The Tube, Savona, 19 -11-2019: Presentazione del concept album ‘Ho più di un amo nello stomaco’, di Sergio Pennavaria

Scritto da: Athos_Enrile

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Dopo un rinvio di qualche giorno legato al maltempo, il cantautore Sergio Pennavaria riesce a presentare, in quella che ormai è da anni la sua città, Savona, la versione integrale del suo nuovo album, “Ho più di un amo nello stomaco”, di cui ho parlato recentemente.

A dire il vero gli aspetti meteorologici non sono migliorati, ma ciò non ha impedito a il The Tube - storico locale savonese, da poco rinato col nuovo nome -, di presentare un numero significativo di spettatori, nonostante la scelta di un giorno insolito, il martedì (19 novembre).
Dopo aver fruito dell’arte di Pennavaria relativamente al lavoro in studio, ero curioso di vedere la resa dal vivo, anche perché, nell’occasione, molti dei musicisti che hanno collaborato al progetto erano insieme sul palco, cosa non certo facile da realizzare.
Pensi alla figura del cantautore tradizionale e lo immagini solo, con la sua voce e una chitarra, capace di intrattenere un pubblico di nicchia in un modus intimistico, ed è quello che probabilmente ha caratterizzato molte situazioni solitarie di questo musicista siciliano, per molto tempo in giro per le vie italiane a far gavetta. E poi l’approdo a Savona, un primo album, ed uno successivo, ad una distanza abissale, otto anni.
In un martedì piovoso e cupo, ideale per una serata sul divano, Pennavaria (voce e chitarra) stimola all’azione moltissimi appassionati della sua musica, e raccoglie accanto a sé fior di professionisti che elenco in ordine sparso: Martino Biancheri alla tromba e trombone, Marco Moro al flauto traverso, Max Matis al basso, Giorgio Bellia alla batteria, Lorenzo Piccone e Marco Cravero alle chitarre e l’ospite Matteo Profetto (ukulele e armonica).


 
 
Va da sé che un ensemble del genere sia in grado di affrontare qualsiasi genere e risvolto musicale, perfetto ausilio alla proposta di Pennavaria che, seppur meno “rabbiosa” rispetto al passato, presenta una grande varietà espressiva, che tocca il blues, il jazz e differenti culture ed etnie.
Il nuovo album viene sviscerato, e tra un episodio e l’altro le “didascalie” vocali di Sergio introducono ad un mondo che va letto e compreso, tenendo conto che non è peculiarità tipica del cantautore quella di presentare la propria visione attraverso un concept album.
I siparietti divertenti non mancano, e l’impressione è quella di essere al cospetto di un branco di amici, sicuramente di alto lignaggio musicale, ma ben disposti alla condivisione e al divertimento. E d’altro canto, se così non fosse, sarebbe davvero complicato trovare spazi e situazioni logistiche favorevoli a simili avvenimenti.
La serata scorre via veloce, tra un arpeggio e un virtuosismo, con ritmi cangianti che ci portano in viaggio, lo stesso che ha sicuramente toccato più volte l’autore.
Una seconda parte di serata è dedicata ad alcuni brani del primo disco, ed è in questa sezione che si arriva a proporre un lungo blues che permette margini di contenuta improvvisazione.
Un concerto di classe, fatto di contenuto, estetica e convivialità… ecco i quindici minuti che sono riuscito a catturare…