IQ – FONTANETO D'AGOGNA (NO), di Evandro Piantelli

Scritto da: MAT2020

Questo utente ha pubblicato 1598 articoli.
 
IQ – FONTANETO D'AGOGNA (NO) 12 OTTOBRE 2019
Di Evandro Piantelli
 
Eravamo alla metà degli anni '80 del secolo scorso ed avevo quasi smesso di seguire il progressive rock, deluso da opere che ammiccavano alle cosiddette “nuove sonorità”, pubblicate da quelli che, fino a pochi anni prima, avevo considerato come “intoccabili”. Basterebbe citare “Abacab” dei Genesis o “Under Wraps” dei Jethro Tull, per non parlare di “Come ti va in riva alla citta?” della PFM per fare alcuni esempi. Allora mi ero buttato sul jazz rock, tipo Weather Report, e continuavo a seguire il genio assoluto Frank Zappa. Una sera però, in un pub di Pietra Ligure, il proprietario ha messo in sottofondo della musica che mi ha ricordato i miei primi amori, ma che mi era del tutto sconosciuta. Il pub si chiamava Barone Rosso ed era gestito dal mitico Fabrizio Cruciani, il quale, visto il mio interessamento, mi ha subito regalato delle musicassette con pezzi della New Wave Of British Prog.
Inutile dire che il mio amore è immediatamente rifiorito e, da allora, i dischi di questi gruppi non possono mancare sui miei scaffali (a fianco, naturalmente, di quelli dei famosi mostri sacri).
Una delle band più interessanti della NWOBP mi parvero fin da subito gli IQ, che, in questi oltre trent'anni non ho mai smesso di seguire, partendo dai lavori dei primi anni '80 ricchi di tinte dark, proseguendo con la svolta quasi new wave di qualche anno dopo col nuovo cantante Paul Menel (“Nomzamo”, del 1988, secondo me rimane ancora un disco bellissimo), fino all'apparente scioglimento all'inizio degli anni '90. Ma quando credevamo che tutto fosse finito, ecco il ritorno di Peter Nicholls e la pubblicazione di “Ever” (1993), uno dei loro capolavori. Da allora il gruppo non ha mai smesso di regalarci dischi di altissimo livello e a tenere applauditissimi concerti, seppur (in entrambi i casi) in numero piuttosto limitato. La band inglese deve però amare e molto l'Italia se è vero che quasi tutte le volte che è in tournée cerca di includere almeno una data nel nostro Paese. Non fa eccezione il tour che è seguito alla pubblicazione del nuovo album “Resistance”, uscito alla fine di settembre di quest'anno.
Il (mini) tour italiano degli IQ ha incluso due date, la prima a Roma e la seconda (organizzata da Ver1 Musica) al Phenomenon, un bel locale di Fontaneto D'Agogna, in provincia di Novara, dove erano presenti circa 500 fan venuti dal tutto il Nord Italia, dalla Svizzera e dalla Francia. La formazione salita sul palco del Phenomenon era composta da Peter Nicholls (voce), Mike Holmes (chitarre), Paul Cook (batteria), Tim Esaù (basso) e dall'acquisto più recente, Nei Durrant (con la band dal 2011). Il concerto si è aperto con un brano tratto da Resistance, la breve Alampandria. Ma chi pensava (come il sottoscritto) che il concerto sarebbe stato composto quasi esclusivamente da brani dell'ultimo lavoro è stato piacevolmente sorpreso, perché la band, pur non trascurando il disco più recente, ci ha proposto anche tante chicche del passato. Infatti, subito dopo ecco l'oscura From the outside in (2014) e l'intrigante Sacred sound (2004).
La band è parsa subito affiatatissima e le esecuzioni dei brani sono risultate sempre ricche di grande pathos, nonostante il raffreddore che assillava il cantante, il quale però ha tenuto duro e ci regalato una performance superba. Ma ecco arrivare un altro pezzo nuovo, la stupenda Shallow Bay (uno dei brani più coinvolgenti dell'ultimo disco), seguita dal The road of bones (pezzo dalle tinte forti dall'album omonimo del 2014, reso ancora più inquietante dalle immagini proiettate alle spalle del gruppo). Il concerto è proseguito con altri due pezzi nuovi, l'interessante Stay down e For another lifetime (il pezzo tratto da Resistance che mi ha “catturato” di più), seguiti da Ryker Skies e da Frequency (entrambi del 2009). Ancora la produzione più recente con A missile (pezzo che la band propone in concerto già da qualche tempo), seguita da Until the end (2014) e da Further away, brano tratto di “Ever” (1993), poco eseguito dal vivo, con il quale la band chiude (ma solo momentaneamente) il concerto.
La voce di Nicholls è stata pericolosamente vacillante nelle ultime strofe del brano conclusivo e molti temevano che gli IQ non concedessero bis o lo facessero solo in chiave strumentale. Invece ecco tornare tutti sul palco per una versione da brividi di Subterranea (1997), col pubblico tutto in piedi ad esultare e battere le mani e poi con la fantastica Awake and nervous (praticamente il pezzo che me li ha fatti conoscere più di trent'anni fa) tratta dall'album d'esordio del 1983, “Tales from the lush attic”.
Strepitoso concerto di oltre due ore con i pezzi nuovi che si sono inseriti meravigliosamente nel repertorio più consolidato della band, a rappresentare una continuità artistica che ha pochi uguali nel panorama musicale. Lunga vita agli IQ e in bocca al lupo per il loro ultimo lavoro, nell'attesa del 2021, quando la band festeggerà il quarantesimo anniversario, per il quale sono annunciate ghiotte sorprese ...