La costituente - Per quanto vi prego

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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Altipiani Factory, 2012

Progetto inusuale quello de “La costituente”, ed è bene partire da qualcosa di oggettivo per poi approdare all’album d’esordio “Per quanto vi prego”.

Dal comunicato stampa…

… La Costituente nasce nell'anno 2011 dalle ceneri dei Rosso Rubino.

Della vecchia formazione Pasquale Pedicini e Lorenzo Catillo, autori delle prime canzoni proposte, insieme ad alcuni vecchi amici e a tanti nuovi, decidono di cominciare una nuova esperienza musicale creando La Costituente come un nuovo laboratorio aperto per la composizione di canzoni.

A fine post è visibile l’intero team che ha partecipato alla costruzione dell’album, compresi ospiti illustri, come Luca Aquino, Antonio Jasevoli e Leon Pantarei.

Accennavo inizialmente a qualcosa di inusuale, perché la band campana propone una filosofia di lavoro, un contenuto ed un modo di proporlo in controtendenza, particolarmente legato ad una voglia di rinnovamento e di cambiamento di cui sono quasi tutti propositori in questi momenti socialmente così difficili.

La costituente appare come un gruppo musicale altamente democratico, aperto a tutti coloro che, dotati di talento, siano in grado di contribuire alla causa comune.

Partendo dal DNA di stampo jazzistico, gli aspetti acustici si intrecciano a quelli più elettrici, il tutto ancorato alla tradizione popolare, elemento che, come spesso accade, diventa valore aggiunto.

Se è abbastanza comune il racconto del sociale, termine che racchiude in sè tutti i disagi del quotidiano, non è altrettanto consueto trovare chi apertamente dichiara di essere ”ammalato di politica”, travasando conseguentemente tale pulsione in musica.

In un mondo in cui il compromesso diventa spesso un’ esigenza di base, condizionando scelte di vita e professionali, trovare esempi di coerenza così spinta è fatto sorprendente.

Come emerge dall’intervista a seguire, nel disco esiste una certa concettualità, perché le storie raccontate partono proprio da spunti e tematiche “serie”, che vengono sviscerate attraverso tutta la potenza che solo la musica sa dare, e unite dal file rouge della denuncia.

E in questa fase “costituente”, il senso della creazione unito a quello della dinamicità risulta particolarmente coinvolgente per l’ascoltatore attivo, quello che non si accontenta della superficialità, ma cerca di approfondire, aiutandosi con tutti i mezzi a disposizione.

L’art work è uno di questi, e ciò che propone Vinzela con la sua cover - ma anche con lo splendido poster inserito nel booklet - è di forte impatto, e il conseguente rogo della sua opera riporta alla necessità di una ricostruzione, nella speranza che il punto più basso sia ormai stato oltrepassato.

Entrare in contatto con “Per quanto vi prego”, porta quasi a nascondere un fondamento dell’album, e cioè il valore dei protagonisti, la tecnica mista all’espressività.

Ad una mia precisa domanda sull’importanza della musica priva di liriche emerge la convinzione, dal mio punto di vista condivisibile, che il messaggio possa arrivare sempre e comunque, non necessariamente attraverso la sola parola, e tutto dipende dalla sincerità dell’atto creativo.

Dodici i brani presenti, un contenitore con un inizio ed una fine, due preghiere di natura differente, tra laicità e spiritualità, due antipodi solo apparenti, perché giunti ai nodi intrappolati nel pettine, qualunque siano la fede e le profonde convinzioni, la voglia di giustizia sociale e di serenità personale sono tutto quello che le persone sensibili e dotate di buon senso vorrebbero raggiungere, e anche la musica, soprattutto quella nobile negli intenti, potrebbe essere un buon mezzo per arrivare alla meta.

 
 

L’INTERVISTA

Su cosa si basa il progetto “La costituente”?

Su passione e amicizia. La Costituente è un concetto, aperto a chiunque voglia dare un contributo o proporre idee nuove. Nel nostro lavoro abbiamo riassunto le nostre esperienze precedenti, per il futuro abbiamo intenzione di fare esperimenti sulla canzone, abbiamo tanta voglia di riformare, ma le riforme hanno bisogno di spiriti liberi e aperti a ogni cosa.

Leggendo la lista dei musicisti che partecipano a “Per quanto vi prego” si ha l’impressione di un gruppo di artisti aperto e dinamico. Esiste la necessità di trovare un equilibrio oppure il buon gioco di squadra è sufficiente per raggiungere il vostro obiettivo musicale?

Il gioco di squadra è fondamentale, e tramite l'affiatamento, che c'è tra tutti i musicisti presenti essendo tutti nostri cari amici, si trova anche l'equilibrio giusto.

Difficile trovare musicisti che dichiarano di mettere al centro la politica, cosa che invece accadeva in un lontano passato. E’ sempre stata una vostra passione, mischiata alla musica, o il difficile momento che il nostro paese sta attraversando ha amplificato certe pulsioni tendenti al sociale?

E' sempre stata una nostra passione, abbiamo fatto molte battaglie in piazza e nelle sezioni perché io credo sia impossibile non occuparsi della politica o definirsi apolitici. La Politica regola il nostro vivere quotidiano, la nostra etica, le nostre scelte, è come l'aria che respiriamo, magari non la vediamo ma è ovunque.

Il vostro album si può considerare concettuale?

Credo di si, anche perché è nello stesso tempo familiare nelle atmosfere ma sconosciuto nei significati. Non vuole e non è un album rivelatore, anzi forse è pieno il non-sense.

Che cosa accade nei vostri spettacoli live? Quanto amate l’interattività?

I concerti sono molto diversi dal disco, innanzitutto abbiamo una formazione atipica, senza basso e con due strumenti armonici (pianoforte e fisarmonica) con flauto/sax e batteria. Interagiamo molto tra di noi, preferiamo chiamarlo, secondo tradizione jazzistica, ambiente da dove veniamo, interplay. Per noi è più una caratteristica fondamentale, altrimenti se non ci fosse non ci sarebbe la musica e il divertimento.

Se doveste definire la vostra musica, utilizzando una delle solite categorie o con un’immagine a voi più congeniale… cosa ne uscirebbe?

Un quadro espressionista del '900 può andare bene, colori forti, contorni marcati e tanti argomenti, ma mai rivelati da un piedistallo.

Per l’art work avete usufruito dell’opera di Vinzela e l’immagine immediata è quella di copertina. Esiste però un mini poster interno al booklet che è di forte impatto. Come nasce la scelta?

La scelta è l'attinenza del tema. La figura è un povero cristo che inginocchiato e torturato sembra quasi voler dire “per quanto vi prego, accomodatevi e continuate a farmi del male”. Il poster è un omaggio e un ricordo visto che quel quadro non esiste più, infatti la copertina è la foto del quadro mentre brucia e dentro ci sono le foto della cenere, e l'arte che era rappresentata sulle tele si è trasformata attraverso questo processo di combustione in video arte o fotografia. Durante il rogo è stato girato un documentario che sta partecipando a festival di arte visiva.

Esistono luoghi comuni, mezze o complete verità, che attribuiscono connotazioni precise ai vari generi musicali, e così si arriva a stabilire, ad esempio, “… no pain no blues…”. Chi è invece autorizzato a suonare il jazz?

Tutti possono suonare jazz. Il jazz è una sensazione differente dal sentire classico, e ha più un metodo di apprendimento empirico che teorico, va ascoltato tanto prima di suonarlo.

Si può realizzare una musica di denuncia priva di liriche, in senso assoluto e in particolare nella vostra filosofia musicale?

Ti ripeto, il nostro disco vuole essere anche di denuncia, ma senza comizio, senza un piedistallo dove urlare le nostre idee, non ci piace fare i capipopolo, facciamo musica politica e questa non necessariamente si fa urlando slogan di rappresaglia, ma anche facendo semplicemente pensare o emozionare.

Diamo uno sguardo al futuro. Che cosa vorreste realizzare, musicalmente parlando, nel corso di questo anno, che per molti aspetti si preannuncia poco felice?

Vorremo suonare in giro e portare la nostra musica ovunque ci sia una minima voglia di ascoltare canzoni atipiche, e poi vorremmo cominciare a pensare al secondo disco, che vuole essere qualcosa di diverso. Fino ad ora abbiamo riassunto, ora abbiamo una gran voglia di fare esperimenti e il nome che portiamo non è certo un nome leggero, tocca rispettarlo.



LA COSTITUENTE

LORENZO CATILLO: Voce
PASQUALE PEDICINI: Pianoforte, Organi e Synth
LUCA AQUINO: Tromba e Flicorno
SERGIO CASALE: Flauto, Ottavino e Sax Tenore
LUCIANO CIARAMELLA: Clarinetto
GIUSEPPE FERRANTE: Eufonio
CARMINE IOANNA: Fisarmonica
GIOVANNI FRANCESCA: Chitarra Classica
ANTONIO IASEVOLI: Chitarra Elettrica e Classica
FABIO MACERA: Chitarra Acustica ed Elettrica
DARIO MIRANDA: Contrabbasso
LEON PANTAREI: Percussioni
ALDO GALASSO: Piatti e Tamburi
SELENE PEDICINI: Violino
NHARE TESTI: Violino
NATALIE ROSSI: Voce
LUCA ANNESSI: Orchestrazioni Virtuali


Informazioni:

La Costituente:
http://www.lacostituente.it

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