Closure - The Memory Of A Madam

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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closure the memory of a madamRNC Music, 2014

 

E’ fresca l’uscita del nuovo album dei Closure, “The Memory Of A Madam”. L’atto zero è avvenuto il 21 Marzo nella zona di Torino, ma i dettagli dell’evento, così come la biografia della band, sono sintetizzati nell’intervista a seguire.
Quasi un’ora di musica che sintetizza l’attuale volto di questi giovani e talentuosi artisti, un’immagine che rapidamente si è evoluta dagli inizi - il lontano 2009!” - ad oggi, un percorso cambiato in modo significativo in alcuni principi musicali, uno per tutti il passaggio da una musica strumentale ad un’altra con presenza di vocalità, con alla base la necessità di trovare un ulteriore modo espressivo e comunicativo.
La velocità, in senso generale, è tipica della giovane età, ma questo rinnovamento “pesante” appare come frutto di approfondito ragionamento, perché esistono comunque pilastri che non si toccano e che sembrerebbero impossibili da mettere in discussione: il genere musicale e il modo di elaborarlo /fissarlo nel formato finale.
I Closure propongono una certa libertà espressiva, il che significa aver appreso gli insegnamenti del passato che diventano ora utili/indispensabili per realizzare in proprio, ringraziando gli illustri predecessori, senza però utilizzare il “copia e incolla”. Ma quali sono le band di riferimento? Emergono dallo scambio di battute, ma penso sia sufficiente ripensare a quel periodo d’oro di inizio anni ’70, tra prog e rock.
E proprio da quell’era i Closure cercano di trarre un calore musicale che solo l’antica metodologia in analogico riesce a regalare: le idee chiare non mancano!
Mark Mullighan è il personaggio di fantasiache simboleggia la concettualità del disco e della filosofia musicale adottata; figura attuale, uomo del nostro tempo, prodotto comune espresso da una società ammalata incapace di trovare soluzioni a esigenze minime.
E la conduzione in “terza persona” permette di arrivare ad una visione esterna che fornisce immagini più chiare e complete.
Ma… immaginiamo di ritrovarci tra le mani la musica dei Closure senza sapere niente di loro e della loro storia, reagendo quindi istintivamente ad un ascolto non pianificato…
L’assimilazione del passato ha lasciato il segno - aggiungo… fortunatamente - e il mix di rock e prog (negli anni ’70 i due termini potevano essere confusi) si nobilita contaminandosi con le idee fresche e vincenti di un gruppo di artisti brillanti. Un tocco di psichedelica e qualche atmosfera sognante ed ecco rinverditi giorni gloriosi, ma ormai compressi nella sfera dei ricordi, mentre le vicissitudini di Mr Mulighan permettono di realizzare un bridge tra epoche ormai lontanissime.
Un bell’album che ha come limite nel mio giudizio il mero ascolto online (ma ovviamente è disponibile come CD), mentre il tocco e il profumo di un formato fisico regalano emozioni e indicazioni supplementari.
E poi la fase live, da cui non si può prescindere per completare l’idea un progetto musicale.
Ma se queste sono le premesse, i Closure sapranno sicuramente sorprenderci… positivamente.
 
 
L’INTERVISTA
 
Possibile sintetizzare la vostra storia dal 2009 ad oggi?
 
Il progetto Closure nasce nel Gennaio 2009 da un’idea di Enzo Latona e David Fulcheri. Dopo un periodo di sperimentazione e composizione durato due anni, il progetto porta alla luce la prima creazione: “Striving for Knowledge”, un concept album strumentale che unisce forme d’arte differenti: Musica, Scrittura e Pittura.  Con questo disco, la band sbarca sui palchi di svariati festival e concorsi piazzandosi sempre tra le prime tre posizioni. Dopo il periodo live, la band torna a chiudersi in sala per la composizione di un nuovo progetto. Seguiti dal fonico Fabio Piotto, si concretizza l’idea progettuale del disco identificandola in un personaggio: Mark Mullighan. Con questo nuovo disco i Closure cambiano volto presentandosi a chi li ascolta come un mezzo psichedelico attraverso il quale il Signor Mark Mullighan parla e prende vita. Parallelamente alla composizione del nuovo disco, entra a far parte del progetto il cantante Italo/Irlandese Syd, con il quale la band calca numerosi palchi della scena piemontese e lombarda arrivando a vincere il mega contest Band Aid di Milano dove vengono notati dall’etichetta discografica RNC Music di Nico Spinosa e Ros Manica. Nel febbraio 2014 i Closure firmano quindi il loro primo contratto discografico con la label milanese. La storia di Mark Mullighan viene finalmente racchiusa nel disco intitolato “The Memory of a Madman” registrato presso i Punto Rec Studios di Torino. Il disco viene pubblicato in data 11 Marzo 2014 e distribuito da Self Distribuzione. La data zero di presentazione ufficiale del disco è fissata per il 21 Marzo 2014 presso l’Auditorium M. Magnetto di Almese (TO).
 
Chi erano i Closure prima di quella data? Che tipo di cultura musicale avete alle spalle e quali passioni vi hanno guidato, sin dagli inizi?
 
Ognuno di noi ha il suo percorso. Facendo una considerazione generale, la musica ci ha sempre accompagnati sin da piccoli. Tutti noi abbiamo studiamo musica (e tutt’ora continuiamo a farlo) e ne abbiamo sempre ascoltata molta. Ovviamente siamo particolarmente affezionati alla scena progressive, sperimentale e psichedelica degli anni settanta, ma davvero ascoltiamo di tutto.
 
Come definireste la vostra musica?
 
Guarda, in principio avevamo in mente di scrivere musica dichiaratamente progressive. Poi pian piano, andando avanti con gli anni, ci siamo resi conto che non avremmo mai potuto decidere “a tavolino” quale sarebbe stato il genere della musica che avremmo scritto. E’ una cosa che viene naturalmente… Voglio dire, non lo decidiamo a priori.
Per esempio, per il nostro ultimo lavoro “The memory of a Madman”, ci siamo ritrovati in studio ad ascoltare il master del disco, e ci siamo resi conto di aver creato un disco che può essere “catalogato” sotto diversi generi. E questa credo sia una delle cose più belle che ci siano capitate. Ovviamente l’idea del disco, delle sonorità e soprattutto di ciò che volevamo trasmettere erano ben note a tutti noi fin dal primo giorno di composizione.
 
Nonostante siate all’inizio di un percorso avete alle spalle già quattro “lavori”: come raccontereste l’evoluzione?
 
Si, quattro lavori due dei quali però non sono album inediti; infatti uno dei due è la versione rimasterizzata e remixata di “Striving for Knowledge”, mentre l’altro è un Ep  Live di cinque brani registrati al festival di Saronno “Festoria 2012”. L’evoluzione, anche in questo caso rispecchia quella della band: il primo lavoro risulta essere strumentale, di stampo progressive rock, nel secondo, “Live from Festoria 2012” si inizia ad intravedere l’idea embrionale del nostro nuovo album; il terzo lavoro è stato dettato più dalla volontà, specie di David, di applicare il nostro nuovo approccio lavorativo al primo disco, andando ad effettuare nuovamente il missaggio ed il mastering dell’intero disco. Una sorta di esperimento diciamo. Per quanto riguarda “The memory of a Madman” invece, si nota chiaramente un forte cambiamento sia dal punto di vista compositivo che dal punto di vista concettuale. Chiaramente sono cambiate molto anche le sonorità: vi è ampio spazio per le parti acustiche, ma al tempo stesso si possono trovare anche molte parti psichedeliche e puramente rock.
 
Esiste un passaggio fondamentale che è quello che conduce dall’album strumentale a quello cantato: che tipo di esigenza è nata col passare del tempo?
 
Siamo arrivati ad un punto in cui non ci bastava più suonare e trasmettere i nostri stati d’animo solamente attraverso i nostri strumenti. Ricordiamo che una sera del mese di Settembre 2011, Enzo venne in sala e ci illustrò la bozza della storia che c’è dietro a “The memory of a Madman”, la storia di Mark Mullighan: un personaggio inventato al quale abbiamo fatto vivere esperienze e sensazioni personali che realmente alcuni di noi hanno vissuto… Ovviamente non tutte quelle raccontate nei testi delle canzoni! Quindi si, possiamo dire che l’introduzione della voce all’interno del progetto Closure è stata fondamentale per il nostro sviluppo.
 
Leggendo di voi si avverte una forte volontà di presentare suoni vintage, con registrazioni in analogico e accorgimenti che portano ad un mondo che, anagraficamente parlando, non avete vissuto: come siete arrivati ai seventies, e cosa amate di più di quel periodo?
 
Assolutamente vero. Abbiamo sempre amato le sonorità calde dei vinili e dei mix eseguiti in analogico. Crediamo fermamente che il calore che può dare un disco come “The dark side of the moon”, non potrà mai darlo nessun altro disco. Ovviamente questo non è dettato solamente dall’analogico, (altrimenti saremmo sommersi da capolavori discografici!), ma comunque tramite il missaggio in analogico si riesce a dare un valore aggiunto ad un disco, sia in termini di qualità, sia in termini di calore e fedeltà del suono. Purtroppo un passaggio in digitale siamo stati obbligati a farlo comunque. Per quanto riguarda gli anni d’oro, beh, sono stati loro a venire da noi! Tutto ad un tratto ci siamo ritrovati a passare nottate guardando documentari sui Pink Floyd, King Crimson, Deep Purple… Insomma, i colossi della scena sperimentale e rock di quel periodo. Di quel periodo amiamo praticamente tutto, ma in particolar modo amiamo la scena che la musica si era creata attorno a se. Non so, non avendo vissuto quegli anni non sapremo mai realmente che cosa si provasse nel vivere quegli anni, ma credo che nemmeno i giovani di quegli anni se ne stessero rendendo conto vivendoli; credo che solamente con la fine degli anni ottanta si sia creata effettivamente la vera consapevolezza di quello che erano stati gli anni settanta. Ancora ora continuiamo a scoprire cose e band di quel periodo che ci sconvolgono! Di recente per esempio, alcuni di noi si stanno affezionando ai Led Zeppelin ed al loro modo di vivere il rock, e qui ritorniamo al discorso sui generi musicali: se non era sperimentazione quella di John Bonham, allora diteci cos’era!
 
Ritorniamo su  “Mark Mullighan”: come riesce a rappresentarvi?
Mark Mullighan è un uomo qualunque, un padre di famiglia degli anni cinquanta che vive nel nord dell’Inghilterra: una famiglia modello, un’auto nuova con la quale tutte le mattina si reca al suo posto di lavoro d’ufficio. Ad un tratto si pone delle domande sul suo stile di vita, sulla sua esistenza ed improvvisamente viene emarginato ed incompreso da tutti sentendosi come un palombaro che nuota nei più profondi abissi. Si risveglia in un ospedale psichiatrico dove passerà dieci anni della sua vita. Insomma, potremmo tranquillamente essere tutti un po’ “Mark Mullighan”, non credi?
 
Qual è l’anima dell’imminente uscita, “The Memory of a Madam”?
 
“The Memory of a Madman”, almeno per quanto ci riguarda, è un progetto profondo, alla scoperta di sonorità nervose, psichedeliche e melodiche. E’ un disco vivo, capace di sprigionare stati d’animo opposti in pochi minuti. Racchiude anche rabbia e desolazione, ma solo dopo essere arrivati alla fine del disco ci si può rendere effettivamente conto dei veri messaggi che vogliamo trasmettere; molti dei quali probabilmente rimarranno ermetici oppure interpretati a proprio modo, ma è anche questo il nostro obiettivo.
 
La vostra attitudine ad unire arti differenti è qualcosa che trova spazio anche nei vostri live?
 
Diciamo che nel live show di “The Memory of a Madman” ci siamo concentrati prevalentemente su ciò che esce dall’impianto audio cercando di andare ad incidere sull’impressione delle persone che ci ascoltano e ci guardano nei live. Non mancano però alcuni momenti prettamente teatrali, come quando durante “No one will forget” indossiamo le maschere antigas o quando Syd entra in scena nelle vesti del palombaro Mark Mullighan.
 
A proposito di live… cosa accade quando i Closure sono su di un palco?
 
Come detto sopra notiamo che con il nuovo spettacolo, il pubblico, specie quello composto da persone che ci vedono per la prima volta, reagisce in modo diverso rispetto a quando portavamo in giro lo spettacolo legato al primo disco. Con “The memory of a Madman”, il pubblico è più curioso, più attento a capire che cos’hanno da raccontare questi cinque personaggi strambi che portano tutti la stessa casacca nera con la scritta “M. Mullighan” cucita sul petto.
 
Cosa avete pianificato per pubblicizzare il nuovo disco?
 
Senza dubbio cercheremo di suonare il più possibile, sia in Italia che all’estero (è previsto per fine Aprile 2014, un tour promozionale nell’Est Europa, organizzato dalla nostra etichetta discografica RNC Music). L’attività live, partirà con la data zero di presentazione ufficiale del disco fissata in data 21 Marzo 2014 presso l’Auditorium M. Magnetto di Almese, (TO) alle ore 22.00, per info e prenotazioni biglietti scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure chiamate il numero 3466269405.
Se volete vivere di persona tutto ciò di cui abbiamo parlato fin ora, non potete mancare!
 
 
INFO
 
 
 
 
L’album è stato registrato tra ottobre e dicembre 2013 nei Punto Rec Studios di Torino, e pubblicato l’11 Marzo 2014 dalla label RNC Music.
Il disco ospita in un brano la voce di Giulietta Passera (e Sweet Life Society).

 

Nello stesso studio è stato eseguito il mixaggio dal loro fonico Fabio Piotto ed il mastering da Fabrizio Argiolas

Album disponibile su prenotazione in tutti i più grossi punti vendita italiani, online, oppure direttamente attraverso la band.