Alessandro Romeo -Tesi di redenzione

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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New Model Label, 2013


"Tesi di redenzione" è il primo album del cantautore torinese Alessandro Romeo.
E’ molto giovane Alessandro, ma già in grado di raccontare ciò che per molti diventa un dato di fatto in piena maturità, un elemento da accettare abbandonando la voglia/necessità di battagliare; mi riferisco a quella sorta di amore - e dolore - che ci colpisce da subito, dal momento in cui sentiamo l’esigenza della tessitura di un rapporto che, sicuramente, ci darà la gioia, e che, sicuramente, ci farà soffrire come cani, e tutto questo durerà tutta la vita, perché…” … i sentimenti non invecchiano, con l’età…”. Ma non c’è amarezza nel racconto musicale, bensì un viaggio nel tempo e nei luoghi che, durante l’ascolto, appaiono spazi molto ben conosciuti.
Cantar d’amore è ciò che fanno tutti, o quasi.
La bravura e l’originalità di chi decide di proporre in prima persona ciò che ama creare risiedono nel far sì che ci si possa identificare, che diventi naturale entrare in una parte che, sebbene a volte scomoda, è davvero uguale alla nostra. E se poi a questi contenuti si aggiungono trame musicali che rimangono impresse, o in ogni caso trasmettono appieno il mood che ha condotto al momento creativo, beh, significa che la strada intrapresa è quella giusta.
Otto brani, otto storie, otto stati d’animo uniti da un filato di vetro, che potrà anche piegarsi, ma resterà saldo e unirà una vita piena di sentimenti, che solo a pensarci stringe il cuore.
Alessandro Romeo fa centro al primo colpo, scrivendo di amore, solitudine, attimi di follia e successiva rassegnazione… la storia di una vita, l’evoluzione di tutte le vite.

“Le barche di carta sono vite fragili, delicate, portate avanti dal soffio della propria o dalla volontà altrui. Il navigare lento del loro percorso lascia il tempo di pensare alle barche lasciate indietro, alle barche affondate”.


L’INTERVISTA

Come racconteresti la tua passione musicale, gli inizi, gli … stimoli accertati?

Ho iniziato a prestare particolare attenzione alla musica già da bambino e ho sempre ascoltato tantissima musica. Mi addormentavo sempre con il walkman acceso, situazione che capita ancora molto spesso. É una passione, quella della musica ma soprattutto dell’arte in generale, che porta all'estraniamento dal mondo circostante per trovare rifugio nel proprio ambiente emozionale fatto di suoni e colori immaginari. Per me è anche stato il modo più semplice di comunicare con gli altri essendo sempre stato molto timido. Ho iniziato imparando a suonare la tastiera da autodidatta. Successivamente è stato il turno di chitarra, basso, batteria ed altri strumenti dei quali mi incuriosivo. Mi sono sempre divertito tanto a registrare! Più che trovare stimoli per suonare… suonare ed ascoltare musica è ancora adesso il mio stimolo principale, è un atto di gratitudine per essere al mondo. Credo che ogni cosa sia legata, in un modo o nell'altro, all'arte ed alla sua condivisione.

Come si è sviluppato il percorso che ti ha portato ad esprimerti come cantautore?

Ad un certo punto ho sentito come la necessità di raccontare, attraverso le parole, tutto quello che non riuscivo ad esprimere con la sola musica. Volevo raggiungere più in profondità chi mi ascoltava, nel modo più chiaro e completo possibile. E le parole, a volte, sono delle buone alleate in questo.

Esistono dei musicisti che rappresentano per te punti certi da cui prendere esempio o che sono fonte di ispirazione?

Tanti! Fortunatamente, come molti fanno, vado a periodi. Questo mi permette di spaziare molto tra influenze ed ispirazioni. In linea di massima potrei dire Piero Ciampi per quanto riguarda la figura del cantautore (anche se per lui questa denominazione sta un pò stretta) e Vinicio Capossela, Atahualpa Yupanqui. Poi, vediamo, Hanne Hukkelberg, Patrick Watson, Micah P. Hinson, Domotic...

Sta per uscire il tuo primo album, “Tesi Di Redenzione”: me ne puoi parlare?

Certo! É un album concepito intorno al 2012 tra esibizioni per strada e concerti in piccoli locali. Avevo scritto molti pezzi, alcuni addirittura erano solo improvvisazioni linguistiche musicate all’occorrenza.
Grazie ad Alessio Catozzi (Droptimes) siamo riusciti a riarrangiare e riregistrare alcuni di questi, facendo molta attenzione alla cura del suono e alla natura originaria del brano. Sarà in uscita a maggio per la New Model Label.

Lo si può considerare in qualche modo concettuale?

Decisamente si. Tutti i brani sono legati da un’ironia aggressiva iniziale, che muta poi in una disillusa comprensione melanconica dei fatti. É un disco che parla d’amore romantico e non, di instabilità affettiva e sociale, ma senza mai cadere nella tristezza.

Nella cover appari protetto da tuta e scafandro, isolato dalla terra che ti circonda. Qual è il significato dell’immagine?

Insieme a Riccardo Alessandri (che ha curato tutte le foto del disco, mentre l’art work è invece di Giulia Saltini), abbiamo cercato di rappresentare l’estraniamento descritto prima quando si parlava della musica. É un isolamento dal mondo esterno non sempre voluto, e la tuta da astronauta molte volte risulta essere più una gabbia che una protezione. In più, mi piaceva molto l’idea del viaggiatore che atterra dopo tanti percorsi, per raccontare ciò che pensa di avere imparato.

L’amore, le donne ed i rapporti precari, il degrado della società: è un album che, geograficamente parlando, poteva essere scritto da chiunque?

Da chiunque potesse sentirsi profondamente colpito da tutti questi fattori contemporaneamente, tanto da non capirci più molto.

Riesci a concepire e giustificare una musica priva di liriche?

Certo, non la vedo come un’etichettatura. A meno che non sia voluta come, ad esempio, nel caso di una colonna sonora per un film. In quel caso si hanno le immagini che possono aiutare nella composizione/ascolto. Come in tutte le cose che si fanno, bisognerebbe cercare di mantenere una limpida e semplice onestà. Poi la forma viene dopo...

Mi spieghi i dieci minuti di interruzione nel brano “Barche”?

Rischierei di svelare la “ghost-track” che si intitola “Il micapidicò” che parte circa al dodicesimo minuto e che parla di un mio passato lavorativo e che quando la suonavo in giro la scambiavano per una canzone scritta il dialetto emiliano... meglio di no.

Che vorresti ti capitasse, musicalmente parlando, nel futuro prossimo?

Mi piacerebbe molto far ascoltare la mia musica a tanti ascoltatori.



Biografia

Alessandro Romeo nasce nel maggio del 1985 a Torino.
Inizia a suonare in giro con diversi gruppi della provincia fino a quando decide di provarci da solo, prima con musiche per cortometraggi, spettacoli teatrali e sonorizzazioni varie, in seguito come chitarrista elettrico per poi approdare, in povertà, al chitarrismo classico come definisce lui stesso "senza corrente".
E' un momento importante quello perché lì scopre anche il suono della sua voce e che con le sue stesse parole, ci sta perfettamente.
Dal 2011 allora inizia a concepire, attraverso alcune prime demo, live in piccoli locali e per le strade di Torino, quello che sarà il suo primo disco "Tesi di redenzione". In bilico tra canzone d'autore e improvvisazioni informali, in cui si narra di precarietà emotiva, inciviltà sociale ed affettiva con un tratto fortemente ironico e quasi incosciente.

Link: www.alessandroromeo.net
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