Mad Chickens - Kill, Hermit!

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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Ladymusicrecords/Crashsoud, 2012


Sono entrato in contatto con Mad Chickens, e conseguentemente con il loro album Kill, Hermit!, in modo del tutto casuale, come spesso mi capita.

E visto che la mia curiosità musicale conduce sempre oltre la musica, ho rivolto alla band alcune domande che permettono di mettere a fuoco la loro filosofia di vita, la loro storia e i loro progetti.

Nato come ensemble femminile in terra abruzzese, il gruppo è ora un trio composto da Valeria Guagnozzi (voce e chitarra), Laura De Benedictis (chitarra e tastiere e cori) e Nicola Santucci alla batteria; questo è ciò che rimane nel setaccio dopo un ‘evoluzione di nove anni.

Il disco ha ormai un anno di vita, ma si può considerare rappresentativo del sound guida, e quindi un concreto esempio di ciò che ci si può aspettare dal vivo.

Partiamo dall’oggettività: testi in lingua inglese, per ragioni di sonorità, ma estrema importanza del messaggio, curato nei dettagli; ricerca dell’interattività, col desiderio di spingere l’ascoltatore all’interpretazione delle liriche in modo personalizzato; utilizzo di tecnologia vintage in fase di creazione del prodotto (registrazione e mixaggio analogico), che sta a significare una precisa ricerca del suono.

E poi arriva la musica, dodici tracce che sarebbe estremamente facile inserire nelle caselle precostituite, con la piena soddisfazione di trovare, ancora una volta, dei giovani che cercano la libertà espressiva, seguendo gusti e passioni, e non la corrente del momento, quella che potrebbe dare visibilità più rapida.

Non citerò nessuna categoria codificata, anche se è bene dare qualche indicazione (ma il video a seguire potrebbe già bastare!) che possa aiutare chi non conosce il gruppo, e in questa direzione voglio soltanto evidenziare ciò che ha provocato in me ( e qui usciamo dall’obiettività, ovviamente).

La musica, qualunque essa sia, purché di gradimento, mi provoca un effetto domino, indirizzandomi immediatamente verso altri ascolti, della band in questione o di altre… una specie di associazione di idee che può provocare salti importanti tra proposte differenti: la musica non è razionalità!

Alla fine del primo ascolto di Kill, Hermit!, sono andato in automatico verso un unplugged, quello di Alice in Chains su MTV. Le atmosfere contano.

Il mondo musicale proposto da Mad Chickens, mi riporta alla cupezza di quella musica nata nella parte alta della costa ovest americana, e mi fa calare in un feeling che sa di tristezza, di oscurità, di disagio, di dolore e poca luce.

Due giorni su tre arriva la pioggia ed il sorriso stenta ad uscire. Comprensibile.

Ed è forse quel disagio tradotto in trame musicali che contamina questi giovani, che in un lampo azzerano l’enorme spazio esistente tra Avezzana e Seattle, e creano un disco che perde ogni coordinata geografica, lasciando una sostanza fatta di sound vecchia maniera, che lascia sempre in uno stato di spleen che perdura oltre l’ascolto, e anche questo, forse, fa parte dell’interattività cercata.

E chissà se la loro pazzia, dal vivo, significa solo energia!

 

 


 

L’intervista

Provate a descrivere la vostra storia musicale, partendo dalla passione iniziale.

Il gruppo nacque in una notte buia e tempestosa, tanti anni fa, come cover band, ma ben presto il bisogno viscerale di dar vita a qualcosa di proprio prese il sopravvento. Tanti cambi di line up, tante difficoltà, tante belle avventure e tante magnifiche esperienze ci hanno portato alle Mad attuali: tre sgangherati tipacci che hanno tanta voglia di sperimentare, provare nuove strade e, soprattutto… suonare suonare suonare!

La musica che proponete è, mi pare, temporalmente parlando da voi lontana: come vi siete innamorati di punk e dintorni?

Ci è sempre piaciuto quel suono sporco e diretto, quell’urgenza di voler scrivere tutto ciò che avevamo in testa senza preoccuparci del giudizio altrui. All’inizio avevamo uno stile molto più crudo che si rifaceva alla scena “riot” anni ’90: lo si può constatare nel nostro primo Ep dal titolo “Goodbye Butterfly” (2008). In seguito ci siamo avvicinati alla sperimentazione dei suoni, ed è diventata per noi una mania vera e propria! Ci siamo allontanati un po’ da quell’attitudine punk, avvicinandoci maggiormente verso suoni più curati.

Il vostro album “Kill, Hermit!" risale ad un anno fa: che cosa avete fatto in questo ultimo periodo, musicalmente parlando?

Siamo stati parecchio in giro, cercando di promuovere il più possibile il disco. Fortunatamente è stato un bellissimo anno, abbiamo suonato tanto e abbiamo conosciuto tante band. Ovviamente c’è stata anche molta promozione stampa, e quindi interviste in radio e nelle varie webzine e diverse recensioni sono uscite anche per alcune “zine” estere.

Ho letto una nota in cui sottolineate l’utilizzo di apparecchiature analogiche per mixaggio e masterizzazione: che significato ha per voi quel tipo di tecnologia?

La decisione di voler registrare e masterizzare l’intero album in analogico è stata dettata da una forte passione verso quel suono vintage che oggi raramente si produce; infatti, durante la composizione dei 12 brani, ci siamo resi conto che solo registrandoli in questo modo, avremmo ottenuto quel suono tanto desiderato. In poche parole avevamo bisogno di un suono più naturale e adatto a ciò che stavamo scrivendo e componendo. Non avevamo altra scelta! Approfittiamo per ringraziare Fabio e Alessio dello Studio Wax di Roma, due fonici eccezionali che ci hanno capite fin dall’inizio e hanno “assecondato” le nostre follie, mettendo a nostra disposizione tutta la loro bravura e professionalità.

Quanto siete “mad” dal vivo?

Siamo fondamentalmente dei disadattati! Prima di salire sul palco la paranoia ci assale; e siamo fondamentalmente dei timidoni. Ma una volta che iniziamo a suonare, ci ritroviamo nel nostro vero mondo e ci sciogliamo del tutto. Per noi essere Mad è uno stile di vita e sul palco questo si manifesta, specialmente nell’improvvisazione del noise!

Mi parlate dell’importanza delle liriche nella vostra musica?

Sono fondamentali, ovviamente. Nel preparare l’ultimo album, ci siamo dedicati con molta cura, ad esempio, anche alla preparazione del libretto, in cui ogni pezzo poteva mostrare la sua cartacea personalità. Cantando in inglese, ci piace l’idea che chi ci segue sappia anche “di cosa parliamo” e che abbia l’opportunità di andarselo a cercare, di scovare un significato individuale nelle parole scritte da Valeria.

Progetti per il futuro prossimo?

Sicuramente promuoveremo ancora un po’ “l’Eremita”. In futuro difficilmente proseguiremo su questa direzione, in quanto abbiamo nuove idee da sviluppare con lo scopo di sperimentare diverse sonorità e un diverso approccio nel comporre le strutture musicali dei brani.

Ti ringraziamo per averci dato la possibilità di farci conoscere e ci teniamo a ricordare che “Kill, Hermit!” è presente in streaming su Bandcamp, http://crashsoundistribution.bandcamp.com/album/kill-hermit e acquistabile nelle varie piattaforme come iTunes, Amazon o anche Google Play Store.

Potete seguirci sulla pagina facebook www.facebook.com/MadChickens e sul nostro sito: www.madchickensband.com

Ricordiamo anche che da qualche giorno è uscito il video ufficiale di “Gun in my Head”, presente sul nostro canale di youtube:

www.youtube.com/madchickenschannel