Mangala Vallis - Microsolco

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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Ma.Ra.Cash Records, 2012


“Microsolco” è il nuovo album dei Mangala Vallis, sette brani di vera musica progressiva, se proprio si volesse dare una etichetta ben definita, ma sarebbe preferibile dire di ottima musica. Punto.
Sono passati molti anni dall’uscita dell’ultimo disco, e nell’intervista a seguire Gigi Cavalli Cocchi svela motivazioni e note realizzative, spaziando tra argomenti di indubbio interesse comune.
Rispetto all’ultimo lavoro, sette anni fa, sono cambiati tre componenti, ma è l’avvicendamento tra vocalist l’ultimo in ordine cronologico, ed è di rilevante importanza. Il cantante mette la voce, la faccia e conduce il pubblico per mano in tutta la fase live, e sia Bernardo Lanzetti, l’uscente, che Roberto Tiranti, l’entrante, sono musicisti di indiscutibile valore che è difficile non apprezzare.
Tiranti, che ha nel suo DNA la vena hard rock, dimostra doti di grande duttilità, in questo “Microsolco” di indubbia difficoltà interpretativa. E anche il ruolo di bassista è suo.
Come racconta Gigi Cavalli Cocchi, l’album è diventato ciò che non era nelle intenzioni, e cioè un concept, ma credo che l’argomento proposto sia uno di quelli che prendono la mano, in un effetto domino in cui il mosaico che prende forma non si può più “smontare”, e va mostrato in toto.
Ma qual è la materia?
L’azione di un “pazzo”, o forse eccessivamente sano, che riesce a distruggere tutto ciò che ormai rende il mondo schiavo di una tastiera e di un monitor, obbligando l’uomo ad un faticoso ritorno a modelli antichi, anche se utilizzati sino a pochi anni fa. Un tema estremamente attuale in questi momenti di perdurante crisi materiale e di valori.
Partendo dalla conoscenza dei contenuti, l’evoluzione musicale appare particolarmente adatta al tema del concept, con modulazioni di atmosfere e sequenze armoniche che fanno da tappeto ai tempi dispari del drummer Cavalli Cocchi. Il gusto tastieristico e la capacità di trovare i giusti suoni vintage di Cristiano Roversi, si fondono con le chitarre di Mirco Consolini e Niki Milazzo, e ne esce fuori un concentrato di rock di impegno che, partendo dall’ideologia musicale di inizio anni ’70, si evolve secondo canoni moderni che ne fanno un esempio di New Prog.
Prog, Rock, New Prog… tutte etichette che facilitano la comprensione a chi utilizza linguaggi in codice, eppure… basterebbe ascoltarlo con attenzione per afferrarne la freschezza, inserita in un solido contenitore che miscela la tecnica, il classicismo, il virtuosismo e il gusto propositivo.
E godiamoci questo “Microsolco”, nella speranza di vederlo performato dal vivo, il più presto possibile.

L’INTERVISTA

Sono passati molti anni, sette, dall’uscita dell’album precedente, Lycanthrope. Il rallentamento in sala di incisione è legato allo sviluppo di altri progetti paralleli?

In parte si, ognuno di noi in questo tempo è stato preso anche da altre cose di musica e di vita, personalmente, album e tournèe con Massimo Zamboni (ex CCCP/CSI), il tour con i Moongarden, il side project CCLR e un progetto chiamato Lassociazione di musica rock folk che ha avuto un grande riscontro dalle nostre parti e ora sta tentando il “salto nazionale”; ma grande importanza hanno avuto anche gli sconvolgimenti di formazione all’interno del gruppo… da Lycanthrope a oggi sono cambiate molte cose, e ben tre membri di quel combo non fanno più parte dei Mangala Vallis, questo ci ha messo nella condizione di rivedere molte cose rispetto al disco e anche al “modus operandi” della scrittura del medesimo. Se poi a tutto questo aggiungi il nostro proverbiale perfezionismo, il gioco è fatto.

L’ultima variazione alla line up ha visto l’entrata di Roberto Tiranti in sostituzione di Bernardo Lanzetti. Stiamo parlando di due artisti di valore assoluto, ma con differenti caratteristiche vocali. Cosa cambia nella vostra musica con il nuovo innesto?

I cambiamenti nel gruppo erano iniziati già molti anni fa con l’uscita di Enzo Cattini, tastierista storico dei MV, che aveva fondato il gruppo insieme a me e a Mirco Consolini(chitarra). La prima grande mutazione è avvenuta qui, perché con l’entrata di Cristiano Roversi (Moongarden, Submarine Silence, Catafalchi del Cyber), l’asse della scrittura si è spostato completamente e lui e Niki Milazzo, l’altro chitarrista, hanno composto la maggior parte del materiale. Poi Mirco come sempre ha tirato le fila di tutto. L’arrivo di Roberto ha segnato sicuramente una svolta interpretativa forte, “sostituire” Bernardo era molto difficile, è solo un artista con le capacità e pedigrèe di Tiranti poteva occupare un ruolo così importante. La sua entrata rappresenta un ponte tra il nostro universo prog e il suo più rock, ma la sua grande duttilità artistica ha fatto si che facesse suo il materiale del nuovo disco come se lui stesso avesse contribuito a scriverlo. E’ indubbio che il suo ingresso abbia contribuito ancora di più a rendere diverso dai due precedenti questo disco.

Cosa avete previsto per la pubblicizzazione dell’album? Avete in programma anche un tour fuori dai nostri confini?

Con Massimo Orlandini di Ma.Ra.Cash., il nostro discografico, abbiamo previsto un piano promozionale che si muove a 360° e che coinvolge il web inevitabilmente ma anche alcune testate giornalistiche. Ovviamente stiamo lavorando anche sul live, saremo il 10 novembre a Verviers, allo spirit 66, storico locale del prog europeo per il “Prog 66 Meeting” insieme a Agents of Mercy, Rpwl, French tv e Tempio delle clessidre, ma come si suol dire il calendario è aperto, anche se in un momento di difficoltà sempre crescente per la musica trasversale come il prog rock, fare programmi non è facile.

Esiste un collegamento tra il nuovo album e quello precedente?

“Microsolco” inizialmente doveva essere una raccolta di brani senza un filo conduttore che li univa, il primo “non concept” dei Mangala Vallis; in realtà strada facendo, il mio sempre più crescente disagio rispetto il vivere di questo millennio, mi ha spinto a sentire ancora una volta il bisogno di raccontare una storia. Questa volta la molla è stato il pensiero di quanto l’era digitale e il culto dell’immagine abbiano condizionato la nostra esistenza, così prendendo come data il 21,12,12 ho raccontato una storia a metà tra la fantascienza e la new age, di questo novello eroe “Microsolco”, un musicista hacker che immette nella rete un virus che cancella tutte le memorie digitali del pianeta obbligando la gente a riscoprire modi nuovi (e antichi) di confrontarsi con i propri simili e la madre Terra. In fondo è lo stesso bisogno di ritorno all’essenza dell’uomo che si trovava nel protagonista di “Lycanthrope”. Così ho scritto questa storia che ancora una volta è diventata un concept, poi per i testi abbiamo coinvolto Enrico Papi (non l’omonimo personaggio tv) un paroliere che ha scritto “Henna” di Lucio Dalla tra le altre cose.

”Microsolco” è un concept album che ipotizza un futuro, vicino, in cui si rende necessario abbandonare parte della tecnologia con cui siamo soliti convivere, ritornando così ad un mondo più semplice, ma intriso di valori di peso reale. Da dove nasce questo vostro “racconto”? E’ forse l’idea di essere arrivati ad un punto di non ritorno?

Ti dicevo di questo bisogno che sento da tempo ormai, di ritornare ad una diversa qualità di vita, cercando di limitare i danni dei condizionamenti quotidiani, impresa non facile, ma allo stesso tempo credo che il mio ideale di esistenza non sia così impossibile da raggiungere. Per questo penso che il “punto di non ritorno” non riguardi tutti. Ovvio che occorre la sensibilità e di conseguenza avvertire il bisogno di dare una direzione diversa alla propria esistenza. In sostanza credo sia una cosa che riguarderà solo una parte della gente, il resto del mondo andrà dritto verso la propria implosione e la propria infelicità dorata.

Sbaglio o lo spazio per la musica progressiva sta aumentando?

Dipende in che direzione si guarda, all’estero sicuramente c’è un’attenzione forte, pur restando una nicchia. Nel nostro paese meno, pur essendo stati una delle roccaforti degli anni 70 del cosiddetto progressive rock, ai concerti partecipano solo poche decine di persone, nella maggior parte dei casi e l’età media è abbastanza alta, diciamo che non c’è stato un ricambio generazionale. In generale credo sia la risultante di una serie di problemi, che vanno dall’ostracismo dei media rispetto un genere considerato defunto dalla maggior parte degli addetti ai lavori o tutt’al più un trip per nostalgici (come se chi ascolta jazz, musica classica o punk fosse molto diverso) al disinteresse assoluto delle case discografiche che potevano fare la differenza, quando ancora avevano potere (le major) e che ora stanno scomparendo una dopo l’altra. In realtà il problema però è molto più articolato e ha a che fare anche con una sempre più crescente mancanza di curiosità di un pubblico che ha un approccio alla musica “mordi e fuggi” e che difficilmente si lancia in qualcosa di diverso dalla musica di massa. Anche qui comunque vale il pensiero che ti dicevo prima, alcune cose non sono per tutti, e questo non perché siamo più bravi o più intelligenti, semplicemente perché così vanno le cose.

I Mangala Vallis nascono quattordici anni fa. Provate a fare un bilancio di questo lungo periodo.

I Mangala Vallis sono nati come regalo a noi stessi. Personalmente dopo tanti anni di professionismo, nei MV volevo convogliare quell’energia primordiale che mi ha fatto avvicinare alla musica (il primo concerto della mia vita sono stati i Genesis di Foxtrot e quel giorno decisi di diventare batterista) e allo stesso tempo realizzare il sogno di fare quella musica che da adolescente non si era concretizzata per motivi tecnici ed economici. Poi è accaduto che da semplice cosa per noi abbiamo voluto farla diventare qualcosa di più ed ecco che i nostri dischi hanno varcato i confini nazionali, ma lo spirito resta lo stesso, sappiamo che di prog non si mangia, ma esiste un cibo che non ha bisogno di coltello e forchetta e del quale siamo voraci, finche la nostra musica appagherà questa fame i Mangala Vallis esisteranno. Il bilancio in termine di soddisfazioni è molto grande e fino al giorno in cui suonare insieme rappresenterà un generatore di emozioni continueremo questo cammino, con tutta la passione possibile.

 

Stralci dal sito…

A sette anni da “Licanthrope” esce “Microsolco”, il nuovo attesissimo album della new prog band Mangala Vallis.
Un tempo lungo, dove molte cose sono accadute, ad iniziare dal cambio di formazione, con l’uscita di Bernardo Lanzetti (che continua peraltro il sodalizio artistico con Gigi Cavalli Cocchi e Cristiano Roversi nel progetto CCLR) e Riccardo Sgavetti (basso), e l’arrivo di Roberto Tiranti, cantante bassista dalle doti straordinarie e dal ricco pedigree ( New Trolls, Labyrinth, Ian Paice e Glenn Hughes).
Che i Mangala Vallis nel loro perfezionismo dedicassero molto tempo alla realizzazione dei propri album non è una novità, e anche questa trasformazione di line up, già iniziata all’indomani della pubblicazione nel 2009 del DVD “Intergalactic Live Video Archives”, con l’arrivo di Cristiano Roversi (Moongarden) alle tastiere, ha fatto sì che tutto si dilatasse.
“Microsolco” è un concept album che lancia un ponte virtuale con il precedente disco. Anche qui, i temi del ritmo forsennato dei nostri tempi e il ritorno ad una dimensione più naturale sono l’elemento portante della storia. Vi si racconta di ciò che accade il 21/12/2012, prendendo spunto dalla tanto discussa teoria della fine del mondo. In effetti in “Microsolco” avviene la “fine di un certo tipo di mondo” quando un hacker nel suddetto giorno, immette nella rete un virus capace di distruggere le memorie digitali di tutto il pianeta. Questo gesto ci obbligherà ad una profonda riflessione e ad un recupero di modi di vivere sopiti da tempo. Essenzialmente un riavvicinamento all’essenza dell’uomo e alla madre Terra.
Lo si potrebbe definire un album di “fantasy-prog-new age”.
Dal punto di vista musicale invece, le atmosfere tipiche dei MangalaVallis ci sono tutte, ma lasciano spazio anche ad episodi più “rock”. La voce poliedrica di Tiranti interpreta in maniera mirabile, un album che prosegue il solco stilistico tracciato con i primi due album del gruppo, e che farà felici gli amanti del buon prog rock.

Tracklist:

1) Easy Empire
2) Gods of the XXI Century
3) Plastic Paradise
4) Welcome to the new world
5) Microsolco
6) 21-12-12
7) Terranova

lineup:
Gigi Cavalli Cocchi – drums & percussions
Mirco Consolini – electric & acoustic guitars
Niki Milazzo – electric guitars
Cristiano Roversi – keyboards
Roberto Tiranti – vocals & bass

http://www.mangalavallis.it/
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www.maracash.com