Altrock Chamber Quartet - Sonata Islands goes RIO

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: cspigenova

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Altrock Chamber Quartet Sonata Islands goes RIOAltrock Productions, ALT028, 2012

 

Coraggiosissimo e più donchisciottesco che mai, il buon Marcello Marinone, patron della label di Sesto San Giovanni. Va bene produrre misconosciuti artisti bielorussi, siberiani, greci, belgi, olandesi, etc. ma un'antologia, riveduta e trascritta di exempla tratti dal RIO, per un quartetto cameristico, beh... non si era mai vista e, soprattutto, mai sentita. Il violino in copertina, già, depista con quelle calcomanie brasileire. Il Rio mica è di Janeiro... Gli adepti della setta prog – quegli relegati più all'estremo degli estremi – sanno che RIO è acronimo di Rock In Opposition. Avete presente Henry Cow, Art Zoyd, Samla Mammas Mann, Stormy Six e compagni? Ecco. Siete arrivati...

L'Altrock Chamber Quartet è formato da musicisti orbitanti attorno alla galassia meneghina degli Yūgen e contatti afferenti: Emilio Galante al flauto e all'ottavino, Valerio Cipollone al clarinetto e al clarinetto basso, Andrea Pecolo al violino e Bianca Fervidi al violoncello.
Antologia evolutiva, visto che si parte da un Fred Frith e dagli Univers Zero ritrascritti da Mauro Padoan e Giovanni Venosta per passare ad un travestimento “Thinking Plague” di Emilio Galante (Rethinking Plague) fino a compositori contemporanei come lo Yūgen Francesco Zago (Brachilogia già in Labirinto d'acqua), Tiziano Pepoli (Crossroads), Massimo Giuntoli (Land Arf), Stefano Zorzanello (Luoghi che aspettano) e lo stesso Galante.
Ascoltando e riascoltando questi brani si percepiscono gradazioni espressive riconducibili certamente al camerismo novecentesco più spigoloso (Webern, Stravinskij, Milhaud, Bartók e Shostakovich) unito a prassi ritmico-dinamiche di ascendenza minimalista con sconfinamenti sonortemporali a quando il rock preferiva strumenti non amplificati (mi riferisco a certi episodi nei dischi dei King Crimson e dei Gentle Giant e, ovviamente, allo Zappa “classico” di The Yellow Shark). Per niente facili, questi dischi così poco allineati... (ce ne fossero)
 
© Riccardo Storti