Andrea Braido Band plays Deep Purple & Rainbow: Live in Hard!

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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Andrea Braido Band plays Deep Purple RainbowVideoradio, 2015

 

Ancora una volta mi accingo a parlare della musica di Andrea Braido, passando dal jazz all’hard rock. Spesso la suddivisione in etichette diventa vezzo intellettuale, ma è indubbio che le caratteristiche e la libertà del primo genere citato determinano un approccio differente rispetto alla “durezza” e ai ritmi del secondo.
In questo caso siamo al cospetto di una dichiarazione d’amore, quella per certa musica nata ad inizio seventies e ormai diventata storia: nello specifico Braido e i suoi compagni di viaggio ci raccontano storie di Deep Purple e di Rainbow.
Mi piace commentare l’album “Live in Hard!” -Andrea Braido Band plays Deep Purple & Rainbow- a distanza di pochi giorni dai concerti del FIM, dove ho assistito ad una performance di Joe LynnTurner -assieme a lui Andrea Ranfagni e Alessio Vitali, che sono parte di questo disco- e a pochi metri dal Palasport dove vidi il concerto dei D.P. dell’11 Marzo 1973: gli “ammalati” di musica credono anche alle congiunzioni astrali più o meno favorevoli, e i collegamenti tra episodi significativi sono spesso favoriti dagli eventi musicali.
Live in Hard non era in preventivo, ma il risultato della serata è andato oltre le più rosee previsioni e così il concerto al Kulturwerkstatt Kammgarn in Hard (Austria) è diventato un album.
Il titolo completo svela la proposta, un mix di brani, tra Deep Purple e Rainbow, che vengono rivisitati mantenendo il canovaccio originale, ma con l’arricchimento personale, che è fatto di idee diverse, di epoche cambiate, di talenti alternativi e di voglia di mantenere vivo un filone che per alcuni tratti è diventato classico.
Tracklist sbilanciata sul mondo D.P., con l’album “Machine Head” fornitore del maggior apporto, ma con momenti topici tratti da Stombringer, Fireball e In Rock (nel video a seguire propongo l’intramontabile “Black Night”). Per il lato Rainbow sono presenti Spotlight Kid e la terminale Blues/Startruck. A fine post è presente la scaletta completa.
Andrea Braido propone uno dei suoi tanti volti, regalandoci una versatilità che suscita sana invidia. Grande chitarrista, dalla storia illustre, realizza un album di vero rock, dove le sue doti virtuosistiche emergono e si dilatano, intersecandosi con quelle di un team di grande livello. Anche il tema rock, in fase live, si presta all’improvvisazione, e le dilatazioni musical-temporali che fanno parte dell’album entusiasmano l’ascoltatore, che viene riportato indietro nel tempo, verso un periodo musicalmente eccitante riproposto con nuova tecnica, altra linfa, differente contesto.
Braido si dimostra il perno di tutto l’impianto, uno dei migliori chitarristi in circolazione, capace di colorare ogni tipo di sonorità, divertendosi e divertendo.
Un “live” sfugge alle normali regole di valutazione, perché l’atmosfera che si viene a creare è spesso elemento che supera la qualità della proposta e il metodo utilizzato; ciò che ho personalmente percepito è il giusto feeling di serata -la scelta di fissare il concerto su supporto fisico conforta la mia idea-, e la nascita di un rapporto osmotico tra band e audience, quello scambio vicendevole che porta a momenti magici, difficilmente spiegabili, ma che sono -o dovrebbero essere- obiettivo primario di ogni manifestazione a carattere musicale.
In questo caso il giusto mood è rimasto intrappolato nell’incisione, per la gioia di qualsia ascoltatore sensibile.
Musica immortale, inarrivabile, e una band, quella di Andrea Braido, capace da far rivivere il mito e di fornire una buona dose di felicità.

Black Night mi pare un buon assaggio!

 
L’INTERVISTA
 
Circa quattro anni fa ho commentato  un tuo lavoro discografico e nell’occasione ti avevo posto alcune domande: che cosa ti è accaduto, musicalmente parlando, in questo lungo periodo?
 
C’è stato un altro progetto molto ambizioso che ha visto la realizzazione con Videoradio del CD Andrea Braido with Bulgarian Symphony Orchestra, con brani originali e la conduzione ed orchestrazione di Marco Grasso in cui suono varie chitarre, come la classica, l’acustica, l’elettrica, il sitar elettrico ecc. Per il resto concerti vari con tema… il rock, il jazz, stage e sempre tanto studio di tutta la Musica, tempo permettendo!
Per una questione di equilibrio, quasi yoga, cerco di suonare la batteria acustica un’ora al giorno!
 
La versatilità di cui mi parlasti giustifica il fatto che il disco attuale non è di jazz, come accadde allora, ma un puro rock targato Deep Purple e Rainbow: quanto ti diverti nella parte di Blackmore?
 
Sinceramente il Jazz nella mia vita esiste in egual misura insieme al rock, al blues e ad altre musiche etniche; la grande Musica è una, poi ci sono linguaggi diversi che si intrecciano spesso!
Riguardo ai Deep Purple e Rainbow iniziai a suonarli live già verso i 16 anni con band locali del Trentino. Blackmore è entrato nella mia vita chitarristica subito dopo Hendrix,  e quindi ha accompagnato un periodo difficile ed irrequieto come l’adolescenza. In quel periodo cercare di suonare al meglio brani come Speed King, Fireball, Space Trucking era una liberazione contro il quotidiano della scuola e altri spregevoli Skrull (individui) che si incontrano già in tenera età! Perciò risuonare certi brani è molto viscerale per me, ed ormai nel mio DNA musicale, infatti anche quando suono Jazz e blues certe sonorità più dure escono fuori molto chiaramente.
 
Il disco non era stato preventivato, ma è il frutto della valutazione di un dopo concerto: che cosa ti ha convinto maggiormente della registrazione?
 
La decisione è partita in primis per la bella serata ricca di emozione e sinergia con il pubblico, e poi ho sentito delle cose che mi piacciono musicalmente, sia mie che della band! Tra l’altro in un bella location dove quando suono ricevo moltissime soddisfazioni,  ossia il Kammgarn di Hard,  in Austria!
 
Come è stata realizzata la scaletta del concerto diventato album?
 
L’ordine in realtà era quello dei pre-ascolti, dove era stata fatto un bel taglio sui brani meno convincenti, quindi a forza di ascoltare i pre mix abbiamo lasciato quell’ordine che in parte rispecchia anche il programma della serata.
 
Pochi giorni fa ho visto personalmente l’entusiasmo del pubblico mentre si esibivano Joe Lynn Turner e successivamente Ken Hensley, eroi rock dei seventies, mentre alle loro spalle si ergeva  il Palasport in cui vidi i Deep Purple nel ’73: pareva tutto immutato ma… come è cambiata la musica in questi quarant’anni?
 
E’ curioso il fatto che sul palco di Turner, riguardo alla serata a cui ti riferisci, ci siano due musicisti presenti nel mio live, ossia Andrea Ranfagni (vocals) e Alessio Vitali (bass/backing vocals) che ha dato un significativo contributo come editing e mastering delle tracce avendo una notevole esperienza ed un eccellente capacità d’ascolto!
Riguardo alla musica, è cambiata rispetto a come viene presentata e confezionata.
Una volta i video erano semplicemente una ripresa della band mentre suonava il brano sia live che in playback. Oggi i brani sono fatti in funzione di video che sembrano film in miniatura, probabilmente se non ci fossero ci si dimenticherebbe sia del brano che di chi lo canta! E’ evidente la volontà di mercificare la musica e renderla meno profonda rispetto a quel periodo, sta ad ognuno capire che cosa vuole avere dalla musica e a quale livello emotivo.
 
Mi racconti qualcosa sulla squadra che ti accompagna, produttore compreso?
 
L’idea di risuonare brani dei Purple e Rainbow venne ad Andrea Ranfagni (lead vocals) e dopo la sua proposta facemmo alcuni concerti con un esito molto positivo.
In seguito a varie valutazioni abbiamo creato un nucleo fisso del progetto, ossia il sottoscritto, Andrea Ranfagni e Alessio Vitali (bass/background vocals), mentre la parte rimanente, organo e batteria, viene cambiata rispetto alle zone geografiche.
In questo caso nel CD alla batteria c’è Fabio Nora ed alle tastiere Paolo Silvestri “Silver”.
Con Beppe Aleo (produttore) della Videoradio abbiamo fatto molti lavori insieme e ne ce ne sono  altri in serbo, ci accomuna la passione, l’impegno, la serietà ed il piacere di fare sempre progetti diversi!
 
Quale sarà il seguito dell’album? Proseguiranno i concerti per pubblicizzarlo?
 
Ci sono già almeno 3-4 concerti in programma dove sicuramente sarà pubblicizzato il CD!
 
 
Tracklist
1 - Picture Of Home
2- Spotlight Kid
3- Soldier Of Fortune
4- Lady Double Dealer
5- Space Trucking
6- Black Night
7-Highway Star
8-Lazy
9-Smoke on the Water
10- Stormbringer
11- Demon’s Eye
12- Blues/Startruck
 
Line up
Alessio Vitali: bass/vocals
Andrea Ranfagni: lead vocal
Paolo Silvestri: keyboards
Fabio Nora: drums