un brano del/col Biglietto e ciò mi è bastato per capire che tipo di miscela si sia realizzata on stage, fatto poi confermatomi da Giuseppe Cossa, il tastierista del gruppo. E poi, per un repertorio rock folck, esiste un chitarrista più adatto di Barre?
New Goblin con Steve Hackett: “Profondo Rosso”, “Improvvisazione” e “Watcher of the Skies”.
Mai avrei pensato in vita mia di sentire Simonetti (anche lui già presente lo scorso anno con la Raccomandata con Ricevuta di Ritorno) ed Hackett assieme… grandi musicisti entrambi, non c’è dubbio, ma affinché certi incontri avvengano occorre l’occasione, e anche di questo occorre rendere merito a D&D. Belle le due versioni simbolo di Goblin e Genesis, mentre l’improvvisazione mi pare al di fuori degli schemi di Steve, piuttosto misurato e tendente al risultato globale, senza sfoggio di virtuosismi estremi.
Manca forse qualcosa, un siparietto che non ha trovato posto nel CD, forse troppo lungo, magari giudicato inadeguato, ma probabilmente rappresentativo dello spirito della manifestazione.
Mi riferisco a quanto evidenziato nella cover, parole e immagini, e cioè la jam tra i grandi ospiti a cui si è unito Franz Di Cioccio, “… un vortice di ritmo e note dedicate a chi è rimasto in teatro dopo cinque ore di musica. Così, just for fun…”.

Un assaggio “rubato” dalla rete…

Mi scuso anticipatamente per le probabili inesattezze, purtroppo questa volta non ero presente!


L’ INTERVISTA a Iaia De Capitani…

Non ho partecipato all’ultima P.E. ma ho vissuto totalmente quella entusiasmante del 2010. Che tipo di bilancio si può fare nel comparare le due situazioni?

Non si possono comparare per più motivi. La prima edizione, che sarebbe dovuta rimanere unica in quanto nata per festeggiare il “compleanno” della musica progressive, ha presentato un concentrato di grandi nomi del mondo progressive italiano. La seconda edizione, voluta fortemente dagli amanti del prog, pur avendo un alto livello artistico, non ha avuto il successo della prima forse anche per la mancanza di questi grandi nomi. In più, un grande nubifragio si è abbattuto su Roma proprio nei giorni del festival quindi… Il pubblico non è stato quello del 2010. Artisticamente sono però state due grandi edizioni.

A distanza di qualche mese dall’ultima kermesse romana, c’è qualche cosa che, se si potesse tornare indietro, andrebbe secondo voi modificato?

No, non direi. La macchina organizzativa è andata benissimo. Mi è dispiaciuto non avere Darryl Way che, come è noto, non si è sentito bene proprio in aeroporto a Londra, prima della sua partenza per l’Italia. Se potessi tornare indietro, conoscendo il futuro, eviterei il nubifragio. L’unico dispiacere vero è la mancanza delle istituzioni in un progetto come questo, ma si sa, l’Italia considera poco la cultura, soprattutto quella musicale.

Qual è stata la vostra più grossa soddisfazione, meramente dal lato musicale? Qualche sorpresa? Qualche conferma?

Senza dubbio gli incontri tra band italiane e musicisti stranieri. Avere i guest che suonano anche nei brani italiani è stata un’idea vincente.

Un’insieme di anime che si ritrova a convivere per qualche giorno, spesso conoscenze antiche, dovrebbe dare luogo - anche - a momenti di serenità e piacevole condivisione. Esistono aneddoti significativi che hanno fatto emergere uno spirito aggregativo, favorito probabilmente dalla musica?

Ce ne sono stati tanti… l’incontro con gli amici del prog, alloggiati nello stesso hotel delle band ha portato a pranzi ai Castelli romani, cene, scambi di opinioni e… la jam-session del 2011, nata e provata (solo a parole) a tavola. C’era proprio la voglia di stare insieme sul palco per SUONARE. Devo dirti però che dopo i festival sono poche le band che sono rimaste in cordata. Nel mondo del prog purtroppo ognuno pensa solo a se stesso. Penso che sia per questo motivo che il progressive non ottiene il successo di pubblico della musica metal (solo per fare un esempio).

Esistono i presupposti per poter pensare ad una terza edizione di P.E.?

Sì certo, anche se dopo i due Prog Exhibition, i festival prog in Italia sono aumentati, quindi… forse lascerò lo spazio ad altri organizzatori, come sto facendo per il festival di luglio a Viterbo.