Porto Antico Prog Festival-18 luglio 2019-Il commento

Scritto da: Athos_Enrile

Questo utente ha pubblicato 2336 articoli.

Il Porto Antico Prog Festarriva alla quarta edizione e propone un cast tutto italiano: vale la pena andare oltre e sottolineare la genovesità delle band partecipanti, tre su quattro con forti componenti locali… tutto nella norma, Genova è da sempre una delle capitali internazionali della musica, qualunque sia il genere di riferimento, elemento che non potrebbe mai sfuggire ai professionisti delle Black Widow Records, ancora una volta ideatori della manifestazione, in collaborazione con l’organizzazione del “Porto Antico”.
 
In questo commento proporrò uno spezzone video per ogni gruppo, per regalare frammenti di concerto e il profumo di una serata che ho vissuto, come spesso capita, dal palco, stage condiviso questa volta con l’amico Carlo Barbero con cui ho chiacchierato tra un set e l’altro: le nostre domande hanno “importunato” qualche musicista in platea (Sophya Baccini, Pino Sinnone, Diego Banchero, La Janara, Magia Nera) e, tra una battuta ed un sorriso, sono emerse informazioni interessanti, almeno per gli chi segue il genere prog.
 
 
 
E’ un caldo relativamente contenuto quello che tocca Genova il 18 luglio, almeno sotto il tendone sito in Piazza delle Feste, e per chi arriva in anticipo, soprattutto addetti ai lavori, diventa piacevole l’incontro con chi, magari, non si vede da mesi. Alla fine il popolo del prog può contare su di un numero certificato di appassionati, e la conoscenza, reale o virtuale, sfocia spesso in coinvolgimento e scambio di opinioni sugli ultimi accadimenti musicali.
Il soundcheck va un pò per le lunghe, e si ritarda di una buona mezz’ora lo start, annunciato inizialmente per le ore 19.
 
Una premessa: la tipologia di evento, che prevede il susseguirsi di differenti band, ognuna con esigenze particolari e differente strumentazione, presuppone un certo sacrificio da parte dei musicisti, cioè quei professionisti (o almeno dalla struttura professionale) che tendono alla ricerca della perfezione sonora e oltre, probabilmente impossibile da trovare nei casi in cui fretta e numero di attori sul palco precludono l’impeccabilità della performance; sono questi i casi in cui l’atmosfera conta molto più dell’eccellenza acustica.
 
A presentarsi sul palco per primo, sfruttando ancora la luce naturale, Struttura & Forma, gruppo nato nei primi seventies, ma che solo recentemente ha visto finalizzato e materializzato il proprio impegno con l’uscita dell’album “One of Us”. 
 
La musica che propongono è una miscela inusuale, con idea di base il progressive, ma che unisce elementi tipicamente rock e fusion, fatto evidenziato dal gioco di chitarre elettriche di Franco Frassinetti e Giacomo Caliolo, fondatori della prima formazione. A completare l’organico il batterista Marco Porritiello, il nuovissimo tastierista Pierluigi Genduso Arrighi, Sergio Colombo al basso e il vocalist Giosué Tortorelli.
 
S.&F. riesce a catturare il pubblico: i componenti la band sono musicisti di lungo corso ma ciò di per sé non determina il risultato. Quello che colpisce è la formula che propongono, unica nel panorama attuale, e il video a seguire mi pare rappresentativo della loro produzione.
Avanti così…
 
 
 
Il secondo ensemble è davvero nobile per il genere. La Giorgio “Fico” Pazza Bandsale on stage con un mix ormai conosciuto fatto di proto-prog e forza giovanile.
Il primo bassista della PFM ha ripreso la sua attività da alcuni anni, e il punto di partenza potrebbe essere individuato proprio nel capoluogo ligure, in una occasione in cui partecipò come ospite ad un live di Paolo Siani.
Da quel giorno è passata davvero tanta acqua sotto i ponti, e l’idea di Fico si è trasformata quasi in missione: riproporre la musica della Premiata, quella che lo vedeva protagonista a inizio anni ‘70, ma coinvolgendo musicisti giovani e talentuosi, esercitando una sorta di operazione didattica che sta dando grandi frutti.
 
Abbiamo quindi ascoltato brani tratti da “Storia di un minuto” e “Per un amico”, che hanno creato grandi emozioni per l’audience.
Oltre a Piazza al basso erano presenti Marco Fabbri alla batteria, Eric Zanoni alla chitarra e alle tastiere Giuseppe Perna e Riccardo Campagno, che si sono alternati anche alla voce solista.
Ospiti il chitarrista Giorgio Gabriel (The Watch) e la vocalist e polistrumentista Anna Barbazza, quest’ultima presente in un paio di tracce nel disco di… “esordio” della GFPB.
 
Il disco in questione, “Autumn Shades”, di cui scriverò a breve, è stato rilasciato proprio in occasione del Porto Antico Prog Fest, una produzione di Max Marchini per Manticore, a suggello del legame tra due bassisti entrati nella storia, Greg Lake e Fico Piazza.
Che dire, se vogliamo ascoltare i primi album della PFM dal vivo sappiamo come fare!
 
 
 
 
E arriva il momento dei Latte Miele 2.0, per me - e penso per quasi tutti - una novità assoluta con questa lineup, composta da Massimo Gori - bassista storico e vocalist -, Luciano Poltini - tastierista, già componente dei L.M. per alcuni anni -, Marco Biggi alla batteria e la giovane violinista Elena Aiello.
 
Il fulcro del loro set è la presentazione dell’album “Paganini Experience”, uscito nell’occasione in edizione limitata, con l’obiettivo di una riproposizione completa a partire da settembre.
Di questo nuovo lavoro scriverò dopo attento ascolto, ma l’impatto live è stato davvero positivo.
Scaletta dedicata quindi al nuovo disco - dedicato ovviamente a Niccolò Paganini -, presentato assieme a pezzi classici del gruppo, con estrapolazioni dallo storico “Aquile e Scoiattoli”…. ma non solo!
 
La proposta mi pare davvero godibile, e la contaminazione tra rock e classica a cui abbiamo assistito ha toccato punti elevati.
 
Un plauso particolare a Elena Aiello, perché riuscire a calarsi nella parte, all’interno di un concetto musicale lontano dalla propria estrazione - e mi riferisco meramente all’elemento anagrafico -, non mi pare cosa semplicissima.
Purtroppo non ho la testimonianza video di “Hoedown”, di emersoniana memoria, con un duetto tra violino e tastiere da brivido, che bene avrebbe riassunto il mio pensiero.
Posso invece proporre gli ospiti dei Latte Miele, i Cluster, gruppo vocale genovese a cappella, capaci di regalare un momento di forte intimità.
 
Confortante sapere che il progetto nasce con l’idea della continuità nel tempo, come ha raccontato Gori alla fine del set.
 
 
 
 
A chiudere La storia dei NEW TROLLS,ovvero Vittorio De Scalzi, Roberto Tiranti, Andrea Maddalone e Lorenzo Ottonello… non credo sia il caso di abbinare nomi a strumenti, nè di tessere lodi infinite di professionisti assoluti… la loro presenza è di per sé garanzia di qualità.
 
Come raccontare una storia così lunga e prolifica concentrandola in uno spazio temporale ristretto? E come realizzare una scaletta che tenga conto del contesto, ma che sia anche rappresentativa di una storia carica di differenti sfaccettature?
 
Ciò che propongono è, ovviamente, al gusto di prog, con il pilastro “Concerto Grosso”, ma esiste una periferia che passa attraverso “La prima goccia bagna il viso” e “Miniera”, passando per “Il treno”, dall’album “F.S.”.
 
Da qualunque punto di vista la si voglia vedere la loro performance colpisce, una miscela di estremo talento e sapienza, un vero viaggio nella nostra storia, arrivando alle radici, ma colpisce la freschezza di ciò che, nonostante sia creazione antica, si materializza sul palco con volto nuovo, a testimonianza del valore assoluto di certa musica, che diventa oro quando a proporla sono veri professionisti.
 
Set pazzesco e grande soddisfazione dei presenti, consci del fatto che certi momenti vanno afferrati al volo e utilizzati per spingere il più lontano possibile certa musica spazzatura che, obtorto collo, siamo costretti a “subire”…
 
 
 
 
Una bella serata di musica, una nuova occasione per la Black Widow Records per dimostrare capacità di azione e dinamismo organizzativo.
Da qui passa la musica di qualità!