TUGS - Europa Minor

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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AMS/BTF, 2013

Nasce Europa Minor, esordio discografico dei livornesi TUGS.
Detta così, la frase, indurrebbe a rallegrarsi per il fatto che una nuova band si propone impegnandosi in un percorso tutt’altro che facile - e quindi meritevole in partenza - perché, è bene sottolinearlo, trattasi di musica progressiva, cioè una genere che si può descrivere in mille modi, ma mai utilizzando l’aggettivo “easy”.
Ma i TUGS possono entrare dalla porta principale di “casa prog”, perché lo hanno vissuto in tempo reale, nel momento di massimo fulgore. Ma come spesso accade in queste situazioni - vale molto anche per chi è mero ascoltatore - basta un attimo di ritardo e il treno passa senza attendere, e così nascere musicalmente in un momento in cui la musica Punk iniziava a pulsare, superando la maestosità di creazioni irripetibili, ha rappresentato per il gruppo toscano un ostacolo insormontabile.
Ed è ora venuto il tempo di recuperare!
Occorre avere rispetto per la musica e per chi la disegna, e gli ascolti fugaci, obbligati, costretti, rappresentano un torto verso artisti che condensano spezzoni importanti di vita in un disco.
Europa Minor va sentito, magari confrontato e discusso, ma occorre riporre una buona attenzione, perché non tutto arriva al primo colpo. La band consiglia…” Ore serali, cuffie, volume medio alto per il primo ascolto. Poi l’opposto, magari il lettore in macchina…”.
Ciò che i TUGS mettono in scena è un opera rock, nella migliore tradizione “progressiva”, e chiara caratteristica della band, dal momento che risale al 1984 Rock in due Atti, un primo progetto musical-teatrale, in un momento in cui, almeno nel nostro paese, il fatto costituiva una rarità.
Europa Minor appare album ambizioso negli intenti, nei messaggi, nel raccontare la “Storia”, nell’operare confronti tra ieri e oggi, focalizzando il pensiero sulla “nostra” Europa, in un momento socialmente drammatico, forse il più duro dal dopo guerra, suggerendo la via dell’arte, della cultura, di un “cibo adatto a tutti” e che resta la carta a cui aggrapparsi quando le altre risorse mancano, somma di alimenti insostituibili per ogni essere pensante.
Per realizzare questo piccolo miracolo si ricorre, musicalmente parlando, a ciò che un tempo rappresentava un ostacolo economico, un insieme di strumenti affascinanti, come il violino, il flauto, il mandolino, che aggiunti all’ attrezzo più tradizionale portano ad un vero e proprio ensemble musicale costituito da dieci anime, che trasformano il gruppo in una piccola orchestra.

Sarebbe facile fare qualche confronto con le trame del passato, elencare le influenze, ma occorre tenere conto che parte di questa musica è stata scritta negli anni ’70, coeva di quella più conosciuta, e quindi realmente originale, e certamente non meno importante, dal punto di vista della qualità, di quella già fissata nelle menti degli appassionati del genere.
Il titolo “Europa Minor” fornisce qualche indicazione e riporta al primo album di Mauro Pagani, amore dichiarato, ma la sintesi di musica, teatro e letteratura conferisce il tocco il più, per un album che profuma di cultura, ma non di sua ostentazione.
Grande la curiosità di vedere lo spettacolo dei TUGS!

 

L’INTERVISTA

Potete sintetizzare chi sono i TUGS… punto di partenza, passioni musicali, evoluzione e situazione attuale?
I Tugs sono un gruppo toscano nato nel 1978 dai banchi di scuola di un liceo livornese, che per sei/sette anni ha scritto ed eseguito musica propria, organizzato concerti e prodotto spettacoli musicali ed eventi culturali. Prima della trasformazione in Fibra, progetto che proseguì fino alla fine degli anni '80, il gruppo ha "spontaneamente" interpretato musica oggi definita "progressive" (allora il termine non era così utilizzato). Da subito ha collocato visivamente la propria musica in un contesto teatrale, culminato tra il 1983 e il 1985 nell'opera ‘ROCK IN DUE ATTI’, un'opera rock seguita per un periodo anche dalla Target di Angelo Carrara e replicata, tra l'altro, al Teatro Carcano di Milano. Gli anni Ottanta e la cultura musicale dominante il decennio, collidevano con la nostra idea di fare musica, così il gruppo e i suoi componenti hanno preso altre strade.

Come mai arrivate solo adesso al debutto discografico? Cosa vi ha frenato nel passato e cosa vi ha dato oggi la spinta necessaria?
Non si esce vivi dagli anni ‘80 e Tugs, come credo moltissimi altri, hanno pagato pesantemente il decennio plastificato. Semplicemente non eravamo un prodotto commerciale appetibile. Oltre, ovviamente, ad una buona dose di inesperienza e ingenuità che ci tenevano ostinatamente fedeli alle nostre idee artistiche. Direi che siamo arrivati oltre tempo massimo, quando quel movimento veniva repentinamente superato dagli stessi protagonisti nazionali che lo avevano reso importante.

Quali sono i significati profondi di “Europa Minor”?
Riscoprire i valori profondi della cultura europea, vero collante del nostro stare insieme, in contrasto e polemica aperta con la cultura dei mercati e dello Spread. Vogliamo raccontare come per anni l'Europa sia stata attraversata da milioni di emigranti, come fosse divisa da decine di frontiere, come si sia reciprocamente massacrata sui campi di battaglia, quanto sudore e sangue di milioni di persone sia stato versato per renderla quello che é oggi. Se, nonostante tutto questo, oggi abbiamo un'idea condivisa di Europa é grazie alla sua cultura, alla sua arte, alle sue opere letterarie, teatrali, musicali che compongono il nostro patrimonio comune. Questo vogliamo ricordare, con il disco ma, soprattutto, con il concerto/evento di cui rappresenta la colonna sonora. Una cultura non sbandierata sciovinisticamente contro le altre, ma una cultura "tra" le altre. Minor, appunto.

La musica prog che proponete sta ridestando l’interesse degli ascoltatori antichi, ed una conoscenza da parte di molti giovani, ma resta tuttavia genere di nicchia. Che cosa rappresenta per voi?
Sostanzialmente la libertà di poter seguire il flusso dell’ispirazione senza doverlo incardinare nella forma-canzone o nel sound preconfezionato. Usare, in pratica, tutta la tavolozza dei colori, compositivi e sonori, utili a raccontare ciò che si vuole. Non ci siamo mai nascosti che spesso questa libertà può aiutare a nascondere dei "vuoti" ispirativi e/o compositivi. Da qui le numerose critiche che spesso colpiscono il genere, ma questo, probabilmente, é un altro discorso.

Dietro al fenomeno delle reunion ci sono motivazioni differenti, non ultimo il sentimento di amicizia che può legare gli ex componenti di una band: come funziona il vostro team dopo 25 anni di gap?
É tutto molto strano. Alcuni di noi non si vedevano veramente da anni, e tutto é nato, banalmente, da una cena celebrativa. Abbiamo qualche capello bianco, quindi l'esperienza per valorizzare quello che ci unisce (amicizia profonda e valori di vita) e smussare differenze di approccio o piccole/grandi manie individuali. Spesso non occorrono parole per capire cosa l'altro pensa o vuole. A turno usiamo reciprocamente una amichevole indulgenza.

Dieci persone che interagiscono, in campo musicale costituiscono una piccola orchestra: è questa una scelta legata alla necessità di esprimere musica complessa rinunciando ad un po’ di tecnologia sostitutiva?
Sognavamo violini, flauti e violoncelli da quando avevamo quindici anni, e questa era un'occasione troppo ghiotta per non realizzare quei sogni sonori. In più, alcuni di noi che avevano proseguito la carriera musicale, potevano contare su collaborazioni e amicizie che abbiamo riversato nel progetto. Il disco vede l'intervento di solisti di prim'ordine che suonano con alcuni di noi ormai da anni.

Impossibile immaginare la vostra proposta priva di liriche, ma… esiste soddisfazione nel provocare emozioni con la sola musica?
Certo che sì, e te lo dice proprio chi scrive i testi del gruppo. Il potere evocativo della musica é immenso. Spesso le parole sono assolutamente superflue. Provate ad ascoltare la Terza sinfonia di Brahms e ditemi cosa manca...

Esiste un rammarico comune per un treno passato, mai afferrato per mancanza di coraggio?
Alcuni di noi hanno interrotto la carriera musicale per motivi "esterni", perché la vita li ha portati per altri percorsi, mentre altri hanno tenuto duro, perseguendo quella strada. Quindi viviamo questa esperienza in maniera totalmente diversa, ma tutto nel massimo rispetto. Chi ha appena ricominciato a sognare, si fida e si affida a chi ha più esperienza. Questi ultimi cercano di facilitare la nuova "discesa in campo", magari con qualche consiglio e rassicurazione. Siamo una piccola famiglia, visto che Tugs ha intorno ancora moltissimi di quelli che collaboravano già con noi, agli esordi della nostra attività. Attori, tecnici, sostenitori di vario genere. Siamo una carovana di teatranti squinternati che alternano sala prove con lauti incontri conviviali.

La crisi che stiamo vivendo passerà, ma probabilmente ci cambierà profondamente. Che futuro intravedete per quello che genericamente potremo chiamare il “mondo musicale”?
Non ne ho la più pallida idea ma credo che, come al solito, il nuovo verrà dalla base, dai ragazzi, dalla rete. Mixando, impastando suoni ed esperienze, vecchio e nuovo. Sono sempre molto curioso e la musica sin qui ascoltata non mi basta mai. Non mi importa di quali strumenti o note vengano usati. Quello che (almeno io) cerco é il messaggio comunicativo e la coerenza/onestà di chi lo propone. Mi va bene anche un'ocarina per fare musica.

Una reunion ed un album di qualità. Che cosa vorreste vi accadesse nell’immediato futuro?

Suonare da vivo. É la cosa che desideriamo più di ogni altra.




INFO
http://it-it.facebook.com/pages/Tugs/141670019250720
www.todomodomusicall.org/index.php?page=europa-minor

Tugs:

Voce e Chitarra: Pietro Contorno
Chitarra: Nicola Melani
Tastiere: Marco Susini
Basso: Bruno Rotolo
Batteria: Fabio Giannitrapani
Violino: Francesco Carmignani
Flauto: Claudio Fabiani
Chitarre, mandolino e mandola: Antonio Ghezzani
Violoncello: Martina Benifei
Percussioni: Matteo Scarpettini

Dal comunicato stampa…
I Tugs sono una delle più importanti e amate band del ricco panorama rock livornese: nati nel 1978, hanno portato avanti la loro idea di teatro rock e di adesione ai principi del progressive anche durante i difficili anni '80; dopo una lunga pausa si sono riformati e finalmente sono arrivati all'album d'esordio Europa Minor.