AIM - Finalmente a casa

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Stefano Caviglia

 

AIM Finalmente a casa

Autoprodotto, 2015

 

Quando la storia inizia dall’ epilogo
 
 
Finalmente a casa…un posto buono, è interpretata con la voglia di chi ha la necessità di un  posto dove “stare bene” e o ritrovarsi.
Forse c’è un “prima”, un alternarsi di angosce di ricordi di gioie, un qualcosa di doloroso,  che ha preceduto questo viaggio che è ancora in divenire e che forse li condurrà nel luogo desiderato ma sconosciuto.
L’immagine delle mani sul volante danno l’idea dell’estrema e determinata volontà di ritrovare, “ governando” in solitudine, e quindi  in totale autonomia, un  luogo che ti riporti dentro di te.
Ogni brano ha una sua  storia, una precisa identità, una sua carica espressiva, la voce di Marco Fiorello è spesso dolce, quasi adolescenziale, ma improvvisamente è capace di farla crescere riuscendo, insieme al suo stile chitarristico a trasmettere una carica emotiva notevole, così come è estremamente efficace il sostegno dei fratelli Camisasca al basso ed alla batteria forgiando un suono potente, compatto, nonostante non si colgano particolari virtuosismi.
Solo un’annotazione “tecnica”, quasi tutti i brani sono in tonalità minore.
Chi avuto la fortuna di studiare musica sa che il  minore da ad un accordo, un tema o ad una semplice frase musicale, un sottofondo  che sa  di tristezza, di malinconia,
E’ forse per questo motivo che trovo l’atmosfera  dei vari brani piuttosto inquieta e grigia, che non vuol significare incolore o sbiadita, ogni musica è figlia del proprio tempo, del luogo dal quale si proviene, ma anche e soprattutto dal proprio talento.
Ascoltando e cercando sentire il sapore delle canzoni si sente la voglia di descrivere vari aspetti del vivere .
Incomunicabilità in “Non parli già da un po’ “, dove si fatica a capire veramente  l’identità  dell’ interlocutore o l’interlocutrice o forse stiamo parlando di un tentativo di dialogo con se stesso.
Non fatico affatto a cogliere molta forza positiva ed un messaggio di ottimismo ascoltando “Voglio il mio tempo”, voleremo se capirai. Trovo in questo brano un grande  desiderio di guardare lontano di riconquistare ciò che si è perduto o che si rischia di perdere.
Insomma, voglia di libertà.
Nel descrivere ciò che si è ascoltato, spesso si corre il rischio di cadere nella trappola della “catalogazione a tutti i costi”, appioppare un’etichetta, (“rock”, “hard rock”, heavy metal”  “rock alternativo”, “post punk”, “cantautorato punk”. Boh!) e molto altro ancora. Questo denota solo il desiderio grande desiderio di arrivare ad una sorta di “sentenza” alleggerendosi della fatica del cercare di capire (esercizio non sempre facile).
Gli Aim sono gli Aim, non suonano questo e quel genere di musica, non so se fanno parte di nessuna corrente musicale, compongono e suonano la loro musica liberamente non vogliono imitare o scimmiottare nessuno.
Piaccia o no gli Aim, oggi, sono questi prendere o lasciare.
Solitamente non do mai giudizi “tranchant” ma in questo caso si.
Ho cercato di conoscerli meglio anche dal punto vista personale e ho letto all’interno di un’intervista molto simpatica come i tre non abbiano molta simpatia per la metropoli, si definiscono dei “campagnoli” (parole loro), rivendicando con buona dose di autoironia, una loro identità internazionalmente “brianzola”, da qui, probabilmente nasce il loro sound inconfondibilmente ruvido che li contraddistingue da più di dieci anni e che si è sviluppato ed evoluto in tante canzoni ed innumerevoli performance “on stage”.
Quindi mi chiedo: ma se il sound in studio è questo, come sarà nelle loro performance dal vivo? Ho visto qualche foto, una di queste  ritrae Marco ripreso di spalle in volo con la sua con la sua chitarra e le gambe piegate alla Pete Townshend, e Matteo con le “drum stick” rivolte verso il cielo.
 La città brucia!  brucia il mio mondo , ti  vedo sciogliere e vedo l’oro colare.
Non vi è contraddizione con ciò che pensano della città, chi ha detto che questo mondo mi vada a genio? Oppure questo è un preciso  messaggio:  la speranza di veder nascere quel nuovo giorno, una nuova era.
C’è sempre la ricerca di un luogo fisico o della mente, che sembra il tema di fondo di quasi tutti i brani lungo i quali si snoda questo percorso.
Una parentesi è rappresentata da “Dormo in te”, l’unico pezzo in cui si sentono la chitarra acustica ed un pianoforte appena accennato; forse è banale e scontato ma credo sia una sincera canzone d’amore anche se l’inizio con l’immagine della lama, stride e non poco con lo sviluppo del brano.
Nei tre brani che chiudono gli Aim ritornano nel loro territorio sonoro tipico dei brani precedenti.
Di questi mi  piace citare “ Dove è ancora più profondo  ,che  è forse la canzone che più mi ha colpito per la bellissima  introduzione  e per la profondità delle parole.
Si parole, dette dal protagonista con grande fatica cercando con altrettanta fatica di invitare qualcuno nell’appartamento della magia“ a sdraiarsi a concedersi la propria libertà di lasciarsi andare nella profondità del cielo.
Forse è qui la magia di questo album, dove troviamo, dopo un lungo girovagare, incontrando una grande gamma di sentimenti, passioni, gioie, il luogo finale quello della profonda libertà dove ogni donna e ogni uomo  si ritrova.
Finalmente a casa!
La fine l’inizio.
 
 
TRACKLIST
1) Finalmente a casa - 2) Non parli già da un po' – 3) Voglio il mio tempo – 4) nel nuovo giorno – 5) Vittoria – 6) Dormo in te – 7) Mi vuoi migliore – 8) Dove è ancora più profondo – 9) La tregua
 
CREDITS
Gli AIM sono: Marco Fiorello (voce, chitarra) - Marco Camisasca (basso, cori) - Matteo Camisasca (batteria)


 
Hanno collaborato:
Fabrizio Pollio - cori in "Finalmente a casa", "Vittoria" e "Non parli già da un po'".
Giuseppe Magnelli - chitarre spaziali in "Dormo in te"Filippo Bosi - pianoforte in "Dormo in te".
Produzione artistica: Aim, Fabrizio Pollio e Corrado Bagnoli.
 
Registrato da Lorenzo Sempio, Spazio Frequenze
(http://spaziotribu.mondovisione.org/studio-di-registrazione/), Cantù (CO) nei mesi di Maggio e Giugno 2014.
Mixato da Lorenzo Sempio, InterPlay Recording Studio (www.interplayrecording.com), Milano.
Mastering di Iacopo Pinna presso Harem Studio, Milano.


Artwork di Filippo Boi - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Fotografia di Danilo Crotti // danilocrotti.comVideo S.c.r.l: Produzioni video - facebook: /ideoitaly
 
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