ELIO PETRI – Il bello e il cattivo tempo

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Scritto da: Manellone

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Cura Domestica, 2013

Voto: 50

La differenza di interpretazione di questo disco sta nello stabilire chi o cosa sia Elio Petri. Perché se fosse un progetto cantauturale anziché il lavoro di una band il mio giudizio sarebbe peggiore.

Nello specifico: Elio Petri è stato un famoso regista/sceneggiatore italiano degli anni 70, mentre qua si parla degli “Elio Petri”, band romana.

Sarà, forse personalmente sono un po’ saturo di questo rockindiecantautorale alternativo e intelligente/intelligentoide.

Ad un primo ascolto difficilmente si riescono a cogliere le sfumature di colore che la band dal punto di vista strumentale da alle singole tracce. E poi per carità, a livello musicale di roba ce n’è e “il bello e il cattivo tempo” è anche un buon disco, sostenuto da una sezione ritmica mai scontata che raddrizza le parti più carenti con soluzioni ingegnose, nonostante il genere di per sè non possa dare grandi spazi.

Un appunto particolare sui testi che nel “cantautoratoindie” dovrebbero essere importanti. Beh non sono sempre comprensibili e anzi sciorinano spesso cantilene che entrano nella testa, ma in modo sbagliato, petulante, come nell’apertura Provo disprezzo per tutto.

Troppe parti non-sense (che cosa avranno mai voluto dire in Vipera con la frase “santo santo il tacchino, girotondo girotondo” o l’elenco di elettrodomestici sbrodolato in Blues?).

Il Bruco è un altro esempio terribile (“un essere umano col corpo di bruco, la testa di uomo, un anello sul collo”). Dopo diversi ascolti giuro di non essere riuscito a coglierne l’ironia.

Il pezzo migliore è forse la ballata Mascella con l’ottima scelta dei fiati nel finale.

La chiusura dell’opera è Capra Astrale e vede la partecipazione di Marco Parente. Che ci sta, ci sta, è decisamente la sua, ma non basta a salvare un disco che dopo diversi ascolti ha continuato non solo a lasciarmi perplesso ma addirittura ad irritarmi.